Sassari Piemontese

Vittorio Amedeo III

• 1773. Ascesa al trono

Vittorio Amedeo III salì al trono il 20 Febbraio. Sua prima cura fu quella di mettere a riposo il Conte Bogino, il buon Ministro al quale la Sardegna era in debito di molte ottime cose. Lo storico Manno, nel chiudere la sua Storia antica, dice, che il generoso Monarca diede al Bogino quell’onorato riposo che per l’uomo saggio è il premio migliore degli anni passati fra le molestie delle pubbliche cure; – invece, nell’introduzione della sua Storia moderna dice, che il re mise a riposo il Ministro perché lo aveva in uggia per certi risentimenti concepiti nella gioventù del principe reale.
Al Ministro Bogino era succeduto il Chiavarina, e a questo il Conte Cordara – i quali inaugurarono un’amministrazione stazionaria, anzi regressiva; motivo per cui si andò indietro, come i gamberi.
In quest’anno stesso, 1773, ebbe eseguimento il Breve Pontificio che sopprimeva nella Cristianità la Compagnia dei Gesuiti; soppressione che in Sardegna fu accolta con dispiacere – dice Manno.
Vittorio Amedeo allargò nuovamente la mano nella concessione della dignità Cavalleresca, che l’Avolo suo aveva tenuta in freno.
Negli affari però, in massima, si lamentò una certa qual mollezza, che fece a tutti rimpiangere il buon Conte Bogino – Sotto questo re, molto sfortunato, accaddero gravi avvenimenti: – la sommossa dell’80 – la rivoluzione francese, i fatti d’Angioi, ed altri, di cui daremo particolari a suo tempo.

• 1774. Un ingente furto

Nota il Padre Sisco; che nella notte del 18 Maggio fu commesso nel Duomo di Sassari un furto considerevole, che ammontava a più di seimila scudi – Fu rubato tutto l’oro della Vergine Assunta, e 200 scudi in danaro, che si conservavano nell’Erario che è nella Sacrestia dei Beneficiati; cioè, in un armadio infisso nella muraglia, con porta di ferro. Si suppose che i ladri fossero nascosti in Chiesa dalla sera precedente, perocché nelle tre porte d’ingresso non si trovò frattura di sorta, né furono adoperate chiavi false, come deposero i periti. Una piccola frattura si trovò solo nella porta del Coro che corrisponde alla Sacristia. Pare che i ladri se l’abbiano svignata all’alba, non appena le porte furono aperte al Decano Don Giovanni Antonio Arras, che vi si recava per dir la prima messa.
Il Sisco impiega quattro fitte pagine del suo memoriale per descrivere ad uno ad uno tutti gli oggetti preziosi che furono rubati.

• 1777. Gli impieghi

In quest’anno fu nominato Viceré il Conte Lascaris, uno dei pochi che furono teneri per i sardi. Egli toccava quella certa piaga, sempre viva, degli impieghi distribuiti ai soli forestieri, ed esaltava la virtù degli isolani, scusando il loro risentimento – Diggià il Conte Cordara, lo svogliato Ministro, aveva fin dal 1775, destinato agli uffici secondari dell’Isola molti giovani forastieri di mala condotta; come se la Sardegna, nota il Martini, fosse una terra di punizione.

• 1779. Mancanza di frumento

Si era al caro dell’Annona, e minacciava un’infelicissima annata par il 1780. Il re fece mandare dal Piemonte 4.000 sacchi di frumento, sopportando la maggior parte delle spese di trasporto, e dippiù decretando una sovvenzione straordinaria di L. 200mila al tesoro sardo. Il Viceré corrispose dandosi a scongiurare con tutti i mezzi la carestia; e il Clero pure venne in aiuto della miseria comune, offrendo, oltre le granaglie che aveva a disposizione, anche le suppellettili delle Chiese. Il popolo però stava molto male, e diffidava molto sulle cause della carestia, che si presentava loro minacciosa e terribile. Lo stesso Viceré Lascaris, che si era tanto adoperato per l’acquisto dei grani, fu fatto segno alla maldicenza. «Si mormorava altamente – scrive il Manno – di alcune incette fatte per sua commissione da trafficanti intesi a turpe lucro; e soprattutto di un carico di frumento africano già viziato e tonchioso, che vollesi far consumare dal pubblico ad alto prezzo… Si giunse persino a divulgare manoscritta una commedia in versi martelliani col titolo: La gara della Giunta Reale, ossia lo scoprimento dei Ladri civili, dov’erano interlocutori lo stesso Viceré e i primari Ministri di Cagliari».
Il grano era il soggetto del giorno; e mentre in Cagliari si recitava in proposito una Commedia in versi, in Sassari si preparava una Tragedia in prosa. Intendo parlare della famosa sommossa del 1780, alla quale voglio dedicare un Capitolo speciale.