Origini della città

Fenici e Romani

Dopo i disparati pareri emessi dai diversi storici, noi ci troviamo sempre al sicutera; ne sappiamo meno di prima. Tutti gli autori dei moderni dizionari geografici continuano a scrivere a fianco della parola SASSARI: città d’origine incerta; e ciò in grazia degli storici, i quali sono come i pesci – uno divora l’altro.
Ci siamo perduti nel 1230; o, per dirla con una frase efficacissima, la nostra storia si è affogata in un bicchier d’acqua.
Lasciando gli storici tutti, più o meno antichi o moderni, ci nasce spontanea una domanda: – non è mai esistita una Sassari fenicia, una Sassari cartaginese, una Sassari originale romana? – Io credo di sì – e non sono lontano dal credere che la città di Sassari siasi ingrandita moltiplicandosi per virtù propria, senza il bisogno di prendere a prestito, o ricorrere ai moltiplicandi od ai moltiplicatori di Torres.
Il motivo che indusse Dorgodorio nel 1278 a dividere la città di Sassari in cinque parrocchie, fu, che il popolo era talmente cresciuto e la città così estesa che ben difficilmente si poteva accedere, massime d’inverno, all’unica parrocchia, che era quella di San Nicolò; e per battezzarsi, e per chiedere la Curia, si doveva far ressa alla porta di chiesa, come oggi alla porta del teatro quando vi è uno spettacolo straordinario.
La città di Sassari non si è formata in una notte; e non è improbabile che essa fosse un’antica città, venuta su poco a poco senza il concorso dei Turritani. Che esistesse una Sassari romana contemporanea a Torres è innegabile; la questione sarà del solo nome di battesimo, che s’ignora. E per avvalorare questa notizia, non vi ha bisogno dell’autorità degli storici; basta la presenza di non pochi nuraghi quasi alle porte della città; fra cui quello presso Li Luzani, e l’altro a Sant’Orsola, distrutto nella costruzione della ferrovia. L’origine di Sassari è sottoterra, e bisognerebbe scavarla. L’indole della mia pubblicazione non mi permette di troppo dilungarmi; noterò solo alcuni fatti che potrebbero attestare che una popolazione romana dorme i placidi sonni sotto le nostre case, le nostre vigne e i nostri oliveti.
Or sono pochi anni, piantando una nuova vigna nella regione denominata Li Troni, Li Bombi e Tanca di Monsignori, in sul principiare del prato, si trovò una necropoli. Vi si rinvennero molte monete romane, fra le quali una di Alessandro Severo, acquistata dall’amico P. Placido Bettinali, valente dilettante di archeologia e raccoglitore di oggetti antichi. ”
In altra vigna, nella stessa regione, negli architravi della porta del caseggiato, sono due bellissimi bassorilievi di marmo (quantunque molto ingiuriati dal tempo) i quali dimostrano chiaramente che sono i frontoni di due sarcofaghi romani. I proprietari del podere hanno per tradizione non lontana, di essere stati trovati nello scavare le fondamenta della stessa casa.
Una moneta di Augusto coll’iscrizione Providentia sotto all’Ara, fu data al suddetto Bettinali dal maestro elementare Antonio Sassu, il quale la trovò scavando un pozzo in un suo predio nel Fossu di la nozzi al di là del colle dei Cappuccini.
Presso la chiesa di San Biagio, nel costruire la stazione della ferrovia, fu scoperta una tomba nella quale si rinvenne un unguentario in terracotta ed una moneta ossidata, e quindi illeggibile; dal taglio però si può conoscere essere dei successori di Costantino.
Una moneta di Arcadio si rinvenne scavando nella regione di Monteoro.
L’avvocato Cocco Lopez nel suo predio di Lu Regnu, ha rinvenuto, a più d’un metro di profondità, alcune monete romane, fra cui una di Galba.
Verso la Porta di Sant’Antonio, in un orto, dietro la chiesa dei Serviti, vi sono gli avanzi di un bellissimo acquedotto romano, di cui si vedono intatti alcuni archi.
Varie monete ed alcuni oggetti della bellissima raccolta di antichità del fu canonico Don Luigi Sciavo, furono pure trovate nelle vicinanze di Sassari.
Non bastano dunque questi fatti per dedurne, che anche noi possiamo aspirare alla gloria oggi ambita da tutte le città del mondo di passeggiare, cioè, sulla polvere dei Romani?
E sotto ai nostri Romani, chi lo sa? non possono anche dormire i Fenici? – Si accerta che nella regione Crabolazi (forse corruzione di Tibulazi) alcuni contadini, intenti a scavare, trovarono una specie di nicchia in pietra. Credendo di aver trovato un tesoro inaspettato, ruppero colle vanghe il ripostiglio e vi rinvennero un rotolo di piombo in lamine, sulle quali erano incisi strani e curiosi caratteri, come dissero quei contadini. Indignati del disinganno essi fusero quel piombo per farne palle da fucili. Quei fogli non potrebbero forse appartenere ai Fenici, agli Iberi, o ad altri popoli antichissimi?