Vittorio Amedeo II (dal 1720 al 1730)

Sassari Piemontese

Vittorio Amedeo II

 

• 1270. Vittorio Amedeo II

Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia, colla pace di Utrecht aveva ottenuto nel 1714 il titolo di Re, e l’Isola di Sicilia; la quale, nel 1720, gli fu barattata colla Sardegna.

• L’esordio

Siccome in quel tempo l’Isola era divisa in due partiti – cioè, quelli che tenevano per Cesare e quelli che tenevano per Filippo, così il nuovo Monarca cominciò, al solito, col camminare sulle uova – Ordinò al suo Rappresentante Barone di S. Remigio di non dare favore di sorta ad alcun’opinione; attraesse tutti a sé, facesse il nesci, e mescolasse le cariche e gli impieghi senza chiedere ad alcuno la professione di fede; gli scriveva, che non toccasse le usanze del paese, che non facesse pratiche per introdurre la lingua spagnuola, che mantenesse colle dame le maniere spagnuole senza permettere che s’introducessero le piemontesi; » insomma, facesse in modo, che i sudditi non si accorgessero che dalla Spagna erano caduti nel Piemonte.
E diffatti la Sardegna, sotto i Reali di Savoia, continuò ad essere spagnuola… e per lunghissimo tempo –  « Il popolo – scrive Manno – era passato volonteroso sotto alla novella signoria. Il Segretario di Stato, La Biche, così scriveva fin dal suo primo arrivo nell’isola:
« – La noblese y parait assez civilisèe, affable et avoir de manieres; et tous paraissent avoir plaisir d’ètre tombés sous la domination de S.M… »
Accidenti! non vi sono che i Segretari di Stato per vedere in un giorno ciò che un misero profano non vede in un anno ! – Fatto è però, che nous etions tombés dalla pentola nella bragia, perché eravamo più spagnuoli di prima.
Gli spagnuoli che erano rimasti fra noi, o per ragioni di famiglia o d’impiego, non sapevano vincere il malumore che provavano; e mentre aizzavano sottomano i sardi, speravano ancora nella reintegrazione della prisca signoria.

• I primi passi

In quei 20 anni d’incerto e misto governo, le politiche discordie avevano somministrato più largo fomite alle private vendette, e le campagne si erano popolate di uomini di mal affare. Il re, poveretto, era di manica larga, e provò a perdonare ai malfattori, purché stessero in pace; ma era un parlare al vento – e le uccisioni continuavano sempre, ch’era un piacere.
Si pensò un po’ alle economie, per mettere riparo alle smodate generosità dei due ultimi governi. Il papa Benedetto XIII concedeva a Vittorio Amedeo, ed ai suoi successori nel Regno, il padroneggio della Chiesa e il dritto di presentare alla Sede Apostolica le persone da proporsi alle Chiese Metropolitane e Vescovili, ed ai Monasteri; e infatti, uno degli atti più lieti del suo comando, fu la nomina fatta di saggi e zelanti pastori per le Chiese del Regno. I pastori stavano molto bene allora; ma alle pecore, a dir vero, non si era ancor badato. – Vittorio Amedeo pensò molto alle cose ecclesiastiche – e fu il poco di bene che potè fare.
Volle pure passare in disamina i privilegi conceduti negli ultimi secoli, e rilevò che la concessione della dignità equestre era andata troppo oltre sotto la Monarchia Spagnuola. I cavalieri nuovi furono ben pochi sotto quel Re; chi era cavaliere restò tale !

• Festini in Sassari

Lo abbiamo già detto: – appena ricevuta la notizia del nuovo dominio, i Sassaresi si affrettarono a far cantare il Tedeum – Il Barone di S. Remy, in data del 9 agosto 1720 aveva da Cagliari, con un biglietto a stampa, partecipalo ai nostri fieles Concelleres de la magnifica Ciudad, che per il 2 di settembre si presentassero, o si facessero rappresentare dal loro Procuratore, per prestare in sue mani l’acostumbrado juramento, y hareys, y tendreys à la S.R. Magestad del Rey Don Vitorio Amadeo.
Le feste per il nuovo re si fecero in Sassari nei giorni 2, 3 e 4 Settembre. E per amenità voglio qui trascrivere la nota delle spese fatte in quell’occasione, che io tolgo dai Registri antichi del nostro Comune. Non sarà discaro al lettore conoscere i festini fatti in Sassari per il primo Re di Savoia, nei primi giorni del suo Regno.

Trascrivo fedelmente la nota dallo spagnuolo:

Nota delle spese fatte per i festini del Re Nostro Signore (Dios le garde) Don Vitorio Amadeo (ricordiamo la suddivisione dei numeri che indica Lira sarda.  Soldi.  Danari)

PROPINE

  • Ai magnifici 5 Consiglieri e Governatore, Lire sarde 98. 8. 0
  • Ai 6 Eletti (id. id.) Ls 98. 8. 0
  • Ai 2 Giudici Criminali Ls 32. 16. 0
  • Al Diputado (Deputato) Ls 16. 8. 0
  • Al Segretario di Città e 2 sostituiti Ls 32. 16. 0 (Tutti in ragione di Ls. 16. 8. caduno).
  • Al Sindaco e Contador (Tesoriere) Ls 16. 8. 0
  • Ai 2 Clavarios Ls 16. 8, 0
  • Al Veguer reale Ls 16. 8. 0
  • All’Ufficiale della Nurra Ls 8. 4. 0
  • Ai 2 Avvocati Ls 16. 8. 0
  • Al Giudice della Giurisdizione Ordinaria Ls 16. 8. 0 (Tutti in ragione di Ls. 8. 4)
  • Al Cappellano della Città Ls 2. 10. 0
  • Ai 5 Mazzieri (Ls. 2 caduno) Ls 10
  • Per 6 torcie di due libre e mezza che servirono per la Cattedrale; n. 50 candele di mezza libra per detta Chiesa (a 23 soldi la libra) Ls 46
  • Per 20 torcie di due libbre e mezza caduna, che servirono:12 per il quadro che stava nella Casa di Città durante le tre notti delle luminarie, e 8 torcie per las ventanas della Città Ls 57
  • Ai Mazzieri per legna e candele Ls 5
  • Per 2 torcie in più al Governatore Ls 3. 15
  • Per ramadura (frasche) Ls 1. 5

Spese fatte per il SARAO (ballo, o veglione)

  • Per n. 6 torcie, due davanti del quadro del Re, e quattro per accompagnare le Signore, di due libbre e mezza caduna, a Ls. 1.3 la libbra, Lire sarde 17. 5
  • Per N. 33 candele di mezza libbra per los orgnos (?) e N. 6 torcie, a Ls. 1.3 la libbra Ls 18. 18. 6
  • Per 68 libbre di Confettura bianca, a soldi 10 la libbra Ls 34
  • Per 20 libbre di Confettura nera a soldi 15 (più cara?) Ls 30
  • Per 600 bicchieri di Garapigna (gelati), a un soldo l’una Ls 30
  • Per 100 dozzine di biscotti bianchi Ls 20
  • Per vino Ls 2. 16
  • Per neve Ls 1. 5
  • Per 138 bicchieri ordinari che si comprano a soldi 10 la dozzina Ls 11. 10
  • Per 12 tazze di cristallo, a 10 soldi caduna Ls 6
  • Per los Musicos (poco prezzo!!) Ls 10
  • Per los bostaies (fitto stalle?) Ls 5
  • Per i soldati di guardia Ls 3
  • Per collocare le torcie e per assistenza alla Città Ls 3. 15
  • Per collocare il quadro del Re Ls 2. 6
  • Per 100 boladores (razzi) Ls 57. 10
  • Per i Maestri e ragazzi che assistevano ai lavori Ls 10
  • Per carta da involgere le confetture nere (dunque le nere erano più squisite!) Ls 9
  • Per olio e due lampade per il quadro del Re Ls 74 6
  • Totale Ls 775. 11. 0
  • Da questa somma si sottrae l’importo delle 50 libbre e mezza della cera avanzata in 26 torcie e 28 candele; la qual cera si è venduta dal Comune a soldi 16 la libbra, Ls  40. 3. 6
  • Totale spesa Ls 735. 3. 6

Il Mandato delle dette spese fu spedito il 14 Settembre 1720, sottoscritto da nove fra Consiglieri ed Eletti, e verificato da Giovanni de la Grus, Revisore dei Conti – Più, trovo altri Mandati spediti dopo, per lo stesso oggetto, e per piccole spese – fra i quali Ls. 20 a pittore Francesco Peogia per aver dipinto il Re nostro Senor Don Vitorio Amadeo.
I nostri Padri hanno dunque speso per quei festini circa 1.500 lire italiane; e per quei tempi era una somma ben ragguardevole.

• Consiglieri

Abbiamo detto che il nuovo Re prendendo possesso della Sardegna, ordinò non si facessero innovazioni di sorta.
I Consiglieri che erano al potere nei primi di Settembre erano dunque gli stessi che, cinque mesi prima (il 26 Marzo) vennero nominati a suono de campana major nel Salone della Casa del Consiglio; cioè: Giurato in Capo, Don Carlos Quesada Ribadenera; gli altri quattro Giurati – Don Vincenzo Riqueri – Dottor Gregorio Palmas – Francesco Comida – Paolo Cossu. Eletto, Don Gavino Ignazio Scano; Probiuomini, Don Francesco Satta – Don Antonio Deliperi Manunta – Don Gavino Pilo Zampello – Don Diego Cugia – Dottor G.B. Paduano – Dottor Francesco Coroledda – Dottor Gaspare Rcynaldo – Dottor Leonardo Ventunni – Dottor Nicola Baranguer – Gavino Piras – Seg. Bernardino Aquenza – Dottor Giacomo Aquena – Seg. Bachis Venturini Scano – Giuseppe Aquena Alivesi – Salv. Usai Aquena – Andrea Galia – Gio. de la Croce – Antonio Delogu – Salvatore Aquenza – Gio. Francesco Venturini – Domenico Serra Aragano – Gavino Ruyo – Bachis Arca – Simone del Rio – Francesco Tomaso Fundoni – Giorgio de Arrica .

• Timore di peste

Durante quest’anno, 1720, i sassaresi, e i sardi tutti, erano seriamente preoccupati della peste che infieriva a Marsiglia. Il Governatore nel 12 luglio, ordinava che in tutti i litorali non si dasse alcuna pratica a legno o a persona che provenissero da Marsella – pena la vita! Anche il Giurato Capo, Don Carlo Quesada, mandò oltre cinquanta lettere per i villaggi, ordinando pena la vita, di non dar ricetto a persona sospetta. Il panico era generale, e si metteva molta attività in questa pratica.

• Truppe Spagnuole

Le truppe spagnuole continuarono a rimanere in Sassari per oltre tre mesi; trovo diffatti alcuni Mandati nel Settembre per spesa diaria di olio e candele di sevo somministrati ai soldati spagnuoli, e per pulimento della loro Caserma. Il Governatore d’allora, Don Gio. Battista de lucerna Conte di Campion, affiggeva al pubblico il seguente Manifesto, in data 28 Novembre 1720, e da lui sottoscritto:

« Si ordina a qualsisii persona di questa Città che sii creditore da Officiali o soldatti di queste truppe che devono partire del Regimento Fucilieri, produranno fra il termine d’hoggi e domani le Luoro pretendenze acciò si proveda in tempo et restano avvisati. »
Campion.

Se dagli Impiegati spagnuoli si scriveva troppo male l’italiano, dai nuovi impiegati piemontesi non si scriveva troppo bene! –

Eccovi per curiosità un Certificato, in quello stesso mese rilasciato da tre Conservatori di Sanità d’Oneglia, i quali affermano che la peste non è più a Marsella:

« Li consevatori della sanità dela cità di Onigla Domineo di sua Maestà. A dogni uno à cui le presenti pervenivano faciamo piena et indubitata fede come si parte dalla presente cità per grazia di Dio è prieghi della Madonna santissima, di S. Gio. Batista e di S. Rocco nostri protetori sano è senza sospetto di peste ne altro morbo contagioso per andare a Cagliari è soi passaggi G. Juan Battista di detta città con sua fregata nominata nostra signora di Monte Nero, marinai cinque in tutto sei in tutto. Perciò, ecc. – »
Ludovico Heggio Gonserv. Sanità.
Gaetano Berio id. id. »

• 1722. Banditi e malfattori

Il Viceré inviava forti distaccamenti di truppe a diversi villaggi per reprimervi il banditismo che infieriva. Il 5 Maggio, del suddetto anno, mandava ad Aggius molti soldati, tanto per arrestare i malandrini, quanto per riscuotere il regio donativo che non volevasi pagare. Fra le istruzioni vi era la seguente: « Il Comm. di S. Martino, Governatore della Città di Sassari, rimetterà al detto distaccamento il Carnefice e due Algozini… »
Il lettore vede che si prendevano misure energiche e si camminava per la linea breve!

• 1723. I nobili di Sassari

Il Viceré dava informazioni e istruzioni al Cav. Carlino, che andava a sostituire il Comm. S. Martino nella carica di Governatore di Sassari. Gli raccomandava in data 6 Settembre: « di tenersi con modesta gravità colla nobiltà di Sassari, badando però che non si mancasse alle formalità e tratti di civiltà, né dal Governatore contro i Nobili, né da questi verso il Governatore; l’ammoniva, che il popolo sassarese era male inclinato e nemico del lavoro, esortandolo però a mostrarsi benevolo ed imparziale con esso; gli raccomandava di punire i delinquenti, benché soventi fossero protetti dalli Ecclesiastici, dai Nobili, ed anche dai Magistrati superiori; – lo ammoniva, per ultimo, di non accettare regali, né lasciarne prendere dai suoi domestici !!!
Il Viceré aveva pur scritto al Governatore di Sassari otto mesi prima (il 23 Gennaio): « – Je suis bien informè que les jurat (Consiglieri) de Sassari ne valent pas mieux cenx de Cagliari, mais je ne puis remedier presentement… » Ed in seguito: – « J’ecris au nouveau Vicaire de Sassari de ne point perdre de vue l’affaire de Gavino Pintus de la ville de Florinas, et de faire en manière qu’il épouse la fille qu’il a engrossè… ».
Ecco come le Autorità d’allora vegliavano sulle povere fanciulle engrossèe senza la benedizione nuziale ! – Poco tempo dopo il Pintus sposava quella fanciulla.

• 1723-30. Moralità dei Consiglieri

Nella corrispondenza epistolare del Viceré al Governatore di Sassari, dal principio della dominazione piemontese sino al 1730, non si parla che di delitti commessi, di questioni di frati, e di altre cose di poco rilievo. Quello che si ricava è, che il Consiglio civico di Sassari era composto di cittadini ricchi, più teneri del proprio interesse che del bene pubblico; le rendite comunali erano pasto di questi avvoltoi. Il Viceré voleva che esse si dessero in appalto; ma il Consiglio faceva di tutto per sottrarsi a questa provvida disposizione – Allora il Viceré ordinava che il Governatore levasse dalla Borsa, nella quale contenevansi i nomi dei Consiglieri possibili, quelli dei refrattari agli ordini viceregii. Il Governatore di Sassari faceva l’estrazione di quei nomi dalla borsa, giusta le prammatiche reali o Statuti locali; però aveva il dritto di non leggere i nome di quella data persona che non gli garbasse, riestraendo dalla stessa borsa altro nome, sinché trovasse uomo di suo piacimento. E il Viceré ordinava che il Governatore usasse di questo suo dritto.

Ho sott’occhio una lettera del Viceré ai Consiglieri di Sassari, in data 6 Dicembre 1730, in cui è detto: « – Trovo giusta ed approvo la nomina fatta di Francesco Farru a Capitano dei Barrancelli, colla condizione da lui imposta, di dargli facoltà di nominare i suoi Barrancelli; siccome però fra i nominati nell’unità nota ve ne sono alcuni reos de delictos, e che non potranno godere del Reale Indulto, devo dire alle Loro Signorie che non conviene che tali rei servano nell’empleo della Barrancelleria che è muy necessaria para la estirpacion dei malandrini! – »
E mi pare che i Consiglieri avrebbero potuto veder coi propri occhi una simile sconvenienza !

• Autorità Ecclesiastica

L’Autorità ecclesiastica era prepotente in modo straordinario. Ordinava arresti a suo talento; e sottraeva al braccio secolare quelli che le piaceva designare come chierici, o tonsurati. E siccome molti avvocati, giudici, Consiglieri ecc. ecc . erano tonsurati, così trovavano modo di sottrarsi alle disposizioni amministrative e giudiziarie del Governo – Veniva allora ordinato dal Viceré, che nessuno potesse far da Avvocato, da Consigliere, o diventasse in altro modo impiegato o funzionario, se non dava prove di non essere tonsurato; oppure, essendolo, per atto pubblico vi avesse rinunziato (!!).
I Vicari generali ed i frati davano da fare per mille. Furti, assassinamenti, e protezione sfacciata ai malandrini da parte dei prelati, dei feudatari, ed anche dei Giudici e degli avvocati Fiscali!!!
L’Arcivescovo di Sassari nel 1727 proteggeva sfacciatamente i bricconi, i ladri e gli assassini, dichiarandoli tonsurati. In quanto ai costumi di molti religiosi, erano tutt’altro che edificanti.
I nostri Consiglieri quantunque non troppo morali, tenevano molto alla moralità ed al buon costume. In data del 14 Febbraio 1731, essi scrivevano una lettera fulminante a Fra Gioachino, Generale dell’ordine dei frati di S. Giovanni di Dio, perché facesse stare a dovere un certo Fra Giovanni Letica, « – il quale, in tutto il tempo che è stato in Sassari (era un continentale) ha vivido sin ninguna religiosidad, con escandalo de lodo este pueblo, caminando dia y nocte in divisa non de Religioso, concurrendo a juegos publicos, hechando a perder en sus caprichos la hasienda y rentas de decto Combento – » (cioè a dire, vivendo senza contegno, andando notte e giorno travestito, prendendo parte a giochi pubblici, a soirèes, a riunioni di donne, e dissipando nei suoi capricci le rendite del Convento.)
Ecco il colore di quel tempo, qual risulta, e dal Carteggio tra il Viceré ed il Governatore, esistente nei Regi Archivi di Stato di Cagliari – e dalle lettere esistenti nei nostri Archivi Comunali! La Spagna aveva lasciato i sardi profondamente corrotti; e i piemontesi, rozzi, sì, ed ignoranti, ma piuttosto onesti, volevano elevare il livello della moralità proclamando massime di onestà politica e amministrativa – ma invano; a nulla riuscivano, tanto il male era incancrenito!!

• Eccessi e pettegolezzi

In questi anni si riscontrano eccessi d’ogni sorta. Nel 1725 la prepotenza ecclesiastica giunge a tanto, che il Viceré consiglia ed esorta il Governatore di Sassari alla più vile sottomissione, scrivendogli che sperava negli imminenti accordi favorevoli al retto procedere della giustizia che si sarebbero conchiusi colla Corte di Roma.
Nel 1726 allarmato il Viceré per i tanti delitti che si commettevano in Sassari e nei villaggi, chiama subito a Cagliari il Governatore cav. Carlino, il quale non può partire, perché colto di gotta; –
Nel 1727 il Viceré si duole di flagranti corruzioni dei Giudici della Real Governazione di Sassari, ed accenna persino a deposito fatto di danari presso un Notaio per compensare i Giudici, ove avessero diminuito la pena a certi fratelli Virdis di Pattada; –
Nel giovedì santo di quest’anno, due confraternite trovandosi per strada in processione, vennero fra loro alle mani, e togliendo le armi di sotto agli abiti religiosi si picchiarono di santa ragione; –
Nell’anno stesso, in data10 Giugno, il Viceré ordina al Governatore di Sassari, di escludere dalli uffici e cariche Comunali tutti quei cittadini che in un promenato votarono per la galera, invece che per la morte; e quelli che erano Avvocati li sospendesse dall’esercizio per un anno!!!
Nello stesso anno, addì 8 Settembre, il Viceré domandava al Governatore informazioni esatte sopra una dispettosa querela sorta in Sassari tra due dame, Donna Anna Maria Tola, e Donna Speranza Delitala !!!
E per finire dirò; che il 16 Gennaio 1730, i Consiglieri di Sassari scrivevano nella più viva costernazione al Viceré, dicendogli, che in Sassari si viveva in troppa miseria y tribulassione per i loro peccados (e qui dicevano il vero!): che non si temeva più la giustizia da alcuno, essendo i malfattori temerarios. « – E difatti – scrivono essi – lo prova lo scandaloso delitto commesso pubblicamente ieri (15), nella pubblica via, tanto frequentata, che conduce alla Chiesa Cattedrale.
Alle ore 10 e mezza di mattina, tre uomini encapotados (incappucciati) erano fermi nel portal di detta Chiesa, di fronte alla casa di Don Iaime Manca Zonza, armati con escopetas y carabinas; e diedero tre fucilate al Dottor Lorenzo Farris, il quale versa in pericolo di vita, e ferendo in pari tempo il cugino Francesco Farris, ch’era in sua compagnia.
Accorse subito tutto il Clero Capitolare e la plebe, pieni di scandalo per l’ora in cui si consumava il delitto, segno manifesto del poco temer de la justicia civile ed ecclesiastica – E non parando en esto lo tradimento verso sera, mezz’ora dopo le Orazioni, si tirò pure un’altra fucilata a Gio. Battista Inocençio nella stessa via. E per colmo della temerità di simili desatinos, questa mattina, alle 10 per le 11, nell’orto giù  de Fontanaça, fu mortalmente ferito Giuseppe Cosso, a cui diedero due fucilate.
Noi denunziamo al Viceré questi fatti, perché giustamente ne temiamo dei più gravi »
E, per dar un’idea al lettore delle condizioni della Sardegna e della nostra Città sotto il felice regno di Vittorio Amedeo II, mi pare che io ne abbia dette abbastanza!

• 1730. Il re abdica

Vittorio Amedeo II, travagliato sempre da un’inquietudine vaga, mezzo annoiato (principalmente per la perdita della Sicilia, di cui non poteva consolarsi) si stancò improvvisamente di regnare e abdicò il 3 Settembre 1730, in favore di Carlo Emanuele, l’ultimo de’ suoi sei figli – Questa sua risoluzione fu interpretata in modi diversi dall’Europa. « Non si seppe mai – scrive il Denina – la vera cagione di un atto che ha pochi esempi, né il motivo che più tardi indusse Vittorio Amedeo a tentare di risalire per forza sul trono ond’era disceso. » —
Egli scrisse, che il peso del governo era troppo forte per le sue spalle troppo deboli; e si collocò a riposo dopo 55 anni di Regno, di cui 45 sulla Sicilia e 10 sulla Sardegna. Non aveva forse torto, perché nessuno della Casa Savoia stette sì lungo tempo in trono – tanto i suoi trentadue predecessori, a cominciare da Beroldo – quanto i suoi sette successori, terminando in Vittorio Emanuele II.
Questo re aveva un’immensa parrucca alla Molière che gli scendeva fino alle mammelle, una voluminosa cravatta di pizzo, ed una grand’aria tutta spagnuola. In fondo in fondo, non fece che lasciar le cose come le aveva trovate; ciocché faceva molto comodo al popolo sardo – e molto comodo a lui!