Premi "Invio" per passare al contenuto

Muraglie antiche

La circonferenza di queste non era minore di un miglio e mezzo, e dividessi in molte cortine da frequenti torri. La lunghezza era di mezzo miglio da porta Castello a porta s. Antonio, la larghezza di poco più di un terzo da  porta Macello a porta Uceri.

La sua figura era irregolare e bislunga con cinque lati; uno  contro l’ostro-scirocco nel quale era il castello, e restavano  due torri; l’altro contro il libeccio, dove si vedevano sei torri; il terzo contro maestro con quattro torri; il quarto contro  greco con otto altre torri.

Qui però debbo notare che in principio erano più di  ventisette le torri che furono innalzate; perché nella parte in  contro il scirocco dal castello alla prima torre che si vedeva,  quando non erasi ancora fabbricato fuor delle mura, eravi  luogo per altre due; un’altra fu distrutta quando si eresse il collegio di S. Giuseppe tra la torre Durondola e porta Nuova; anche un’altra a porta Uceri, ed altre cinque tra il castello e la porta del Macello o del Rosello, dove infatti, in dentro della  muraglia, che si trasse posteriormente dal baluardo della  predetta porta al castello, in varii punti si potevano riconoscere gli avanzi dell’antica cinta e le vestigie di alcune torri,  si che in totale le torri di Sassari, non comprese quelle del  castello, non furono meno di 36.

La distanza da una ad altra di esse torri era irregolare,  vedendosi ora maggiore ed ora minore la distesa delle cortine; e se l’architetto abbia avuta la sua ragione per cotesta  disuguaglianza, tal ragione non si può ritrovare da noi.

Le torri sono tutte quadrate, eccettuata la torre Durondola, che trovavasi nell’unione de’ lati siroccale e libecciale,  la quale era rotonda. Vedesi pure molta irregolarità nella loro sporgenza e nell’altezza, alcune sporgendo od elevandosi più, altre meno. Le  più erano mozzate e appena in pochissime, tre o quattro,  restavano i merli.  Anche le mura sono variabilmente elevate , ma sempre  abbastanza spesse, e in alcuni punti che misurai grosse di  metri 2,10; di modo che, mentre i merli erano grossi di  metri 0,55, restava a’ presidiari uno spaldo largo metri 1,55,  ben sufficiente per agire comodamente e passare.

Osservansi in alcuni tratti le fissure per feritoje, segna tamente verso porta Rosello, li Codineddi, s. Antonio e  altrove.

Era pure osservabile, in alcune torri e cortine, la scultura di varie armi o scudi, civici o gentilizii, che posso  indicare nelle torri IX e XIV (procedendo successivamente dalle due che accennava prossime al castello per i  lati contro libeccio, ponente, maestrale ecc.), dove erano due  scudi, uno dei quali avea per simbolo l’aquila, che rappresenta, come credo, i Doria, l’altro l’albero, che fu l’arma  degli arboresi, e però si potrebbero riferire all’epoca di Leonora e di Brancaleone Doria, quando verso il 1390 ritolsero Sassari alla dominazione aragonese ; nella cortina tra  le torri XXVI e XXVII, dove sono uniti tre stemmi, in uno  de’ quali è la torre, nell’altro la croce; nel terzo, che è  bipartito, il giglio superiormente; e nella torre XXV, dove  sono altri tre scudi, due sotto, i quali corrosi dal tempo non  lasciavan discernere i segni che aveano, ed un superiore  scolpito delle sbarre aragonesi, che si vedono ripetute in  altri punti: quindi nel castello ecc.

Non è facile indovinare il tempo , in cui furono posti  nelle mura questi triplici scudi, e rilevare il significato di  quei simboli. Lo scudo della torre può indicar Sassari,  quello della Croce credersi insegna di Genova, ma resterebbe  a rispondere sopra il giglio o il leone, che rappresentasi  nel terzo scudo; però senza indugiare inutilmente su questo  passeremo oltre lasciando agli archeologi di Sassari questo  studio se li può interessare e se vedranno di poterlo fare  con buon successo.

Non essendosi scritte regolarmente le cose nel municipio  di Sassari prima del 1504, quando si ordinò di consegnare in  un libro particolare gli atti di ciascun consolato, ed essendosi poi perdute moltissime carte nell’invasione de’ francesi  del 1527 non si ha notizia di altre ristaurazioni, fatte prima  del 1552, quando, nell’imminente pericolo di un’altra invasione dalla parte de’ nemici del re Filippo II, il municipio  provvide alla difesa e fece a spese pubbliche le riparazioni  più necessarie, proseguendo in queste sino al 1555, quando  alle antiche fortificazioni si aggiunse un baluardo, o bastione,  e si scavò intorno un fosso, meno nella parte che sorgea  incontro al greco, dove era per fosso la valle di Rosello,  imponendo allora la gabella d’un soldo per ogni libbra di mercanzia che si introducesse dall’estero, e ripartendo tra  i cittadini le spese fatte in dett’anno in quello che restava  dopo tolta la somma del suddetto diritto, che furono lire sarde 2911.3.