I Vicerè di Sardegna

IViceré, o Luogotenenti generali, facevano le veci del Re. Essi erano destinati a rappresentare la persona del Sovrano ai Sudditi lontani. Avevano l’impero delle milizie e genti di guerra, l’amministrazione politica ed economica del Regno, e più di tutto l’Amministrazione giudiziaria, dipendendo da essi le facoltà concedute al Supremo Magistrato dell’Isola, del quale i Viceré furono dichiarati capi. – Il Viceré aveva al fianco solamente un Consultore, ossia Assessore, coll’opinione del quale doveva provvedere alle cose dell’Isola intera. Il Governatore del Logudoro, il quale sotto la podestà del Viceré comandava alla metà del Regno, munito anch’egli di doppia autorità politica e militare, giudicava in grado di appello le cause della sua provincia; esso aveva con sé un solo Assessore, ridotti a due negli ultimi tempi del Governo spagnuolo. Regnando Ferdinando il Cattolico fu creato l’importante ufficio del Reggente la Reale Cancelleria, e fu pure nominato un Avvocato del Fisco. Fu Filippo II che nel 1568 fece cambiar faccia all’Amministrazione Civile creando il Magistrato Supremo della Reale Udienza; » – dopo il quale (scrive il Manno, da cui tolgo questi appunti) i Viceré ebbero un consiglio, gli uffiziali minori un ritegno, i sudditi incerti dei loro dritti un giudizio appagante, i sudditi gravati una via di ricorso».