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Pischetteria

Il mercato de’ pesci fu separato da quello delle carni fino al 1541, quando si chiusero i portici, ne’ quali solea farsi la vendita di questo genere. Allora uno stesso luogo servì per le carni e per i pesci, e continuossi sino a poco tempo in qua, che si edificò un mercato particolare prossimamente alla beccheria e nello stesso disegno col comodo di un sotterraneo per conservarvi i pesci.

Siccome questo locale non è ampio a sufficienza si distenderà in sull’antico giardino de’ frati carmelitani.

Il mercato de’ pesci è d’ordinario abbondevolmente fornito di pesci di mar vivo, di stagno e di fiume.

Il pesce di mar vivo, si porta in massima parte dall’Alghiera e da Portoferro, e in molto minor quantità da Castelsardo e da Portotorre.

Il prezzo delle specie più stimate e fine di rado sorpassa i cent. 40 alla libbra.

Il pesce di stagno portasi dalle peschiere oristanesi, e dalle acque degli stagni di Platamona e di Pilo.

Il prezzo del pesce d’Oristano, che è molto pregiato, non può sorpassare i cent. 30.

Il pesce di fiume, anguille e trote, viene da’ dipartimenti d’intorno, e in gran quantità dalle acque del fiume Termo. Il prezzo suol essere eguale a quello indicato per li pesci di stagno; si eccettua la saboga, specie fluviale molto gradita, e poco comune, la quale talvolta pagasi sino a ll. 1.10 la libbra.

Di pesce di mar vivo si possono vendere all’anno da cantara 4,000 per scudi 20,000, l. 100,000, di pesce di stagno cantara 2,500 per scudi 5,000, l. 20,000, la massima parte di questo portasi dagli stagni suddetti in grandi cestoni sul basto, o in carrettoni.

Nel secolo XVII non pagavasi gabella per i pesci; poi nel 1642 fu posto un dazio di soldi sardi 20 per ogni carica di pesce di Oristano per la ristaurazione del Rosello, il quale cedevasi nel 1674 alla sacristia delle monache cappuccine.

Questo dazio fu poi abolito finchè nella riforma de’ dazi civici nel 1828 fu stabilito il diritto per ogni cantaro di pesce di qualunque specie a soldi sardi dieci, eguali a lire nuove 0.96.

Essendo il mare sardo ricco di molte specie di pesci, quasi tutte si trovano una volta o l’altra nel mercato di Sassari: ma stimansi di più le palaje, le triglie, i pagelli, i lupi che spesso sono di gran corpo, ec.; i giarretti dell’Asinara, che sono molto stimati, e alla sua stagione i tonni. Qualche volta si ha carne delle grandi testuggini che sono nelle acque dell’Asinara. Le alagoste sono poco stimate. Le sardelle sono copiosissime, ma le mangia solo la plebe. Abbondano le arselle, le patelle, le ostriche e i così detti rasoi, il riccio, le conchiglie di fiume, tra le quali sono più pregiate quelle d’Alghero.