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Il Castello

Nel 1327, essendo governatore della città e della provincia del Logudoro Raimondo di Mompavone, si cominciò a edificare nel 1527 e nel sito dell’altro più antico, che abbiamo accennato, il castello che sussiste ancor oggidì solidissimo nella parte superiore della città, e fu compito nel 1551. Esso ha la forma d’un trapezio e cinque torri, quattro agli angoli ed una nel lato che riguarda la città, dove era l’ingresso afforzato da quattro diverse porte o imposte ferrate.

Questo castello rammenta un fatto storico notevolissimo, ed è la eliminazione dei sassaresi dalla loro città e l’introduzione di una colonia di catalani e di aragonesi. Insofferenti del governo avaro e acerbo de’ genovesi, i quali, essendosi promessi protettori, si erano imposti tiranni, aveano i Catoni e altri principali di Sassari insieme co’ giudici d’Arborea e alcuni potenti baroni favorito l’impresa del re Giacomo; ma poco dopo essendosi accorti che erano andati nel peggio, perché violavansi dal Re le condizioni, sotto le quali essi l’aveano riconosciuto loro signore, e si mostravano gli aragonesi padroni più gravi, che fossero stati i genovesi, si riconciliarono col partito ligure, che era in Sassari, e avea capo Aitono e Vincingueira de’ Doria, e fatta sedizione trucidarono o scacciarono gli oppressori.

Questa ribellione, che appena fu accennata dal Fara e si dissimulò dal Vico, che credeva onorare la fedeltà dei suoi concittadini a’ re d’Aragona rappresentandoli schiavi rassegnati, anzi contenti di quel paterno dominio, dovette essere stata gravissima a giudicarne dalla risoluzione presa dal re Alfonso, che comandò fossero cacciati da Sassari tutti i cittadini e sostituiti nelle loro case e ne’ beni i catalani ed aragonesi.

Tace la storia anche sulla esecuzione di questo decreto tirannico; ma è facile intendere che il popolo di Sassari dovette soggiacere alla forza delle armi straniere ed a crudelissime violenze.

Non sussistette però per gran tempo questa iniquità, perché gli esuli unitisi co’ Doria con tanto furore imperversarono a danno de’ regi e de’ nuovi coloni; che finalmente per intercessione del giudice d’Arborea o piuttosto per necessità dovette il Re calare a consigli più miti, riaprire la città agli espulsi c render loro le case e i beni, escludendo soli dalla amnistia i Catoni e i Pali, che erano stati autori della sedizione , i duci di quella guerra ferocissima.

Fortificazioni posteriori: il baluardo

Quando si fortificava Cagliari e Alghero di muraglie e bastioni per uso del cannone, i consoli di Sassari vollero fosse munita delle nuove artiglierie anche la loro città.

L’opera principale e più importante fu quella difesa, che si aggiunse al castello; perché si costrusse intorno al medesimo un antemurale, o riparo concamerato, come casamatta, e si ricinse d’un largo fosso con ponte levatojo nell’interno della città.

Cominciavasi sotto il governo generale del V.R. D. Giovanni Dusay con disegno di Antonio Ponzio e compivasi nel 1503, come era notato nella lapide appostavi. In questa opera poteasi far giuocare l’artiglieria grossa dalle cannoniere superiori e da’ boccaporti inferiori e la piccola dalle feritoje aperte in alcune parti.

Nel 1556 continuando i sospetti di guerra si disegnò un’altra fortificazione per la difesa di porta Macello, e si eresse e armò di alcuni cannoni il bastione, o baluardo, che abbiamo già accennato. Quest’opera fu connessa con la predetta difesa per una lunga cortina, che distendevasi tra’ due punti sopra la sponda del fosso della Noce, e copriva la muraglia e le torri, che erano fra porta Macello e il Castello.

Non si fece altra opera militare in Sassari, e queste non furon più riparate dopo il 1597, quando si ristaurarono le mura a conto delle finanze regie, perché si riconobbero di pochissimo servigio per la pessima loro situazione, per esser dominate molto da vicino da posizioni più alte , cioè da S. Sebastiano, dal colle de’ Cappuccini e da Baddimanna.

Ne’ primi secoli della dominazione aragonese fu dentro il castello la stanza del governatore della città e della provincia del Logudoro; poscia, essendosi i cittadini assuefatti all’imperio di quei stranieri, il governatore si alloggiò in una casa prossima al castello e contigua alla chiesa di santa Catterina: e perché dopo la rovina dell’Arborea cessò la necessità di tenervi un presidio e restò vuoto il castello; però quando gli officiali del santissimo tribunale della inquisizione non poterono aver luogo in Cagliari furono accolti in questo castello, e si cangiarono in prigioni e sale di tormenti i suoi sotterranei.