Filippo III (dal 1598 al 1621)

Sassari Spagnola

 

• 1598. Ascesa al trono

Filippo III sale al trono. Egli, fra le altre cose, riunì il famoso Parlamento del 1603 in cui a tante speranze si sollevò la Sardegna; diede incremento al pubblico insegnamento; incoraggiò gli innesti degli ulivi; fece l’editto contro i Mori ecc, ecc. In contraccambio di tali benefizi, sotto il governo di questo Monarca la Sardegna si ebbe la peste delle ire municipali – la pervicacia dei ministri del Re che la facevano a testa loro – ed altri piccoli mali.

• 1599. Armamenti

Il Governo si preoccupava di armare le popolazioni del Logudoro per poter tenere testa alle frequenti incursioni dei pirati barbareschi ed alli attacchi che temevansi da parte dei Musulmani dell’Africa occidentale. Queste armi si vendevano alle popolazioni, che le pagavano a rate annuali. Il Governo ordinava che dalle somme incassate si comprassero altre armi, per essere poi nuovamente divise fra quei Comuni che più ne abbisognavano.

• 1600. Uccisioni

Pare che nella città di Sassari in questo tempo non fosse troppa tranquillità; le private vendette, gli odi, i rancori facevano stare i cittadini in continua agitazione. Troviamo nei libri del Comune, che nella notte di mezz’Agosto del 1600 i Consiglieri rinunziarono di andare alla chiesa di Santa Maria per il numero infinito delle uccisioni fra i cittadini.

• Economia

Sua Maestà, per strettezze di finanze, ordinò si sospendessero le paghe agli impiegati, e gli altri assegni, eccettuati per i soldati, per gli artiglieri, per le guardie del littorale, e per le… limosine delle monache!

• Civiltà

Don Francesco di Castelvì fu accusato di aver ucciso l’arciprete Piras con un’archibugiata, e lo si tenne in carcere per un anno. Per ordine della Regia Corte tenevasi una guardia alla porta del suo carcere. Il Castelvì non potè pagarla, perché povero, ed allora pagolla lo Stato.

• 1601. Timori di guerra

La città, a proprie spese, arma alcune migliaia di cittadini per il pericolo di guerra imminente.

• 1603. Un martire

Il sassarese Fra Francesco Cirano, religioso claustrale, che fu catturato dai pirati e condotto, carico di catene, in Algeri, resistendo a tutte le tentazioni per abbracciare l’ismamismo, è scorticato vivo, il 19 Gennaio, dai suoi barbari manigoldi.

• 1604. Clima teso

Grande irritazione in Sassari contro i Cagliaritani, perché questi, insorgendo contro i sassaresi, ivi dimoranti, li avevano cacciati; e perché quel Municipio con uno Statuto aveva inabilitato i nativi di Sassari a poter tenere in Cagliari uffici, né benefizi.

• 1606. Concilio provinciale

Concilio provinciale in Sassari, radunato dall’arcivescovo Bacallar. I decreti contro i Ruffiani o Lenoni, le fattucchiere e le prefiche dànno idea dei bei costumi che fiorivano in quel tempo!

• 1607. Congrega dei nobili

I nobili del Logudoro (contro il disposto di un capitolo delle Corti nel 1452 e contro i rescritti sovrani) avuto il beneplacito del Viceré, si congregarono collegialmente in Sassari per trattare di cose, com’essi dicevano, d’importanza per il loro ordine e per il bene pubblico; e, dopo le deliberazioni prese, deputarono a Madrid il loro sindaco Stefano Manca. I Cagliaritani schiamazzarono; e il Re, disapprovando il fatto, rinnovò le solite proibizioni e strapazzò il Viceré per la novità da lui permessa.

• 1609. Sottigliezze dell’Inquisizione

I Consiglieri di Sassari solevano prestare il giuramento nel Segreto del Santo Uffizio, secondo gli ordini di Sua Maestà. In quest’anno però, coll’inquisitore Don Gabriele Ragnolos, incorse il dubbio se i Consiglieri dovevano stare a sedere durante il tempo che il Segretario del Santo Uffizio leggeva la formula del giuramento, e soltanto alzarsi nell’atto che giuravano; – ovvero se nel tempo che il Segretario leggeva, dovevano stare in ginocchio o in piedi. Si risolse d’informarne il Sovrano, aspettando la decisione dalla Corte. – Erano proprio cose di alta importanza!

• Primate di Sardegna e di Corsica

L’arcivescovo turritano Baccalar, consenzienti i suoi suffraganei, s’intitola Primate di Sardegna e di Corsica, mentre fra loro si contendevano tale primato gli Arcivescovi di Cagliari e di Pisa. Inter duos litigantes…. con quel che segue. E notate che il Baccalar era cagliaritano! II Re scrisse all’Arcivescovo perché revocasse il mandato; e questa revoca fu mandata al Pontefice. Il procuratore, però, persistè con insistenza a sostenere i dritti a proprie spese; e i successori del Baccalar continuarono ad appropriarsi il titolo di primate.

• 1610. Conventi

Si erige il convento dei Mercedari vicino alla chiesa di San Paolo, per legato che lasciò in testamento Don Gavino Marongiu Gambella, marito di Donna Margherita Tavera.
Si fondano anche dal suddetto: il convento dei Trinitari sul monte di Rosello, (che poi si trasferì dove oggi è la chiesa della Trinità) – e il convento dei Carmelitani che esisteva verso il Giardino Pubblico, a un tiro di fucile dal Pozzo di Rena.

• 1612. Manuele Fiore

I Sassaresi, funestati e molto vessati dalla masnada di ladroni condotta dal celebre bandito logudorese Manuele Fiore, radunano alcune compagnie divise in decurie, e travagliano con aspra guerra quei malviventi.

• 1613. Assoluzione

Nell’aprile, mentre il Viceré trovavasi in Sassari soddisfacendo al compito di visitare il Regno, riconosciuta l’innocenza di Don Michele Manno, ed assoltolo dall’omicidio che gli si imputava, lo reintegrò nella carica di Contestabile della città di Alghero, conferitagli sin dal 1595.

• 1614. Parlamento

Al Parlamento tenuto in Cagliari in quest’anno accorsero tutti i nobili del Logudoro, e col numero prevalente di voti sopra i nobili cagliaritani riuscirono ad ottenere che, quando si fosse trattato di affari di pubblica utilità, potessero radunarsi i logudoresi e deliberare – ben inteso col notificare poi ai nobili dell’altro Capo le deliberazioni prese. Il Viceré approvava; ma i cagliaritani si riservavano a mandare a vuoto il progetto. Diffatti nel 1615, per far vedere che facevano poco conto di quei nuovi capitoli, i nobili si congregarono in Cagliari senza chiamare i logudoresi.
Il Viceré, offeso dei loro modi superbi, proibì la Congrega se prima non s’invitavano gli altri nobili del Regno. Si appellò al Re e il Re, revocato l’ordine del Viceré, riconfermò ai cagliaritani il diritto di potersi congregare, quando occorresse un importante negozio.
I logudoresi, non vedendosi invitati, si riunirono a Sassari in forma di Stamento. Il Viceré, che aveva mal veduta la riunione dei cagliaritani, ordinò a quelli di Sassari che si sciogliessero; e i sassaresi ubbidirono mordendosi le labbra, aspettando una nuova occasione per potersi vendicare.

• 1616. Tipografia

Bartolomeo Gobetti, chiamato da monsignor Canopolo, porta in Sassari la Tipografia. La prima opera stampata fu El triumpho y martyrio de los martires Gavino, Proto y Januario, del Marignaccio – 1616 – in ottavo.

• 1619. Inquisizione

L’inquisitore Don Pietro Ganies, in Sassari, carcerava un alguazile regio, che eseguiva ordini i quali all’Inquisitore parvero lesivi delle sue attribuzioni. L’alguazile restò due anni in carcere, cioè sino a che piacque all’inquisitore scarcerarlo.
Allora il Regio Consiglio, riconoscendo che l’alguazile non aveva torto alcuno, accordava al povero scarcerato, Giovanni Pinna, trenta scudi di gratificazione!

• 1620. Ancora l’Inquisizione

Il 6 Luglio venne accordata una gratificazione di duemila scudi al Giudice di Corte avvocato Gio. Andrada, per indennizzarlo dei gravi pericoli affrontati quando per ordine del Duca di Gandia si recava alla Corte di Madrid per implorare rimedio alle scandalose gare e tumultuosi procedimenti del turbolento Inquisitore del Santo Uffizio in Sassari e dei suoi numerosi e potenti affigliati, ed in contemplazione tanto delle notevoli spese e debiti contratti, quanto dei disagi sofferti nelle carceri dell’Inquisizione di Toledo, dove era stato rinchiuso per ben diciotto mesi il povero avvocato!
Lo stesso Inquisitore in quella circostanza aveva tenuto in carcere un certo Leonardo Barra e Costantino Sambiguccio, parimenti perché avevano eseguito d’ordine del Viceré certi atti del loro ministero. Furono anche costoro tolti dal carcere e gratificati!
Come vedesi, quando qualcuno veniva imprigionato ingiustamente, gli si dava una gratificazione. Erano per certo tempi migliori dei nostri!

• 1621. Morte di Filippo III

Filippo III, il 31 Marzo, rese l’anima a Dio, il corpo alla terra, e la corona a Filippo, suo figlio, che regnò sotto il numero Quattro.