Leggi e Giustizia

Mitezza delle pene

Dopo le rigorose pene da noi esposte in parecchi articoli, qualcuno si meraviglierà degli elogi fatti da valenti storici e letterati a proposito della tanto decantata mitezza delle pene contenute nei Codici della Repubblica Sassarese. E per vero, il cavar gli occhi e l’arrostire i vivi, sono pene di una mitezza feroce! Per persuadersi però del mite rigore delle leggi del Comune di Sassari, bisogna tener conto dei tempi in cui si viveva e delle crudeltà contenute nei Codici degli altri Stati d’Europa. Le pene crudeli inflitte nel nostro Codice sono solamente per gli atroci delitti, oppure per quei falli leggeri che non si potevano commettere che per una imperdonabile leggerezza, come, per esempio, la decapitazione od il rogo per un uomo od una donna che sbagliavano il giorno assegnato al loro bagno. Si badi ancora, che nella maggior parte dei casi, l’atrocità delle pene è applicata solo quando si è impossibilitati a pagare dalle 20 alle 50 lire di multa; ed è presumibile che la pietà e carità dei parenti, degli amici o dei cittadini, sarà venuta molte volte in soccorso per salvare un occhio od un orecchio al proprio simile!
Né crediate che secoli dopo, quando i tempi si erano civilizzati, le pene fossero meno crudeli. Tutt’altro! – esse invece furono più barbare; e per darne un’idea ai lettori, accennerò brevemente ad alcune pene contenute nella famosa Carta de Logu, promulgata per cura dell’umanissima Eleonora d’Arborea; e delle Prammatiche, pubblicate sotto il regno del cristianissimo Filippo IV di Spagna.
Il capitolo 76 della Carta de Logu dice, che al testimonio falso, non pagando entro quindici giorni 50 lire di maquicia (multa), gli si doveva infilare la lingua con un grosso amo, e in tal modo trascinarlo per tutta la città, sempre a colpi di sferza, fino al luogo del supplizio, dove gli si tagliava la lingua. Le Prammatiche invece modificavano il detto articolo, riducendo la pena a 100 frustate e a cinque anni di galera.
La Carta de Logu faceva cavar gli occhi al ladro di cose sacre; e agli altri ladri concedeva la forca (siat impicadu!)
Le Prammatiche, per il ladro di un cavallo, di un bue o di un giumento, hanno le pene seguenti: – Per il primo furto, il taglio dell’orecchia e a servire 5 anni in galera; per il secondo furto, galera in vita; per il terzo, la forca (sea ahorcado!) – I ladroni in genere, frustati e marcati (acotado y marcado).
La Carta de Logu dice: «Chi violenta una donna maritata paghi lire 500, e per una vergine lire 200; e se non paga in 15 giorni gli sia tagliato un piede; – chi entra in casa di una maritata per violentarla, paghi lire 100, e se non paga, gli si tagli l’orecchia. La donna trovata con un uomo sia frustata».
Le Prammatiche, in questo caso, cambiano il taglio del piede, in 10 anni di galera.
Per una parola criminosa o per malia, la Carta de Logu ordinava il rogo; le donne avvelenatrici bruciate vive; per le parole ingiuriose il taglio della lingua; chi feriva al viso, doveva soffrire uguale deturpamento o perdita del membro somigliante; gli incendiari, legati a un palo e bruciati; e chi faceva le fiche, pagava di multa lire 5; e così di seguito colla stessa clemenza e – umanità!
Le Prammatiche poi, che pretendono modificare le atrocità della Carta de Logu, hanno esse pure pene dolcissime: – chi diceva parole ingiuriose, burlando o davvero, 100 ducati di multa e 2 anni di carcere; se s’insultava un Giudice, la multa di 25 lire, e non pagando, gli si tagliava la lingua o il pugno; chi andava attorno colla faccia coperta (cara tapada) era punito colla multa di 50 ducati e altrettanti giorni di carcere; chi snudava spada o pugnale andava per tre anni in galera, e se era persona d’onore, pagava 50 ducati; e così di seguito, sempre coll’umana intenzione di correggere la Carta de Logu.
Insomma, Eleonora d’Arborea, nelle pene che infliggeva, aveva una predilezione per il taglio del piede e dell’orecchia; le Prammatiche invece tenevano per il taglio della lingua e del pugno, e per la frusta!
Non vi pare dunque che, tenuto conto dei tempi, le pene del Codice Sassarese siano zuccherini in confronto a quelle dei Governi posteriori, i quali si arrogarono il vanto di essere civili? – Di più nel nostro Codice non si parla affatto di malie e stregonerie – e ciò significa che i nostri padri legislatori erano seri, e non credevano alla superstizione ed alle fattucchiere!