Sassari Pisana

1205. Città nuova

 

In una nota del Codice cartaceo di Arborea, pubblicato dal Martini, nella quale si dà notizia dei diversi pittori antichi che si distinsero in Sardegna, trovo fra gli altri, che nei primi del secolo XIII si distinse un Gavino Catoni, sassarese, figlio di Marco di Torres, il quale ebbe molti discepoli anche negli altri Giudicati ed illustrò la nuova città di Sassari colle meravigliose sue opere, cioè immagini, figure e dipinti, generalmente molto lodati, (et illam novam cìvitatem illustravit cum ipsis miris operibus, imaginibus, figuris et picturis ab omnibus valde comendatis). – Questa notizia sarebbe d’importanza, non solo perché ci fa conoscere un antichissimo e valente pittore sassarese, ma più perché con essa si potrebbe stabilire, quasi a punto fisso, l’epoca in cui Sassari si costituiva città. L’appellativo di città nuova dato a Sassari dinota chiaramente che la nostra patria, già ragguardevole paese nella prima metà del secolo XII, fu nel breve giro di pochi anni, e quasi improvvisamente, arricchita di moltissime case ed altri edifizi nei primi anni del secolo seguente; e per decorare questi fabbricati i proprietari si servirono dell’opera dell’artista sassarese Catoni, che in quei tempi era salito in gran rinomanza nei quattro Giudicati dell’Isola. – Da questo dato si può arguire, che l’improvvisa trasformazione si deve ai Pisani, coi quali Sassari aveva stipulato dei patti per reggersi a Comune. – Lo Spano, che è il solo che faccia menzione di questa nota dei Codici cartacei, dice, che Sassari venne chiamata città nuova, perché verso la metà del secolo XIII gli abitanti di Torres cominciarono a trasferirsi a Sassari.
Bisogna però notare, che nella nota non si parla della metà, ma dei primi anni del secolo – e che nel tempo di cui parla Spano, Sassari era già molto popolosa, tanto che, poco dopo, viene divisa in cinque parrocchie. Resta solo a dichiarare, che questa notizia è contenuta nelle famose Carte di Arborea, la cui autenticità, mentre è riconosciuta da valenti scienziati come Martini, Lamarmora, Vesme, De Castro, Pillito, e molti altri, è posta in dubbio da Mommsen e sua Accademia di Berlino, da Tola, da Amedeo e loro seguito.