La Repubblica di Sassari

Nel 1294 Sassari inviò a Genova Dorbino Ennuaca, Biagio Bannato, Guantino Pilalbo, Leonardo De Campo e Guascone Capra, come ambasciatori, procuratori, sindaci e rappresentanti speciali di Denetone Pala, Torgodorio Corda, Guantino Lovollo e Nicolò Calderari, capitani del Comune e popolo sassarese; i quali ambasciatori, stabiliti i patti con quella Repubblica, riportarono l’atto solenne col quale la città di Sassari si costituiva repubblica, alleata con Genova.
La Repubblica di Sassari, sotto la protezione di Genova, durò dal 1294 al 1323.
È mio intendimento fermarmi su quest’epoca, più di quanto me lo consentirebbe la natura del mio libro, che mi suggerisce la brevità; e ciò perché quest’epoca, tanto gloriosa per Sassari, fu la più trascurata dagli storici, e per conseguenza la meno conosciuta dai miei concittadini; la maggior parte dei quali (non credo esagerare!) ignorano la Convenzione del 1294 ed i famosi Statuti che formano il maggior lustro del nostro paese.
Ed è per queste ragioni che io ho voluto fermarmi sopra i suddetti documenti, riportando le dotte ed eleganti scritture, nonché gli autorevoli giudizi, di quei benemeriti cittadini che hanno diritto alla nostra riconoscenza, e il cui nome dobbiamo scolpire nel nostro cuore e nella nostra mente.
Dei 29 anni in cui Sassari si resse a Comune sotto la protezione della Repubblica di Genova, non ci restano che i due documenti da noi menzionati: l’Atto di Confederazione stipulato con Genova nel 24 Marzo 1294 – e gli Statuti promulgati sotto la Podesteria di Cavallino De Honestis nel 1316. Niente altro; – non una deliberazione del Consiglio Maggiore durante quel Governo, non una notizia di cronaca, non i miglioramenti introdotti nel commercio, nell’agricoltura e nell’industria da quei fieri cittadini insofferenti d’ogni servitù.
Il nostro Archivio era ricchissimo di registri e documenti (come consta dagli stessi Statuti, i quali prescrivono registrare ogni atto in appositi libri) ma i Francesi nel 1527 posero a sacco la città, incendiarono gli Archivi del Comune e dispersero tutte le Carte di circa un secolo, in cui Sassari si era governata a Repubblica, tanto sotto i Pisani, quanto sotto ai Genovesi. Nessuna traccia lasciò dunque di quel libero Governo la ferocia francese; e se gli Statuti non fossero scampati per miracolo a quell’invasione, e se la Convenzione non si fosse conservata negli Archivi di Torino, forse oggi s’ignorerebbero i fasti di quell’epoca, che pure è la più gloriosa della Storia sassarese.
Questi due documenti però sono più che sufficienti a darci un’idea, non solo di Sassari repubblica sotto la protezione di Genova, ma forse più ancora di Sassari qual’era sotto ai Pisani.
Eppure – ha dell’incredibile! – quasi tutti i nostri storici antichi tacciono affatto della Convenzione, e toccano appena di volo il tempo in cui Sassari, rettasi a Comune, promulgò i suoi Statuti.