L’Argentiera è un borgo minerario, ricadente nel territorio comunale di Sassari, a 40 chilometri dalla città. Dal 1867 e fino al 1963  dai pozzi e dalle gallerie scavate nel sottosuolo si estraeva piombo, argento e zinco. A testimonianza di quel passato, oggi – abbandonate – sono rimaste le installazioni della miniera e le case dei minatori. E la chiesa di Santa Barbara, costruita negli anni Quaranta su una collina che domina l’insediamento minerario, che guarda verso il mare. Un mare di una straordinaria bellezza.
Il borgo fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco.

Schede storiche


L'ingegnere delle miniere Franco Mameli, nella "Relazione di un viaggio in Sardegna", compiuto nel 1829, scrivendo sulla miniera dell'Argentiera, descrive posizione, natura della montagna, dimensioni del filone, attacchi fatti sul filone, ricchezza del minerale e avanzi di possibili antiche fonderie. Il nome Argentiera divenne famoso dopo la visita nei giacimenti argentiferi della Nurra, nel 1838, di Honorè de Balzac, famoso scrittore francese, interessato dalle ambizioni di ricchezza e facili fortune, resesi poi vane. Nel 1862 Donna Caterina Angela Tola, Marchesa di San Saturnino, riscattò i boschi della Nurra, ma solo nel 1866 il Comune di Sassari firmò la relativa concessione: fu la prima donna sarda nella storia mineraria della Sardegna con una concessione governativa per minerali di piombo argentifero e zinco del Ministero preposto del Regno d'Italia. In quel periodo la miniera impiegava 100 operai dei quali ia metà sardi, produceva 300-350 grammi d'argento per ogni tonnellata di piombo e richiedeva un gran lavoro di cernita, che veniva fatta a mano, così come manualmente i minerali venivano caricati sulle barche a vela nella vicina rada di "San Nicola" per poi stivarli nei piroscafi che attraccavano a Porto Conte, diretti nel Nord Europa. La famiglia concessionaria per la coltivazione mineraria diede inizio ai lavori nel 1867 avvalendosi della collaborazione di realtà imprenditoriali locali, ma la stessa Marchesa Angela Tola, preoccupata delle difficoltà gestionali e dei mancati profitti, cedette l'attività alla "Societé Anonyme Miniere et Metallurgique Sardo Belge" nel 1870. In quello stesso anno il ministro Quintino Sella onorò della sua visita l'Argentiera in relazione all'illustrazione sulle condizioni minerarie della Sardegna.

Nel 1872 la miniera passò alla ditta belga di Luigi de Lamine di Liegi che, non avendo avuto riscontro economico, la cedette a sua volta alla “Compagnia Generale delle Miniere” nel 1873. In questo Periodo di gestione si conseguirono risultati gestionali interessanti, soprattutto grazie alla presenza di tecnici di valore come l'ingegnere Eugenio Marchese. Oltre al prolungamento delle gallerie ed al miglioramento della logistica interna, venne costruito, nei pressi degli impianti mineralurgici dei soprasuolo, anche un piccolo borgo, con le abitazioni per diverse centinaia dì famiglie di minatori e tecnici, ed i servizi civili. Tra il 1873 ed il 1878 venne realizzata una prima laveria a processo idrogravimetrico e utilizzate nuove tecniche negli scavi delle gallerie con l'utilizzo di armature in legno e in ferro, garantendo una migliore attività estrattiva e una maggiore sicurezza nel lavoro. Nel 1878 l'Argentiera aveva tre gallerie: Rietto a 30 metri, Calabronis a 50 e Superiore a 70. Allora la laveria trattava circa 45 tonnellate dì grezzo al giorno dalle quali si estraevano 18 tonnellate di “ricco”, per i 9/10 di blenda (zinco) e 1/10 di galena (piombo) argentifera. Nel 1895 la miniera venne ceduta alla “Società di Correboi” che, grazie al finanziere genovese Andrea Podestà, conobbe un periodo di grande impulso produttivo e, soprattutto, fu interessata da un importante ammodernamento delle strutture produttive e di quelle residenziali. In questo periodo si diede inizio allo scavo del pozzo principale dì estrazione che prese il nome del suo patron, Pozzo Podestà, che raggiunse la profondità di 126 metri (-96 slm).

Dai primi del '900 sino alla fine della Prima guerra mondiale, l'Ing. Camillo Ottavio Garzena diresse la miniera e le diede un ulteriore grande sviluppo continuando ininterrottamente l'approfondimento dei Pozzo Podestà, che nel 1906 raggiungeva la profondità di 175 metri (-145 slm), ed il tracciamento di nuove gallerie. Nello stesso anno la miniera venne dotata di acqua potabile con la costruzione di una condotta che pompava l'acqua da una sorgente di Porto Palmas sino ad un serbatoio di circa 100 mc, posto a Cala Unano. Nel 1910, nelle acque dalla rada di San Nicola si verificò un fatto tristissimo che tenne in grande apprensione la popolazione dell'Argentiera. Il veliero Warrior dì 1687 tonnellate di stazza lorda e lungo circa 68 metri, spinto dalla furia del mare, andò a sbattere contro gli scogli e affondò. I primi mesi del 1914 furono caratterizzati da una lunga sosta dovuta ad un violento incendio che si sviluppò all'interno della miniera, favorendo il crollo di numerose gallerie, comprese tra le quote -125 e -175 nei cantieri di ponente del Pozzo Podestà, e mettendo a rischio la vita della miniera stessa. I primi anni ‘20 videro un'ulteriore riduzione della mano d'opera e un rallentamento delle produzioni a causa delle pessime condizioni del mercato dei metalli e degli aumenti dei salari e dei materiali. II numero degli operai alla fine del 1921 era ridotto a 150 rispetto ai 220 dell'anno precedente. Nonostante le perdite denunciate dalla società, non si arrivò alla chiusura completa perché, considerate le speciali condizioni, della miniera, in un’eventuale ripresa il reclutamento sarebbe stato più difficile che altrove, non tanto per il numero, quanto per la qualità degli operai. Negli anni successivi veniva ultimato l'impianto dei silos e realizzato il pontile a mare per il carico del prodotto mercantile su bilancelle, che avrebbe consentito un carico più rapido del materiale commerciabile da spedire via mare fino a Porto Conte io per il definitivo imbarco su mercantili con destinazione le fonderie (Piombino-Nizza-Anversa).

Nel 1929 il controllo del capitale della “Correboi" venne acquisito definitivamente dalla società Anonima Mineraria Metallurgica italo-francese Pertusola. La società esercente, al fine di ottenere un più alto rendimento in metallo e una migliore separazione della galena dalla blenda, costruì una moderna laveria per flottazione, che però non entrò subito in funzione. Tra il 1931 e il 1935 i lavori di coltivazione della miniera furono sospesi, a aausa della crisi del mercato dello zinco. Nel periodo restarono occupati per 18 giorni al mese 28 operai fra armatori, fabbri e guardie. Nel 1936 riprese l'attività mineraria e la nuova laveria cominciò a funzionare. Nella seconda metà degli anni '30 si lavorava per rendere più profondo Pozzo Podestà ed alla ripresa di alcune coltivazioni nelle porzioni alte del giacimento. All'inizio degli anni '40 la miniera produceva giornalmente circa 175 ton. di grezzo ad un tenore medio del 10,5% in blenda e dell'1,6% in galena. Tutto il materiale prodotto veniva trattato nel nuovo impianto di arricchimento. Nonostante le difficoltà, si guardava al futuro con la grande speranza che la miniera riprendesse la normale attività. L'Argentiera infatti, sino a quel momento, era stata una delle miniere più produttive dell'isola: dal 1878 al 1941, benché negli anni 1931-35 non vi fosse stata produzione alcuna, diede 328.000 tonnellate di blenda e circa 35.000 tonnellate di galena contenente buone percentuali di argento. Determinante fu la figura dell'ingegner Olindo Zera, tecnico capace ma soprattutto spiccato nel rapporto umano. Durante il secondo conflitto mondiale ci fu un intervallo forzato e le lavorazioni subirono un notevole rallentamento. Questa fase di stallo si protrasse fino al 1946, anno di ripresa di tutte le attività minerarie.

La situazione dell'Argentiera alla fine del secondo conflitto mondiale, fu connotata da una scarsità di minerale in vista, in rapporto all'enorme sviluppo dei tracciamenti che richiedevano una costosissima manutenzione. Questo aveva messo da tempo la miniera in condizioni economicamente svantaggiose. Gli anni seguenti furono segnati da una lenta ripresa dell'attività. Nel 1946 erano accertate circa 100.000 tonnellate di materiale utile, pari a circa 3 anni dì vita della miniera, e si rimarcava come il futuro della miniera stessa fosse strettamente legato all'esito delle ricerche che, vincendo difficoltà economiche ed incertezze, erano state proseguite per assicurare un certo avvenire all'attività. Gli operai addetti all'interno erano 39 mentre quelli addetti all'esterno ed all'impianto erano 111. Già dalla fine degli anni '40 era stata avviata la realizzazione di un nuovo pozzo, "Pozzo Umberto”, che raggiunse la quota di -325 metri slm, collegato a quota -220 metri alla base del Pozzo Podestà, collegato a sua volta alla stessa quota del Pozzo Alda (La Plata). Dal 1946 in avanti, anche il conferimento del minerale subì una variazione. Venne abolito il carrellaggio ippotrainato su binario che fu sostituito dall'autotrasporto nei diversi punti di estrazione (Pozzo Alda, Pozzo Podestà e Cantiere Calabronis) con autocarri a cassone ribaltabile. Il conferimento del minerale avveniva dall'Argentiera alla darsena del porto romano di Porto Torres. Fino al 1956 fu un periodo florido per quanto riguarda l’impiego di mano d'opera e produzione, e la stessa vita della borgata ebbe un notevole sviluppo. Dal 1957 si profilarono nel futuro della miniera ombre e pericoli di imminente chiusura dell'attività estrattiva, a causa del mancato ritrovamento di nuovi filoni mineralizzati ed in considerazione delle notevoli profondità nei vari cantieri. Nei primi mesi del 1960 il numero globale degli operai scese a 238, di cui 138 addetti all'interno.

Già dai primi mesi del 1962 si prevedeva la chiusura della miniera. A nulla erano valse le numerose ricerche effettuate con sondaggi lunghi 70-80 metri diretti ad est e ad ovest della mineralizzazione principale, per ricercarvi eventuali fasce mineralizzate ad essa parallele. Nel 1962 fu decretata la chiusura della miniera dell’Argentiera. La popolazione cercò di ribellarsi ad una decisione troppo frettolosa ma non vi fu alcuna possibilità di ritorno. La dichiarazione di rinuncia alla “Concessione Argentiera", prodotta dalla società Correboi-Pertusola in data 2 marzo 1963, veniva accettata prescrivendo una serie di opere da eseguirsi per la messa in sicurezza dei diversi cantieri. Il verbale di constatazione, costituisce l'atto conclusivo della miniera dell'Argentiera. La società provvedette subito a smantellare alcune parti delle strutture minerarie e a mettere in sicurezza gli imbocchi dei pozzi e delle gallerie. A seguito della chiusura, il borgo minerario venne quasi totalmente abbandonato dalle famiglie di minatori e operai abitanti che trovarono occupazione in altre realtà. L'Argentiera, da qualificato riferimento in materia dì estrazione mineraria, divenne una borgata isolata, appendice del Comune di Sassari. Nel 1967 la società romana “Argentiera spa" diviene proprietaria di tutti i terreni (circa 900 ha) e gli immobili della miniera (abitazioni e strutture minerarie) con Io scopo di rivitalizzare il borgo, dando una connotazione turistico-ricettiva, con l'intento di utilizzare i manufatti esistenti e crearne dei nuovi. Negli anni '80/90 vennero ristrutturati diversi immobili e le stesse abitazioni acquisite da privati furono assoggettate a manutenzioni straordinarie. Nello stesso periodo alcune associazioni culturali locali curarono delle mostre storiche della miniera con buon successo.

Nel 2007 l'amministrazione comunale di Sassari, grazie ad un accordo con la società proprietaria, provvedette alla ristrutturazione totale di Pozzo Podestà, della Laveria, delle ex officine e forge adiacenti ad essa, ed alla messa in sicurezza delle discariche a cielo aperto. Nel 2017 viene stipulato l'accordo di parternariato LandWorks Plus, per la valorizzatone e rivitalizzazione della borgata che coinvolge il Comune di Sassari, l'Associazione Culturale LandWorks (LW), II Parco Geominerario storico e ambientale della Sardegna, il DADU-Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (Uniss), l'Accademia delle belle Arti di Sassari, l’Istituto di Istruzione Superiore Devilla di Sassari, l'Associazione Erasmuss-ESN Sassari e l'Associazione Culturale Formore istruzione, con la partecipazione attiva di altri enti, organizzazioni locali e internazionali. Tra il 2018 e il 2019 nasce MAR-Miniera Argentiera, il primo museo minerario a cielo aperto in realtà aumentata, che ha l'obiettivo di valorizzare la memoria storica e identitaria dell'ex borgo minerario dell’Argentiera, creando l'incontro tra tradizione e innovazione, attraverso un percorso espositivo, rivoluzionario e affascinante capace di coinvolgere e di emozionare.
I testi delle schede e alcune delle immagini sono tratti dall'esposizione allestita all'Argentiera per "Luci in miniera", progetto ideato e promosso da Landworks con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e il sostegno del Comune di Sassari.