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Il cibo

È notevole in Sassari l’abbondanza delle vettovaglie e per la tenuità de’ prezzi facile a tutti il procurarsi le cose di prima necessità, pane, vino, carni, frutta ecc. Se non che negli anni di scarsa raccolta, e specialmente quando devesi comprare frumento dall’estero cresce il prezzo del pane, tanto che i poveri non sempre possono avere quella quantità che abbisogna a sostentar la vita, essendo nelle basse classi, massime nell’agricola, le più parti del vitto, e il fondamento della sussistenza, nel pane, ed essendo in pochissimo uso la meliga e le patate, alle quali certuni mostrano orrore stimandole fatte per i porci.

Nelle famiglie agiate si ha buona tavola, bene imbandita di carni, pesci, volatili, selvaggiume, frutta ecc. Ne’ conviti è gran lautezza, la cucina è sana e piuttosto semplice. Nelle classi medie si mangia anche bene, e se non sia molta varietà di pietanze v’è però la copia.

Nelle classi inferiori si fanno comunemente quattro pasti, lo  sdigiunamento, colezione mattutina (su smurzu, o smurju), il  pranzo, la merenda, la cena; ma i contadini, che sono in campagna al lavoro, fanno due colezioni e poi la cena.

Gli artefici amano di mangiar bene, e se pure possan parer meschini spendono molto in proporzione dei loro guadagni; anzi metton della vanità a comprare i cibi, che han luogo nelle mense signorili. Le famiglie agricole poco comode usano nel vitto l’erbe ortensi, le lumache di varie specie, e i palmizi, ma come ho notato consumano molto pane: però quando v’ha carestia quei poveri patiscono molto, e muojono di debolezza, come morirono in gran numero nel 1812 e nel 1816, anni di tanta fame, che saranno notati nella storia, come quello del 1680, quando morirono in Sassari per inedia 3.500 persone, siccome è notato nell’indice più volte citato: della quale per avventura non furon meno funeste le carestie patite in Sassari nel 1528 dopo l’invasione francese, nel 1541, nel 1592, nel 1645, 1648 ecc.

In altri tempi mangiavasi maggior quantità di pane individualmente, e computavasi nel 1685, come consta da una carta di quell’anno, che si volessero in quantità media per ogni persona, che mangiava pane, rasieri 1, carrette 5, terze 5 e 2|3 di terza, che in numero tondo rispondono a starelli cagliaritani 6.

Notasi nella carta accennata che in quell’anno erano in Sassari persone che mangiavan pane 10,500; e che voleansi giornalmente per lo meno altrettanti pani di 15 oncie l’uno, i quali per tutto l’anno sommavano a 3,832,500 pari.

Notasi pure che ogni rasiere dava corbole 20, o almeno di 18, ogni corbola 12 pani di 15 oncie l’uno, e che però per il predetto numero di consumatori voleansi in sei mesi rasieri 7,985, quindi nell’anno 15,970.

In occasione del grano necessario per la consumazione di persone 10,500, soggiungerò una memoria sulla stessa materia relativa all’anno 1648, la quale porta che nell’anno di mancata raccolta 1648 il grano, che computossi necessario in Sassari per mangiare e seminare, fu di rasieri 46,000, senza quello di cui abbisognavano i forestieri e le barche.

Tra il 1648 e 85 essendo avvenute quelle funestissime calamità della pestilenza del 52 e della carestia ed epidemia dell’80 e 81, si ha come computare la diminuzione che patì la popolazione in Sassari e nelle sue vicinanze.

Si tolgano dal totale di rasieri 46,000  ras. 3,000 per la seminagione, resteranno ras. 45,000 per le persone che mangiavan pane, e queste dovrebbero essere per necessità della proporzione 28.280 incirca.

Aggiungendosi alle persone che mangiavan pane i piccoli lattanti, cioè quasi un diciannovesimo del detto numero, e dirò 1.500 bambini non masticanti, si avrebbe un popola zione di anime 29.780 in circa, le quali però non si contenevano tutte in Sassari, dove negli ultimi tempi, quando si erano già elevate in palazzotti molte case basse, ed erano occupate non poche stanze da più d’una famiglia, mancava il luogo per 20 mila abitanti, e vedeasi tanto stivata la gente, che finalmente si vinsero le opposizioni, che i grandi proprietarii di case faceano con una pertinacia, che avrebbe potuto far perdere la pazienza a un altro popolo men rispettoso dell’autorità.