Sassari Pisana

1012. Sassari fortificata

 

Il Roncioni, storico pisano, racconta ancor esso, a suo modo, le otto spedizioni fatte dai Consoli della Repubblica di Pisa per combattere in Sardegna il re Musato e i suoi Saraceni; e fa rilevare l’altalena delle vittorie e sconfitte, toccate ora agli uni ed ora agli altri, a cominciare dall’anno 1003 e terminando nel 1052 – nel qual anno Musato fuggì per sempre dalla Sardegna, e con tanta fretta e furia, che dimenticò a Cagliari la moglie ed un suo figlio. – Dalla storia del Rondoni risulta, che in quel mezzo secolo la Sardegna soffrì ogni sorta di torture; incendiati i suoi campi, rovinati i suoi paesi, crocifissi o murati vivi i suoi abitanti; insomma una vera carneficina, tanto per parte dei neri, quanto dei bianchi.
E, mentre il Roncioni mette alle stelle il valore dei suoi connazionali pisani, passa sempre sotto silenzio gli sforzi fatti dai Giudici sardi per liberarsi dai Saraceni. Ma di ciò non ci occuperemo; gli storici tirano sempre l’acqua al proprio molino, donde avviene che tutti i popoli, siano oppressi od oppressori, galantuomini o canaglia, hanno sempre una storia gloriosa. La ragione è sempre per noi – il torto dei nostri avversari!
Parlando il detto storico della seconda spedizione in Sardegna contro i Saraceni, nel 1012, racconta, che i Pisani mossero verso l’Isola con 120 legni, capitanati da Bartolomeo Carletti, al quale era stato dato ordine di fare alla Sardegna tutto il male possibile. E dopo che il Roncioni parla dello sbarco fatto dal Carletti nella nostra spiaggia settentrionale, e della presa di Turrita (Torres) che spianò fin dai fondamenti (!?) continua così: «Inoltratosi (Carletti) a Sassari, tentò d’impadronirsene; ma per essere forte città non gli riuscì, e avendole dato due fieri assalti, e sbigottito tutti i terrazzani, che non uscirono giammai fuori, se ne tornò addietro e rimontò sull’armata, per nuova avuta che il re (Musato) veniva a incontrarlo».
Sorvolando sui molti errori, addossati al Roncioni nelle sue storie, non dobbiamo lasciar passare inosservata la notizia sopra Sassari, che non è per noi senza importanza. Egli la chiama forte città, ed è prova che nel 1012 aveva già qualche fortificazione. L’Angius, in proposito di questa notizia, considera, che Sassari infatti figura più tardi come un borgo d’importanza, e che non è improbabile che i Saraceni vi avessero eretto un castello per meglio assicurarsi in quella regione; oppure (aggiunge ancora) potrebbe ben darsi che quel luogo forte esistesse fin dal secolo IX o X per servire nelle invasioni dei Saraceni come un asilo alla popolazione delle circostanti campagne. – E perché domando io – non dire addirittura che questo castello era forse il Castrum Sassaris di cui è menzione nel Condaghe di S. Pietro di Sirki del 1118? La ragione è questa: – il Padre Angius, in altro suo scritto, aveva già detto che il Castrum Sassaris, probabilmente, era stato edificato dai Giudici turritani quando dimoravano in Sassari; e le cose affermate una volta, bisogna sostenerle sempre, se si vuol conservare la dignità dello storico.