Non sono molti anni che faceasi mercato nelle due principali piazze della città, in Pian di Castello, e nella Carramanna, dove si radunavano i villici ed esponevano in vendita le loro derrate, pane, semola, pollame, uova, frutta, e grandissima varietà di altri articoli. Quelli che entravano da porta Castello si disponevano nel primo luogo: quelli che entravano da Porta Macello stavano nel secondo, ed eravi gran concorso dal primo mattino sin all’ora di mezzogiorno, quando le due piazze restavano evacuate dall’ingombro.
Presentemente si vende a porta Rosello, finchè non sia accomodato all’uso del mercato lo spazio , dove i frati carmeliti aveano i loro giardini. Nel marzo, aprile e maggio, i sorsinchi, sennoresi e alghieresi portano e vendono per le strade i palmizi , cioè i grossi germogli della pianta così detta, de’ quali è tanto ghiotta la povera gente, che non se ne consumeranno nella stagione meno di 600 mila, pagandosi sovente centesimi 5 per due palmizi delle maremme di Sorso e Castelsardo, e un poco di più quelli che si hanno dalla maremma dell’Alghiera, perchè migliori.
Quando faceasi mercato nelle due principali piazze della città, in Pian di Castello, e nella Carramanna, vi si radunavano molti villici coi cavalli carichi di grano, e dovevano restarvi sino alle undici per vendere a’ cittadini, e se i negozianti compravano prima di quell’ora v’era una multa. Ora sono tolte tutte le restrizioni.
Dalle stesse regioni si portano le spazze che formansi con le foglie del detto palmizio, e anche quest’articolo è più stimato provenendo dall’Alghiera, che da Sorso e Sennori.
Questi articoli si portano in vendita per le strade. Nella medesima stagione vendesi da’ sorsinchi, e da’ moresi e ozieresi la Tùvera; ma con più vantaggio per i secondi, che per i primi, perchè stimasi più quella della regione sabbionosa della Tola, che la prodotta nelle arene sorsinche.
Si trae dal suolo, dov’è profonda di tre o quattro dita, talvolta all’indizio d’un fiorellino giallo di tre foglie a piccol stelo, frequentissimo nelle spiaggie, e trovasi di varia grandezza e forma, come ne’ tartufi piemontesi, con colore cinerino, che volge al giallognolo, e appare quasi nero quando il terreno sia stato umefatto dalla pioggia. Non ha un sapore proprio, o quello solo della fecola, per cui può dirsi insipido, e non sente di nulla all’odorato, sebbene ad alcuni parve di aver sentito un lieve profumo, che assomigliano alla specie subalpina. Per questi due caratteri i botanici non l’hanno ordinato sotto il genere in cui sono i tartufi subalpini (le trifole), ma ne hanno fatto un nuovo genere, e postolo primo sotto il medesimo.
Le tuvere più stimate sono quelle che appajono ricoperte da una cotenna liscia. Nella massima parte di questi tubercoli essa è penetrata da molta sabbia, che dà gran fastidio alle cuoche per levarla, e che non mai si toglie intieramente, se non si pela bene col coltello.
Si cucinano variamente. In Moras , dove abbondano le anguille , delizia dei ghiottoni, si accomodano a intingolo delle medesime, e in primavera si adoprano in pari modo su la carne del montone. In Sassari si soglion friggere con burro o con olio vergine, e danno una pietanza che scusa le migliori fritture di testicoli di montoni: sovente si accomodano cosi fatte con salsa di acciughe.
Di lumachette (gioga minudda), di lumaconi (gioga grossa o coccóitu) e di quella specie che dicono la monza si fa in Sassari una immensa consumazione. Di lumache grosse e di monza se ne porta grandissima copia dai sorsinchi e sennoresi, e anche da altri villici, e specialmente la seconda specie. Le lumachette si raccolgono nello stesso territorio di Sassari, dove si moltiplicano prodigiosamente, dalle famiglie campagnuole, che custodiscono i predi, e non saranno meno di 1,200.
Le donne de’ villaggi circonvicini a Sassari portano giornalmente gran quantità di pollame. I prezzi sono comunemente moderatissimi. Vendesi una gallina da’ 14 a’ 20 soldi italiani, un pollastro da 6 a 10, i colombini a soldi 24 il pajo. Gli uccelli acquatici sono a prezzi molto bassi.
Il selvaggiume grosso rare volte trovasi in vendita, il minuto è più frequente, come l’uccellame, pernici, tordi, colombi, anitre, folaghe ec. Le pernici si comprano a cent. 50 il capo, e i tordi infilati in numero di 8 ad altrettanto prezzo e anche maggiore, se non ne sia scarsezza.
Il cinghiale, il daino, il cervo ha un prezzo vario, secondo le circostanze.

