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Frumentaria

Dicevasi così un gran magazzino presso porta Macello, dove in altri tempi tenevasi in riserva una certa quantità di grano, la quale quando vi era pericolo di scarsezza si macinava, o si vendeva le farine a prezzi modici, o lo panizzava.

La frumentaria aveva un capitale e un’amministrazione tutta propria.

Questo grano compravasi da certi villaggi, i quali erano obbligati a venderlo alla città, così come altri villaggi erano obbligati a Cagliari, all’Alghiera, ecc. Se non occorrea di venderlo fra l’anno prima dell’altra raccolta, quando questa era imminente, si caricava a’ proprietarii o s’imbarcava per poter fare un’altra incetta di grano nuovo. Quest’incetta dicevasi inserru, o in forma spagnuola encierro.

L’obbligo di molte ville di vender certa quantità di grano alla frumentaria di Sassari rimontava all’anno 1362, quando il re di Aragona per assicurarsi la possessione di Sassari la fortificava col  denaro, che avea ricevuto da Berengario Carroz in prezzo di alcuni feudi vendutigli, e perchè non si difettasse mai di vettovaglie comandava, che tutti gli anni si portasse dentro la città e si conservasse una certa quantità di frumento.

La quantità di frumento solita incettarsi era di rasieri 1500. Se eravi timore di carestia se ne comprava in maggior quantità.

Nel 1595 si stabiliva dal municipio che fosse tenuto nel completo il capitale della frumentaria, e che i guadagni servissero per le paghe ordinarie. Il clavario rendea ragione della crescimonia nella ragione del 2 per 00, e potea giovarsi del resto, che era un tre per cento.

Nel 1609 la frumentaria fu soccorsa con l. sarde 22 mila, che il municipio avea preso a censo. Nel 1615 per la mala amministrazione i fondi erano già ridotti a l. 13 mila.

Se non era fatta l’incetta della frumentaria e non se ne presentava un certificato, non davasi licenza di esportazione di grani da Portotorre, come consta da una carta del 1659.

Qualche volta non potessi far intera l’incetta, perchè, non trovandosi venditori particolari, mancava la porzione di alcune delle ville infeudate alla frumentaria, e mancava per certe composizioni in denaro, che lo stesso municipio avea fatto con quei villici, come si legge in una memoria del 1667.

Del grano de’ magazzini del municipio, nessuno potea disporre, come era espressamente ordinato in un privilegio del re D. Pietro d’Aragona, per qualunque pretesto, anche per ragione di real servigio, poste pure pene gravissime contro quelli che operassero altrimente.

Prendendosi per la frumentaria il grano delle ville dovea lasciarmi il necessario per i tre ultimi mesi, precedenti alla raccolta, a ragione d’uno starello e mezzo per bocca.

I fondi della frumentaria mancarono due volte, la prima verso la fine del secolo scorso, la seconda nella fatale carestia del 1812. Risorge nel 1826 con fondi imprestati, ma poco dopo si vendeva tutto per la ristaurazione della beccheria, e non si pensò più a rimetter questo deposito. Or ne’ casi di pubblico bisogno provvede il municipio co’ fondi ordinari.

Noteremo qui che il fondo della frumentaria era soggetto ad un censo in favore del collegio canapoleno impiegato nel ristauro del porto di Torres. Quando quest’amministrazione risorse con fondi non propri i gesuiti che presiedevano al collegio suddetto, mossero lite acanitissima al municipio, la quale dopo molti anni fu decisa dal popolo, quando nel 1848 li cacciò.

Fu D. Giovanni Sasso, vice-regio delegato del municipio di Sassari, e gran fautore della compagnia di Gesù, che procurò la restaurazione della frumentaria, e così pose la condizione dalla quale pendeva il pagamento delle pensioni per contratto con gli antichi gesuiti. Era quest’uomo veramente rispettabile per senno e per dottrina; ma in questo rispetto non possiamo lodarlo perchè conoscendo le carte della città e quelle de’ gesuiti, che avea potuto vedere essendo capo della commissione creata per l’ammessione de’ medesimi, fece prova di poca delicatezza. Lo spirito religioso essendo in lui più energico, che il patriotismo provvide meglio agli interessi della compagnia, che alla causa pubblica.