N’erano aperte sole quattro, e la quinta fu posteriore di molto all’epoca, in cui il Fara scrivea la sua corografia (1580 in circa) e dava in pochi tratti la descrizione di questa città e delle sue fortificazioni, perché si aprì, dopochè fu compito il collegio di s. Giuseppe intorno al 1614, nella torre che dicevano della munizione, probabilmente per far piacere a’ gesuiti, e per toglier loro ogni ragione di aprire un’uscita dal loro collegio fuor delle mura, come continuarono poi a domandare, perché nel 1655 era decretato di nuovo nel consiglio del municipio che non si consentirebbe che essi aprissero per uscire dalla loro città a loro grado di giorno e di notte.
Porta Castello, prossima alla torre interna del castello a maestrale, nel lato della città contro sirocco, per cui si va a Scala di gioca in un miglio e mezzo. Diceasi prima Porta del capo della città, e anche porta di s. Sebastiano per la vicinanza della chiesa suburbana di questo titolo.
Porta Ulceri, o Uceri, aperta nell’angolo tra il lato che riguardava ponente e il lato opposto a maestrale, per cui si andava a s. Pietro di Silki e dopo un miglio si discendeva verso il fiume al ponte di s. Georgio a miglia 5 nella via all’Alghiera per l’Olmeto.
Porta s. Antonio, anticamente detta di s. Biagio, aperta nel lato contro maestro-tramontana, per cui si andava alla marina in Porto Torre dopo miglia 9 e alla Nurra per la Cruca dopo miglia 7 sino al guado del fiume.
Porta Macello, detta ancora di Rosello, o di Urusello, verso tramontana, donde si prende il sentiero a Sorso, lungo miglia 4.
Porta Nuova, di cui abbiam parlato, portava dirittamente a san Pietro.

