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I Candelieri

Il principio di questa solennissima cerimonia popolare è indicato dal cav. P. Tola (lett. del 1828 riferita nell’almanacco sassarese del 1855) dopo la pestilenza del 1580, quando, come egli dice, si sviluppava in Sassari, in sul bel principio d’aprile, una orribil peste, la quale dopo aver mietuto 20mila vite, cessò nel 14 d’agosto dello stesso anno; nelle quali asserzioni non è però molta esattezza. Crederò che per error tipografico leggasi l580 in vece del 1582, nel qual anno sviluppossi in Alghero la peste, e vi persistette per sei mesi; ma non posso non rifiutare l’asserzione della propagazione del contagio in Sassari; mentre non si trova nessun cenno di questa disgrazia nell’indice delle cose notevoli dei libri e registri di consolato della città di Sassari , compilato nel 1687; anzi si legge che la città fece insieme con gli altri luoghi principali del Logudoro molte spese per preservarsene; e in altra parte è accertato per alcuni documenti, che il V.R. , come seppe l’apparizione di quel malore nell’Alghiera, venne subito in Sassari per provvedere da vicino a ciò quel contagio non si diffondesse negli altri popoli: come fece circonvallando con opera sollecita il luogo infetto dalla parte di terra, e tenendolo nel tempo stesso bloccato dalla parte di mare, perché nessuno potesse escire nè dalla parte di terra, nè da quella di mare.

Prescindendo dalla data, e considerando le circostanze notate dal Tola della pestilenza, la quale diede occasione al voto, il contagio che tolse a Sassari (e alle sue dipendenze) 20mila anime, fu quello che si sviluppò dopo l’invasione francese del 1527, nella quale morirono, come porta il suaccennato indice, 20mila persone, restandone sole 3mila (murieron 20 mil personas; quedaron 3 mil): epperò se in tanta mortalità fu fatto il voto , allora questo dovrebbe riferirsi all’anno 1527, e se veramente fu posteriore e deve riferirsi al XVII lustro del secolo XVI , allora converrà dire che il municipio coi corpi delle arti facessero questo voto per esser liberi dal flagello, come ne restarono liberi per le precauzioni, che il V.R. seppe prendere a tempo.

I collegi d’arte, che fecero il voto insieme coi consoli , furono i massari (agricoltori), pastori, muratori, calzolai, ortolani, conciatori, sartori, mercanti.

Era il voto di offrire ogni anno alla Vergine Assunta nella vigilia della solennità tanti cerei di cento libbre ciascuno coi candelieri, perché ardessero intorno al suo feretro; e per molti anni si compì il voto, come doveasi; poscia, nè si sa in quale epoca, si portarono processionalmente con la stessa solennità i soli candelieri, formati in colonne con base e capitello, e si disponevano intorno al giacente simulacro, finchè, non ha guari (non è passato molto tempo, ndr), si piantarono di nuovo sul capitello delle colonne i cerei.

In questa cerimonia popolare ogni gremio, o collegio di arte, è preceduto dal tamburo e piffero. I massari godono di questa distinzione che portano nella casa del municipio la loro bandiera per collocarla nel balcone, e averla poi nel momento della partenza riconsegnata in pubblico dai consoli.

La processione comincia da s. Catterina, dove si adatta alle colonne il capitello indorato, adorno di gran numero di banderuole di orpello, e di seta variamente tinta, e si attaccavano in altro tempo cordoni serici, poscia dei nastri di vari colori, lunghi, quali più, quali meno, da 20 a 40 e più metri, aggiungendosi sovente più pezze. I nastri serici sono tanti, quanti i membri dei collegi, che sono in gran numero, essendo tutti obbligati ad intervenire alla cerimonia, e in altro tempo essendosi posta una pena contro quelli che si assentassero senza buona causa, e ordinato nel 1620 contro quei mercanti , dai quali non si tenesse il cordone, che non potessero concorrere negli officii di città, e non godessero di certi diritti, come si vedrà in appresso.

Se tra’ diversi gremi sorgessero delle questioni o per precedenza o per altro, era lì un tribunale, composto di un assessore della Reale Governazione, e di due consoli col segretario civile, il quale giudicava perentoriamente sulle medesime.

Il candeliere de’ massari, che resta l’ultimo, era seguito dal corpo municipale con. tutti gli officiali civici, dei quali si farà poi parola.

Quando questa processione è già bene spiegata dalla chiesa di s. Catterina in giù per la piazza, allora si ha un colpo d’occhio magnifico, nelle due file delle case, che fiancheggiano la strada, e nelle finestre, parate di splendidi tappeti, e gremite di gente, dove sono in primo ordine le donne messe in gala; nella strada tutta stivata di spettatori, dove però è aperto abbastanza di spazio al passaggio de’ candelieri sostenuti da facchini, i quali si ricambiano; e nel gran numero dei nastri, che sono tenuti dai membri delle arti avanti e dopo il candeliere, altri più, altri men distesi, e fanno coi loro moltiplici colori una sorta di vaghissima irradiazione. Basti questa rapida pennellata: chi voglia saperne meglio legga la succitata lettera del cav. P. Tola.

La processione dopo percorsa la lunga contrada della piazza volge verso la chiesa di s. Maria di Betlem, dove arrivando successivamente le compagnie delle arti si dispongono in bell’ordine per dare il passo al candeliere degli agricoltori, coronato nel capitello di scelte spighe, e susseguendoli dispongono i loro candelieri intorno al simulacro della B.V. adorno di molti giojelli, tra’ quali primeggia una salutazione angelica, formata con perle di notevole grandezza, donate dall’ultimo marchese di Oristano il famoso e infelice Leonardo di Alagon, e di altri ricchissimi fregi, che furono donati dalla piissima dama D. Angela Cardona, benefattrice generosa de’ frati di quel convento.

Quando il popolo che già riempiva la città, sia tutto radunato intorno a questa chiesa, può un forestiero formarsi una giusta idea di quello che sono le grandi feste popolari della Sardegna, e ammirare le danze e udire i canti che si prolungano alle tarde ore della notte, e si protraevano anche più in altri tempi, quando nella notte della vigilia dell’Assunta il corpo consolare, come patrono di questa chiesa, facea l’inventario delle suppellettili della medesima.

Ergevasi allora un gran padiglione nella piazza, e i consiglieri ed ufficiali civici, che dovean fare l’inventario, vi si radunavano nella notte a cert’ora; già che la chiesa ed il convento era chiuso. Radunati prendevano una piccola refezione per causa del digiuno, e quando suonava la mezzanotte, allora, apertasi la chiesa, entravano e cominciavano l’inventario.

In questa piccola colezione non si spendeva meno di scudi sei nel secolo XVI , d’onde possiam dedurre che era un trattamento lauto e copioso, del quale doveano partecipare moltissimi de’ principali cittadini.

L’uso di questa colezione continuò sino al 1596, quando fu cangiata in una merenda, che faceasi nella casa di città nella ultima ora vespertina del 15 agosto, prima della corsa de’ cavalli. Trovansi notate nel 1602 e nel 1627 le spese del pranzo e della cena de’ consiglieri, quando inventariavano i beni del convento; ma forse questa revisione avea luogo altro giorno, che in quello della festa.

Costumavasi pure in onore della Vergine, quando il municipio avea giurisdizione sopra i suoi debitori, di concedere a’ medesimi salvocondotto o guidatico di 16 giorni; sicchè quelli, che stavano in campagna per timore di essere imprigionati sino a pagare, poteano ritornare nella famiglia e restarvi sicuri sino alla fine del mese.

Dopo le innovazioni politiche i collegi d’arte han ricusato di portare processionalmente i candelieri; ma è probabile che si ristauri quest’antica cerimonia, che era espressa nel pubblico voto.