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Il tabacco

Gli inizi della coltivazione

La piantagione del tabacco nei territorii di Sassari si cominciò forse verso la metà del secolo XVI, e il prodotto essendosi riconosciuto di gran bontà si continuò con molto studio, e prosperò mirabilmente, massime che non fu posta alla vendita nessuna proibizione, come ricaviamo dall’indice già citato, dove sotto l’anno 1675 è cenno d’una deliberazione sopra il suo smercio, nella quale fu deciso che se la città poteva imporre sida o gabella (cioè tassa sopra la vendita) sul tabacco non poteva estancarle, cioè proibire ad alcuno di venderlo.

Mancando forse per la dissipazione e distruzione delle carte, che si fece nella sedizione del 1781, ogni altra memoria sopra questo importante articolo dell’industria agraria di Sassari, però non possiam rispondere a certe questioni ; non pertanto ci par vero che siffatta cultura siasi introdotta per cura del municipio; che esso abbia anticipato per le spese agli ortolani, che presero a praticarla, e fatto mostrare l’arte della manifattura, e che sopra questo si fondi il diritto suaccennato del municipio d’imporre dazio sulla vendita.

Dunque almeno sino all’anno 1673 non vi fu né privativa di coltivazione, essendo lecito a tutti gli ortolani di esercitarla; nè privativa di manifattura; nè privativa di vendita; perché se era lecito a tutti di venderlo era pur lecito di manifatturarlo, e la città non esercitò che il diritto di dazio.

L’istituzione delle attuali regalie sopra il tabacco data dal 1716, sotto il governo d’Austria, quando per arricchire il tesoro d’una entrata considerevole, abolivasi l’antica libertà e riserbavasi al fisco l’acquisto, la manifattura e il traffico del medesimo: il che non si potè fare senza grandi commovimenti, perché i cittadini di Sassari, da’ quali molto perdevasi, per questa gravezza levarono rumore, e la sedizione tanto increbbe, che il vicerè, conte dell’Atalaya, dovette portarvisi con l’esercito per campeggiare la città. Ma meglio che le armi avendo valuto la prudenza del marchese di Almenara, capo di quelle truppe, si venne a patti, e la città si assoggettò alla nuova legge sotto la condizione d’un compenso della perdita che faceva del prodotto della suddetta gabella.

Il compenso fu di scudi annui ottocento, che le finanze versarono nella cassa civica dal fondo de’ tabacchi, finchè non fu pagato il capitale di scudi sedicimila.

Abbiam notato grande la bontà del prodotto, ed è cosa notoria che le foglie scelte di Sassari non cedono in nulla ai tabacchi migliori di Spagna e della Turchia, e superano di gran lunga quelle del regno di Napoli, e di altre contrade d’Italia.

Questa piantagione si fa nell’aprile, e matura nel luglio. La raccolta è copiosa sempre quando nel giugno abbiasi opportunamente la pioggia. Nei tempi passati portavansi all’appalto regio da tre in quattromila cantare di foglie; ma dopo le gravi vessazioni fiscali n’è di molto diminuita la quantità. Nel 1816 appena entrarono nei magazzini della fabbrica quattrocento cantare; nell’anno seguente molto meno, perché essendosi rinnovati gli antichi regolamenti dall’intendente Bottone, regolamenti perniciosi, che non furono mai osservati, pochissimi fecero questa cultura, gli altri si astennero per non subire una perdita.

Contrabbandieri

Un quinto della raccolta va in potere dei contrabbandieri, e gli ortolani fanno sempre che possono questa frode per guadagnare qualche cosa, essendo troppo bassi i prezzi, a’ quali compra l’appalto, superiori almeno d’un quarto quelli che offrono i fabbricatori clandestini.

ll contrabbando continuò a farsi anche dopo che le finanze fecero i più severi provvedimenti, e posero molti inservienti a sorvegliare. Questi, quando si fa l’estimo delle foglie già mature, se ricevano qualche mancia, lasciano che l’ortolano faccia il suo interesse.

Come si può immaginare, si sottrae un terzo o quarto delle foglie di prima qualità; e avviene da questo che i tabacchi di contraccambio sieno generalmente molto migliori di quelli della fabbrica regia.

Le foglie migliori sono dalle maremme di Sorso, da alcuni territorii di Sennori, e da varie regioni della Nurra. E si trovarono pure ottimi i prodotti delle terre alghieresi, e segnatamente della gran tanca del commendatore Serra, che era stata pertinenza dei gesuiti.

Nel territorio suburbano di Sassari sono molto stimate le foglie delle regioni de’ Cappuccini, di S. Agostino e di Calamasciu.

Ne’ luoghi concimati, se pure il concime non sia molto antico, le piante vegetano con gran lusso, ma danno un prodotto, che resta molto dissotto a quello de’ luoghi naturalmente fertili.

I tabacchi di orti a secco sono sempre di qualità superiore a quelli, che si fanno ne’ luoghi irrigui.

Prezzi delle foglie

Si fa una gradazione nell’estimo della loro bontà, e sono ordinate quattro o cinque qualità, mediante studioso sceveramento, ma non sempre saggio e giusto.

La prima pagasi dalle 25 alle 50 lire per cantaro.; la seconda dalle 20 alle 25; la terza dalle 15 alle 20; la quarta dalle 10 alle 15, ecc. L’ultima, nella quale si mettono le foglie morte, cioè quelle che mancano di ogni forza, pagasi 1. 5.

Anticipate

L’appalto regio suol fare a’ coltivatori tre anticipate, la prima quando piantano, la seconda quando coltivano, la terza quando sfogliano.

Fabbrica del tabacco

Una parte dell’antico collegio di s. Giuseppe, che, come altrove notammo, appartenne già a’ gesuiti, fu poi destinato alla manifattura del tabacco.

La manifattura di Sassari ebbe in ogni tempo gran riputazione presso i tabaccanti. Questi però mossero alti lamenti, quando le finanze sconsigliatamente accettarono il progetto d’uno speculatore straniero, il quale trasportava in Cagliari la manifattura, e a’ metodi tradizionali dell’arte sassarese, che aveano dato ottimi prodotti, sostituiva la pratica di fabbriche estere; ed erano giusti i lamenti perché i tabacchi erano malamente manipolati, e non aveano più il gran pregio della purezza, per certe materie estranee, che vi si mescolavano.

Questo fatto improvvido giovò a’ contrabbandieri, i quali lavorarono e lucrarono molto, perché tutti voleano avere tabacco di contrabbando, e non faceano meno degli altri quelli che erano ne’ primari officii delle finanze.

Fu tolto poi il divieto di fabbricarne in Sassari ; ma l’antica pratica non si potè ancora ristabilire, e or si lavora male non solo in Cagliari, ma  anche in Sassari, con discapito delle finanze e con lucro de’ contrabbandieri, perché molti compran più volentieri il tabacco di contrabbando, che quello di regalia.

Si fabbricano diverse qualità di tabacchi: il sopraffino, che dicesi manojos, il fino, che appellano senziglio, quindi altre due qualità più o meno grossolane. Per il tabacco sopraffino e fino si scelgono le foglie migliori degli orti a secco. Le punte delle foglie superiori forniscono la farina per il tabacco sopraffino. Le altre foglie scelte danno il senziglio, e siccome queste possono essere di differente grado di bontà, però anche nel senziglio sono diversi gradi di bontà, o qualità.

Le foglie di orti irrigui davano qualità inferiori di bontà, sebbene le farine avessero molta finezza.

Delle parti grosse rifiutate dagli stacci fini formansi tabacchi di inferior qualità, i quali sono di maggiore o minor bontà, secondo la bontà delle foglie, onde provengono.

Manifatture clandestine

Anche in queste si scernono le foglie nello stesso modo, ma spesso con più cura che facciasi nella fabbrica regia. Impiegavansi in queste operazioni non solo quei che lavoravano per il guadagno, ma anche alcuni che voleano aver a proprio uso un tabacco di tutta bontà, i frati e fino le monache. Il fisco agitavasi per impedirli e spaventarli; ma ottenne poco. Si faceano visite, si confiscavano macine, stacci e altri utensili, si imprigionava, si multava; e non pertanto continuava il contrabbando, la manipolazione, la vendita, perché da questa industria molti traevano la sussistenza.

Le farine stagionate danno un ottimo tabacco, massime dopo che per l’umido atmosferico o marino abbiano sufficientemente fermentato al sole o al tepore continuato del concime. ll tempo dà bontà a’ tabacchi, come dicesi, ed è vero, che quanto più invecchiano tanto più piacciono. Ho saggiato un tabacco di cento dieci anni, e non si può gustare nulla di più voluttuoso. Ed è voluttuoso lo stesso profumo che esala dalla scatola.

Prodotti di cento libbre di foglie. La farina di tante libbre di foglie dopo la stacciatura discernesi in libbre 60 di tabacco fino, in 15 di tabacco inferiore, e 19 oppure 20 di tabacco d’ultima qualità.

Perdonsi o cinque o sei libbre in volatiglia o voladia, come dicesi la polvere più tenue che perdesi nell’ambiente. La prima qualità vendesi a ll. 3,50 in Sardegna, e al doppio in Piemonte (? ? ! !), la seconda a ll. 1,16, la terza a ll. 1,4. Il manojos però pagasi anche in Sardegna sei o sette lire la libbra.

I contrabbandieri vendono tabacchi migliori a prezzi minori.

Sarebbesi potuto raffinare il prodotto più prezioso raccogliendo le più tenui e volatili de’ tabacchi più fini, e formando un tabacco eguale al Siviglia, e si sarebbe potuto fare senza dispendio volendosi ben poco per l’apparato necessario; ma gli uomini delle finanze non sono mai stati molto intelligenti in quell’industria, nè molto studiosi del suo progresso e miglioramento. Se i tabacchi fini di Sassari, quali si manifatturavano, non erano molto lontani dal pregio del Siviglia, è ragionevole di presumere che l’avrebbero raggiunto con una nuova e non molto dispendiosa operazione.

Si introdusse dall’accennato speculatore forestiere la manifattura del rapato; ma nè pure in questa riuscì felicemente.

Le foglie sarde sono molto gradite per bruciarle in sigari o nelle pippe, e se sieno stagionate non cedono in bontà alle migliori che si pregiano.

Ritorno sul poco senno economico degli amministratori. Se questa coltivazione si permettesse a tutti e si favorisse ne’ luoghi di clima più propizio, lo Stato che compra dall’estero per due milioni di lire all’anno, potrebbe a minor prezzo provvedersi da questa provincia, e il denaro che va ne’ mercati stranieri circolerebbe nel paese.