Botteghe di salamai. Ve n’ha un numero sufficiente, e vi si vendono salami di varie specie, salsiccioni freschi, galantine, strutto di porco, formaggi sardi e stranieri, e tanti altri articoli, ricercati da’ gastronomi. ln alcune di siffatte botteghe vedesi certa eleganza.
Botteghe di commestibili. Sono queste frequentissime in alcune parti della città, e segnatamente nella strada da Porta Rosello a’ carmeliti, nel Cabu di lione e nella via da questo a Carramanna, in questa piazza, in Pian di Castello e in Turritana. Vi si vende una grandissima varietà di articoli, quanto può servire per tavola e per altri bisogni domestici, pane, paste, formaggio, legumi, polenta, semola, olio, aceto, caffè, zucchero, frutta secche, e fresche, pesce bollito o arrosto, lardo, pesci salati, o affumicati, baccalà, tonno salato e oliato, acciughe, sardine, arenghi, bottarghe di tonno o di pesci di stagno, papassine, frittelle, orzo, carbone, legne, scope, e altre cose, riunendosi nelle medesime quanto si sa che possa es sere richiesto.
Botteghe di erbe. Sono esse sparse in tutte le parti, e vi si trova ogni prodotto ortense.
Bottiglie di latte. Si trovano in molti siti e vi si vende formaggio fresco e ricotta principalmente dal novembre all’agosto.
Botteghe di vino. Non vi sono luoghi fissi, ma i proprietarii lo vendono dove hanno la loro cantina, in tutte le parti aprendo bottega gli uni dopo gli altri, e non pochi contemporaneamente. Non si avvisa della aperta vendita altri che i facchini di piazza (li carriaggi), perché sieno banditori della bontà e del buon prezzo; e mettesi per insegna la pianta sacra a Bacco, l’edera. Non comprano soli quelli che non abbiano vigna, ma anche quelli che hanno le cantine piene, perché per timore che prendendosi da una botte a poco a poco, secondo il bisogno, possa il vino depravarsi, non l’aprono se non per vuotarla tutta di seguito.
I prezzi sono così bassi, che anche i poveri se ne possono empire fino alla gola; ma rare volte si vede un ubbriaco.
La vendita si fa da alcune donne per certo prezzo.
Liquorerie. V’hanno in molti punti botteghe di liquori, dove nel primo mattino è gran concorso di contadini e di tutti i generi di lavoratori, che bevono l’acquavite e l’anicetta per riscaldarsi lo stomaco, come essi dicono, prima di uscire in campagna, o di andare al lavoro. La stessa frequenza ricorre nelle notti di veglia e nel carnevale. Tra il giorno non mancano avventori per l’anicetta e per liquori più fini. Vi sono circa 50 botteghe, e alcune parate con qualche eleganza.
Dolceria e caffè. Generalmente nelle botteghe di caffè si vendono dolci di tutte le maniere, e dolci fini a somiglianza di quelli che si fanno in Genova.
La pasticcieria non è però così varia, come in altre parti. In Sassari e altrove sono molto lodati i biscottini delle monache di s. Elisabetta.
Tra questi sono di maggior uso i torroni, de’ quali comprano tutti e fanno regali in certe feste, come per s. Nicola, il Natale, ecc. Ve n’ha di una gran delicatezza.
Vedonsi molti caffè di grande eleganza e ben serviti, nei quali si danno anche sorbetti e gelati, ma solo nella stagione calda.
Ogni caffè ha annessa la sua liquoreria e un assortimento di vini gentili, sardi ed esteri, e birra.
Ristauranti. Questo comodo non trovasi, che ne’ pochi alberghi, che vi sono aperti.
Alberghi. L’ospitalità che facilmente concedevasi ed a’ sardi ed a’ forestieri per amicizia, per raccomandazione ed anche per solo sentimento di benevolenza, non lasciò sentire per gran tempo il bisogno di questi stabilimenti; epperò non era da stupire che in Sassari, come in Cagliari ed altrove, i forestieri che volevano restare in loro libertà nei pochi giorni di soggiorno, non trovassero quelle comodità che si avevano negli altri paesi d’Italia, o le trovassero più scarse. Ma essendo cresciuto il numero dei forestieri nell’agevolezza attuale delle comunicazioni col continente, si cominciò a provvedere al loro comodo, e sono già in Sassari quattro alberghi, nei quali si alloggia e si ha buona tavola.
Questi alberghi sono posti, uno presso porta Castello nelle case nuove; l’altro nella contrada che dicono della Insinuazione; il terzo nel vicolo di G. Maria; il quarto nella piazza in casa Torchiani.
Il pranzo, abbondante di pietanze buone, costa lire 2, o 2 50. 1 forestieri che vengono da Portotorre o dalla Sardegna meridionale, molti impiegati e ufficiali della guarnigione, vi frequentano; ma accade talvolta in grande affluenza di gente che manchi il luogo.
Osterie e trattorie. V’hanno molte osterie per gente volgare da piedi e da cavallo dentro la città, dove si riposa e si mangia a prezzi molto discreti. Le trattorie sono in maggior numero.
Le cantine de’ particolari si cangiano in bettole mentre si fa la vendita del vino, perché i facchini e altre persone della plebe vi fan colezione, merenda e cena.

