Filippo V (dal 1717 al 1720)

Sassari Spagnola per altri tre anni

 

• 1717. Proclamazione

Filippo V era figlio del Delfino di Francia, chiamato a regnare in Ispagna per testamento, ma contrastato nella possessione (come abbiamo già detto) da Carlo Arciduca d’Austria.
Egli, al pari di tutti i Filippi, si lasciava guidare facilmente dagli altri.
Come Filippo II si era lasciato prendere per il naso dal Conte di Lerma – come Filippo III aveva ceduto al Conte d’Olivarez, così Filippo V si lasciò abbindolare dal suo Ministro Alberoni e dalla bella Principessa degli Orsini.
Il 20 Settembre 1717, alle ore 9 per le 10 di mattina, congregati in Sassari il Civico Magistrato col Capitolo ed altri Ecclesiastici, titolati, nobiltà, persone civili, e tutti i Gremi d’ogni sfera, veniva acclamato con tutta solennità il Real nome del Sovrano Filippo Quinto. Altra dimostrazione fu fatta in Sassari il giorno 6 Ottobre seguente, appena si ebbe la notizia che il Castello di Cagliari si era reso al Cattolico Monarca spagnuolo, il 1° dello stesso mese.

• Altro soccorso

Il 23 Settembre (tre giorni dopo la prima proclamazione) si deliberava dal Consiglio un altro soccorso per la Fregata del Re che trovavasi in Portotorres. Furono in quell’occasione somministrati 17 scudi di pane – 7 scudi di vino – un barile di acciughe, più olio e sale – e, mentre si facevano i festini, i Consiglieri ed il popolosi dolevano della miseria in cui si trovavano per i tanti soccorsi che s’imponevano alla Città.

• Monete spagnole

Nella seduta del 4 Ottobre il Capo Giurato esponeva: che essendosi poste in circolazione dalle truppe di Filippo, testé arrivato, una gran quantità di moneta castillana e catalana, e venendo questa rifiutata in commercio, perché poco praticata, il Comandante Marchese di Villalegne aveva fatto un Manifesto, ordinando che nessuno ardisse rifiutarla, avendo essa moneta l’intrinseco valore di due reali d’argento; doversi anzi ricevere per un quarto di scudo.
Il Consiglio però era molto preoccupato del rialzo di quella moneta che credeva molto pregiudizievole per il paese!

• Dimostrazione

Una terza dimostrazione di giubilo ebbe luogo in Sassari la sera del 9 Novembre, per la conquista di tutta la Sardegna fatta dalle armi del Re Don Filippo. Il 17 dello stesso mese il Sindaco diè agli abitanti la notizia ufficiale che tutto il Regno era rientrato sotto il felice dominio della Spagna.

• Te Deum

Nel suddetto giorno, 17, il Civico Magistrato rappresentò all’Arcivescovo Fauster, che bisognava prendere i concerti per la solennità del solito Tedeum, da cantarsi per la conquista dell’Isola fatta da Filippo. L’Arcivescovo si rifiutò di farlo cantare per le seguenti ragioni, che egli, dopo varie ambasciate, significò a voce al Consiglio nel giorno 13, e confermò in iscritto nel giorno 19.
« L’Arcivescovo è pronto e disposto a far tutte le dimostrazioni, orazioni, funzioni ecclesiastiche ecc. per felicitare Don Filippo; non però di far cantare il Tedeum, perché la Chiesa riserva questo canto per le occasioni di sua speciale allegria. Se la invasione dell’Isola fosse avvenuta in altra circostanza, manco male! – ma in quel tempo di Guerra Santa, in cui le armi dell’Imperatore Carlo III erano impegnate contro il Turco, nemico comune del Cristianesimo, cantare il Tedeum sarebbe parsa un’irrisione a Dio; tutta la Cristianità ne sarebbe offesa, oltre il profondo dolore che avrebbe risentito il Beatissimo Padre in questa circostanza, in cui alla Chiesa si addicono più le vesti di lutto che quelle di gala… »
Ciò apprendo (insieme a tutte le altre notizie da me date) dai libri esistenti nell’Archivio Comunale. Il Cossu scrive, che per questo rifiuto l’Arcivescovo Fauster venne allontanato dal Regno, e le sue rendite sequestrate.
« Delle quali operazioni – egli aggiunge – la Corte Romana fè  carico al Cardinale Alberoni, come se egli ne avesse dato l’ordine; mentre in voce l’ordine venne dato dal Viceré Marchese di Leide, senza aver avuto il tempo di esplorare prima le sovrane intenzioni. »

• Il ritorno degli spagnoli

Gli Spagnoli tornarono in Sardegna come tanti arrabbiati. Prima loro cura fu quella di perseguitare i Carlisti, sequestrando i beni a quanti fuggirono per seguire la causa imperiale, o evitare le persecuzioni del nuovo governo. Molti partigiani dell’Austria –  nota il Pillito – si rifugiarono nelle montagne della Gallura, dove, uniti ai facinorosi di quella provincia, si misero in corrispondenza con quelli che ripararono nella vicina Corsica. Non potendo il nuovo Viceré De Armendarez ridurre in altro modo quegli uomini alla dovuta obbedienza, stante l’inaccessibilità dei luoghi da loro scelti, fece ripubblicare il proclama del Leide, concedendo indulti e passaporti anche ai rei di delitti comuni. Esorbitanti ed insopportabili contribuzioni di danaro imposte alle città e comuni; – continue requisizioni di viveri e di foraggi pel mantenimento delle numerose truppe e delle cavallerie; – chiamate d’uomini per impiegarli in faticosi lavori; – e finalmente la rimozione degli impiegati civili e militari già nominati dall’Imperatore ecco i frutti recati alla Sardegna dal Governo Spagnuolo della seconda maniera!

• 1718. Falso rapporto

Il 2 Agosto di quest’anno i Consiglieri della Città di Sassari scrivevano una lettera disperata al Viceré in Cagliari; ne traduco un brano letteralmente.
« È inesplicabile il sentimento che contrista i nostri animi afflitti; ed abbiamo la sventura di poterci gettare personalmente ai piedi di V.E. per poter esprimere colle lagrime, meglio che colla penna, l’immenso dolore che ci apportò la notizia che in questo momento si sparse per la Città; dove si è divulgata, ed è creduta, la falsa relazione che questo popolo siasi ribellato, che ha assassinato l’Amministratore della vendita del tabacco , e commesso altri delitti di lesa maestà; e che V.E. credendo a questa notizia ha subito mandato a questa volta e per terra e per mare, alcune truppe per il castigo e pacificazione della Città; la quale, dopo il soave dominio del Re (Dios le garde mil anos!) ha vissuto e vive tanto quieta en los ocios de la paz… Ci sorprende come, senza alcun fondamento, siasi potuta inventare una tal funesta notizia a quatro palmos de terreno di distanza »
Continua la lettera gridando alla calunnia, al traditore, al falço testimonio che ha turbato la pace di este pobre pueblo que està en la ultima miseria; e termina scongiurando il Viceré perché dia un contrordine per richiamare le truppe, le quali sarebbero di dolore e di vergogna per la Città ed anche oggetto di troppe spese… »
Il fatto era pur troppo vero; e difatti il Viceré Chacon, in data del 5, tacendo del tumulto, scrive, che non può ritirare le truppe che sono in viaggio, composte di tre compagnie di Granatieri, e mandate per castigo dei cattivi e per ausilio dei buoni. Egli fa osservare ai Magnifici Consiglieri, che le truppe sono il migliore appoggio della Giustizia e del Governo, e lo scudo della Ragione (!) – né sa persuadersi come esse possano recar molestia alla fedeltà della Città, mentre anzi sono inviate per la sua sicurezza… »
La Città però temeva seriamente le spese; e difatti, cinque giorni dopo, ricevette altra lettera dal Viceré, avvisandola di tener pronto prestamente il Palazzo destinato al Comandante le truppe, Don Francesco Bastamante Governatore di Alghero, al quale si doveva provvedere giornalmente una libra di candele di cera, due di sevo, e otto arrobas di legna.
E queste spese erano ben gravi per quel tempo! Nel Novembre del 1717 le spese quotidiane per alloggiare gli ufficiali delle R. Truppe di S.M. ammontavano a Ls. 18, 14 (circa L. 37, 50); e ciò per legna, carbone, candele di sevo, olio ecc. al Colonnello, a 4 Sergenti maggiori, 8 Capitani 8 Tenenti, 10 Alfieri, 4 Aiutanti… e più el Quartel.

• Si perde la pazienza

Cinque giorni dopo (il 10 Agosto) i Consiglieri di Sassari, stanchi di tanti maltrattamenti, vessazioni, e spese enormi, si rivolgevano direttamente al Re, rappresentandogli los trabaios e i conflitti tan estremos con cui si opprimeva la Città; e imploravano misericordia. Questa lettera fu mandata a Filippo V per mezzo del Marchese di Fuentezilla, incaricato dai Consiglieri di spiegar tutto, a voce, al Sovrano.
Non trovo alcun provvedimento in proposito negli Archivi Comunali, credo però che i Sassaresi siano rimasti, al solito, senza alcuna soddisfazione.
Durante il periodo di questi 20 anni, Spagnuoli e Tedeschi con varia vicenda governarono la Sardegna. Furono tempi poco lieti. Lascio la parola al nostro Tola per descriverli:
« Gli Spagnuoli avevano dilapidato il tesoro pubblico: vennero gli austriaci, e le tolsero quanto ancora le rimaneva di vita: poi tornarono gli spagnuoli, e parte per necessità, parte per vendetta dei primi dominatori, ogni altra reliqua di bene cancellarono. I popoli ed i magnati divisi in fazioni, traevano ciascuno il suo prò dai pubblici turbamenti.
La fede verso i regnanti era labile e venale; gli onori, i titoli, gli uffizi per questa brutta fede si mercavano e si vendevano; famiglie illustri per antichità di prosapia, per nobiltà di sangue, per copia di ricchezza, o declinavano dallo splendore, o andavano volontarie in bando, se della perdente; famiglie nuove, oscure, misere a subita e maravigliosa altezza salivano, se della parte vincente erano. Pessimo esempio ai popoli, i quali vedevano le frequenti mutazioni di dominio, ansavano alle novità ed ai disordini, testimoni essi stessi del come si poteva vincere, del come si poteva perdere nel trambusto generale di tante opinioni e di tanti eventi… »

• Finalmente!

Già la Sardegna, e per conseguenza i Sassaresi, si erano quasi rassegnati a subire nuovamente i capricci del dominio spagnuolo, quando un’altra notizia venne a metterli, lì per lì, in nuova costernazione. Giunse in Sassari la novella che col trattato sottoscritto a Londra l’8, e a Parigi il 18 Novembre, l’Isola di Sardegna era destinata a Vittorio Amedeo di Savoia, in cambio della Sicilia – cambio, a dirla qui fra noi, che non garbava troppo al re sabaudo – La notizia fu ricevuta con una certa inquietudine, poiché dal frequente cambio di tanti padroni diversi, il paese non si riprometteva troppi benefizi. Ad ogni modo si aspettarono con rassegnazione i nuovi avvenimenti.
Son persuaso che il nostro carissimo e scrupolosissimo Usai ha scritto quel giornonel suo Diario: «Come ci troveremo sotto questo Re esordiente? Dios nos assista!!! »

• 1720. L’ultimo addio alla Spagna

Due anni dopo il famoso Congresso europeo, appena ottenuto il consenso del Re Cattolico (che solo mancava a tradurre in atto la Convenzione stipulata) il Principe di Ottaviano entrava in Cagliari sulle Galere del nuovo Monarca, e il 4 Agosto 1720 riceveva dal Capitano Generale spagnuolo, a nome del Re Cattolico, l’Atto solenne della rinunzia della Signoria a Cesare. Ciò eseguito il Principe prendeva la possessione del Regno in nome del suo Signore; e quattro giorni dopo (l’8 Agosto) lo rassegnava al Rappresentante del nuovo Monarca Vittorio Amedeo II.
Il giuoco era fatto. La Città di Sassari cantò il solito Tedeum in onore del suo nuovo padrone; e da quel giorno tutta la Sardegna diventò Piemontese – come Sardo da quel giorno diventò il Piemonte!