Filippo II (dal 1556 al 1598)

Sassari Spagnola

 

• 1556. Filippo II

Sale al trono Filippo II, il sanguinario, colui che fece uccidere la sua sposa di secondo letto e il proprio figlio di lei amante. Egli rese memorabile il suo governo per istituzioni civili e militari; alla Sardegna però fece più bene che male. Istituì nel 1575 la Reale Udienza, supremo magistrato dell’Isola; introdusse la tipografia; fece fabbricare torri per i litorali della Sardegna e istituì buoni tribunali e buone leggi che furono sancite con rigori estremi dall’Inquisizione. Altra cosa buona fatta da Filippo II fu, di aver pensato di provvedere nel 1597 a certi abusi a riguardo dei titoli. Lascio la parola al Gazzano che prese la faccenda sul serio!
«Nella Spagna e negli altri paesi da essa dipendenti, erasi a poco a poco introdotto un abuso grande a riguardo dei titoli; talché sfacciatamente si arrogava il trattamento d’illustrissimo ed anche di eccellenza chi né per dignità, né per nascita poteva talvolta, né tampoco meritarsi del signore. Sicché il re Filippo II, che come raffinato politico prevedeva le conseguenze di una sì mostruosa (?) confusione, la quale più non lasciava distinguere i diversi ordini della civile società, volendo porre un freno all’ambizione oramai intollerabile degli Spagnuoli, il cui esempio avevala propagata negli altri suoi domini, fece nel 1596 promulgare un editto, con cui regolando il trattamento e i titoli che a ciascun grado di persone e a ciascuna qualità d’impiego sarebbero dovuti, stabili che d’allora in poi in tutti gli Stati della monarchia quello osservar si dovesse rigorosamente, sotto le gravi pene che in esso venivano imposte contro gl’infrattori della stessa legge!».
Povero Filippo II, se fosse vissuto ai nostri tempi, in cui si dà dell’illustrissimo a tutto il mondo! Ma, non interrompiamo il Gazzano:
«… E perché sin dal 1579 inclinando gli Spagnuoli, e a loro esempio gli altri sudditi, alla morbidezza (!) ed avevano incominciato a prendere a schifo le barbe, in maniera tale che insensibilmente gli stessi ministri scordatisi della gravità del loro carattere comparivano nelle più auguste e serie adunanze in aspetto di uomini effeminati; quindi è che l’istesso saggio (!) Monarca, mal comportando il decadimento delle antiche venerande usanze, pensò a farle risorgere, primieramente coll’esempio; al cui fine volle che il reale infante Don Filippo, suo figlio, intervenisse egli medesimo in un maestoso congresso con lunga e colta barba al mento: e dubitando poi anche che una sì gran lezione (?) non fosse abbastanza istruttiva, affine perciò di maggiormente imprimerla nello spirito di chiunque si fosse, scrisse, e mandò a pubblicare una legge, con cui, gli usi dagli antenati così lodevolmente introdotti richiamando alla memoria, ordinò che da qualsivoglia grado di persone si dovessero nuovamente adottare, ed esattamente osservare».
Non vi pare che Filippo fosse un saggio davvero? Far stare in casa suo figlio finché gli crescessero i peli del mento, e quindi farlo comparire d’improvviso in un maestoso congresso con tanto di barba per spaventare i sudditi ed i barbieri di tutta la Spagna, è un atto che ha pochi riscontri nella storia!
Chiedendo scusa al lettore della digressione, segneremo ora quanto di notevole accadde in Sassari durante il regno di questo Monarca.

• 1556. Studi

La città di Sassari scrive al Vescovo di Alatri, Rettore dell’Accademia Romana, acciò venga in Sassari per sondarvi un’Accademia di studi.
L’Ospedale dei lebbrosi è servito e dato in custodia alle terziarie dell’ordine di San Francesco in Sassari.

• 1559. Collegio dei Gesuiti

Si apre a Sassari il Collegio Gesuitico per la cui fondazione e per l’insegnamento pubblico aveva nell’anno precedente (1558) lasciata la sua azienda il benemerito cittadino sassarese Alessio Fontana, già Segretario di Carlo V e Maestro Razioniere in Sardegna. Desideroso il Fontana di migliorare le sorti        della sua patria invitò per i primi in Sardegna i chierici regolari del Lojola, e fondava in Sassari, colle sue ricchezze, una casa per essi, dotandola sufficientemente.

• 1560. Pubblico insegnamento

Il papa Pio IV autorizza con Bolla i Gesuiti al pubblico insegnamento di grammatica, lettere umane, filosofia e teologia nell’Accademia Turritana ed alla collezione dei corrispondenti gradi accademici. Le scuole si aprirono nel 1562.

• 1561. Tempi morali!

Qualche cosa di grosso era per fermo accaduto in Sassari in quest’anno; e ciò si desume da una supplica presentata da alcuni cittadini sassaresi al viceré Don Alvaro quando passò in Sassari; dalla quale si rileva: – Che ad istanza del fisco furono carcerati molti sassaresi siccome rei d’essersi stretti in società, promettendo con giuramento d’aiutarsi a vicenda, e concorrere a tutte le spese e multe a cui verrebbero condannati per risse; che scarcerati costoro, alcuni maligni sparsero voce aver essi cospirato contro il Sovrano; – che essendosi con ciò intaccato il loro onore, essi supplicarono il Regio Rappresentante acciò dichiarasse non essersi né da loro né dagli altri imputati commesso crim de cospiraciò, diretto o indiretto, contra Principem vel patriam; che finalmente il viceré Don Alvaro di Madrigal dichiarava: che per quelli che erano stati accusati non si fosse dato luogo a processo; ordinò di cancellare e abolire una simile falsa infamia, e che nessuno avesse osato chiamare cospiratori i sopranominati individui!
Ecco ora la lettera spedita dal Governatore del Logudoro al Viceré il 20 dicembre 1561:
«… Le rimetto uno dei libelli infamatori che si trovarono affissi in vari luoghi della città. Pare che qualche spirito infernale spinga questa popolazione a suscitare alcun sinistro. Perciocché, mentre coloro, contro i quali fu pubblicato il libello, si erano già ritirati nelle loro case e vivevano tranquilli, dopo questa affissione si mostrarono talmente risentiti, che dubito molto non accada qualche fatto scandaloso.
Dagli indizi finora raccolti, pare che l’autore del libello sia un certo Antonio del Canale che tengo già sotto la forza. Quando lo interrogai, egli mi mostrò la chierica e le carte relative alla sua tonsura; soggiungendo che, sebbene fosse tonsurato, non intendeva valersi delle sue immunità. V.S. tenga per certo, che tutti i delitti che si commettono nell’Isola provengono da cotali tonsurati (!?). Piaccia a Dio che S.M. si disponga a porvi riparo!».
Ed ora espongo ai lettori alcuni brani del famoso libello dettato in lingua sarda e che io traduco:
«Homines de bene, et bonas personas, notade».
«Molto nobile Governatore. Sono già parecchie settimane che io ti ho notificato, che oramai la pace di questa nostra terra non si otterrà che coll’esiliare una mezza dozzina di questi affratellati… E primo fra essi Gioacchino Paduano; perocché pro causa sua non possiamo più recarci verso la parte di Monteacuto… Se non lo fai tu, penseremo noi a tagliarli a pezzi in uno di questi giorni… Bada! – meglio oggi dare il bando a costoro, che far morire domani tanta gente!…».
Il Viceré rispondeva al Governatore, che continuasse le investigazioni sull’autore del libello e allontanasse i Capi principali delle inimicizie, inviandoli a Cagliari.
Col nuovo passaggio di Don Alvaro nella città di Sassari nel 1562 si recò a termine il processo contro quei perturbatori della pubblica tranquillità; constando che il 18 giugno 1563, in commutazione d’altra maggior pena, furono multati d’esilio Guidono e Battista, fratelli Vico.
Assieme ai due suddetti, nella nota fiscale, sono nominati gli altri fratelli Pietro e Giovanni Vico. Ecco, per esempio, quattro fratelli intuonati! Queste note le riporta il Pillito – e da esse non si rileva altro fuorché la corruzione profonda del popolo intero e delle autorità politiche e giudiziarie. E, per far vedere quanto basso fosse allora il livello della moralità pubblica, termino con una notizia che tolgo dalle note prese dall’amico professor Umana nei Regi Archivi di Cagliari.
Nello stesso anno, in Cagliari, un avvocato fiscale, certo Arguer, in pubblico, sulle gradinate della cattedrale, assaltava e feriva di coltello un cavaliere suo nemico. E il Governo ordinava si desistesse da ogni processo purché s’inducessero le famiglie alla pace!!!

• 1562. I dazi

Per supplica della città di Alghero, la quale si lamenta che i dazi sono venuti in tanta diminuzione que nos troba qui arrende dit dret sinò à baix preu, si ordina che i ministri, gli uffiziali e famiglia della Santa Inquisizione siano sottoposti alle tasse regie e civiche – eccetto il solo Inquisitore e il suo Commissario.

• 1565. Calendario e Statuti

Si provvede per ridurre ad uniformità il Calendario che era diverso nelle due Provincie dell’Isola.
Il Re, a petizione dello Stamento militare, provvede acciò gli Statuti antichi di Sassari (insieme a quelli d’Iglesias e di Bosa) siano tradotti in lingua catalana – e decreta che quelli in lingua italiana sieno aboliti, talmente que no reste memoria de aquells.

• 1567. Autos de fe’

La Santa Inquisizione tiene atti pubblici di esecuzione nella Carra Grande.

• 1568. Seminario Tridentino

Con la multa che si ricavò dai beni dell’arcivescovo Alepus, vescovo d’Ampurias, delegato apostolico di Pio V, in pena di non aver risieduto nella sua chiesa, si eresse in Sassari il Seminario Tridentino.

• 1569. Sterilità

In quest’anno si lamentò una smisurata sterilità, in modo che mancarono i semi a molti coloni, e molti campi rimasero senza arare. Questa scarsezza di messi continuò pure nell’anno seguente (1570); si aggravò l’annona, crebbe la fame e i popoli furono funestati da una grande mortalità. Si provvide a che si empissero i solchi con grani esteri.
La città di Sassari riforma i suoi Statuti nella parte criminale.

• 1571. Abbondanza

In quest’anno, e nei due seguenti, fuvvi invece una vera abbondanza. Si raccolsero copiosi frutti dai campi; ma poco mancò che questo ben di Dio non tornasse fatale quanto la carestia. Mancarono le richieste da oltremare, ed i coloni furono poverissimi in seno all’abbondanza.
Si apre nell’Accademia di Sassari la prima scuola di Teologia.
L’arcivescovo turritano Martino Martinez unisce alla chiesa cattedrale e metropolitana di Sassari alcune chiese rurali esistenti nel suo territorio, per sollevare dalla povertà i canonici che erano tutti al verde.

• 1573. Parlamento

In quest’anno si riapriva in Cagliari il Parlamento. Tra i primi che si presentarono per portare querele contro ai ministri del Re fu il Procuratore di Sassari, il quale li accusava di aver violato il privilegio del proominato (come dicevasi allora il giudizio dei probi uomini nelle cause dei cittadini); perocché avevano osato condannare all’esilio un omicida.
Venendosi alle petizioni surse il Sindaco di Sassari, e, dopo fatte alcune saggie proposte che riguardavano il bene universale, domandava per l’utile particolare del suo Municipio alcuni provvedimenti a riguardo dei magistrati che egli voleva rimanessero un triennio in Cagliari e un triennio in Sassari; – ma di ciò ci occuperemo nel capitolo Gare municipali. – Questo Parlamento celebrato dal viceré Coloma terminò il 31 ottobre dell’anno seguente, 1571. La quota di Sassari per quel donativo fu di L.s. 4474.11.4.

• Bordello

La città di Sassari fa dei regolamenti per la riunione in un sol punto delle meretrici. La via della città designata per questo turpe mercato era quella oggi conosciuta sotto il titolo Bordello Vecchio.

• 1577. I turchi

Sassari manda cinquecento archibugieri in soccorso della città di Alghero, la quale era minacciata dall’invasione dei soliti turchi. Il Sisco riporta, che tre anni dopo (nel 1580) trenta vascelli di turchi approdarono all’Asinara.

• 1580. Pregone

Il Sisco riporta un Editto (Pregone) in data del 29 agosto di quest’anno, pubblicato il 3 settembre dal Civico Magistrato di Sassari. In esso si dice: «che nessuna donna ardisca tagliare i capelli o vestiti ad altra donna, né strascinarla o scuoprirla sotto pena di L. 10 se le due donne saranno di bassa condizione; e se la donna offesa fosse serva, di sole L. 5; e se ambedue fossero di onesta condizione L. 25, coll’arresto di due mesi in casa, coi griglioni. E se la sola donna offesa fosse di bassa e vile condizione, l’offenditrice paghi parimenti L. 25».
A quanto pare continuava anche sotto il felice Governo Spagnuolo l’uso di tagliarsi a vicenda i panni ed i capelli. Strana vendetta donnesca!

• Stoffe

La fabbrica delle stoffe introdotta pochi anni avanti nella città di Sassari ottiene un qualche incremento per l’accresciuto numero di filatoi e per il migliore allevamento dei filugelli; ma le pesti, le fazioni cittadine e le pubbliche calamità degli anni seguenti annientano nel suo primo nascere quest’utilissimo ramo d’industria.

• 1582. Peste

Fin dai primi mesi di quest’anno la città d’Alghero era afflitta da una terribile pestilenza. Il Viceré corse frettolosamente a Sassari per studiare l’isolamento di quel malore, e spegnerlo là. La città infetta fu con accelerato lavoro cordonata da terra e da mare. Concorsero nelle spese tutte le altre città del Logudoro, le quali mandarono cavalli e guardie per raddoppiare la sorveglianza. I miseri cittadini però furono decimati e rovinati. È probabile che il contagio sia pure entrato in Sassari. Ciò dice l’Angius; il Tola invece assicura, che fu la stessa peste (che egli per errore registra nel 1580), la quale, entrata in Sassari vi mietè circa 20.000 abitanti e diede origine al voto dei Candelieri, poiché cessò nel 14 di Agosto. Ma di ciò parleremo diffusamente all’articolo Consuetudini religiose (I Candelieri).

• 1583. Parlamento (giugno)

Si riunisce in Cagliari il Parlamento. Il Sindaco di Alghero attirava la maggior attenzione. Egli si lamentò del suo paese; disse che era devastato – reso deserto dalla peste – e senza un soldo per le spese fatte dei baluardi e mura. Rammentò che gli abitanti erano pochissimi, per i continui funerali fatti in sedici mesi; e domandò per due anni l’esenzione di pagare il donativo. Di più, nell’intendimento di popolare la città, domandò che il Governatore del Logudoro e gli Assessori della Regia Governazione, abbandonata la residenza di Sassari, venissero ad abitare in Alghero.
Dopo respinta la domanda di Alghero, si alzò il Sindaco di Sassari che era Cornelio Sassu; egli pose in campo la solita petizione: che il Viceré risiedesse in Sassari, o per tutto il tempo, o almeno quanto risiedeva in Cagliari; e soggiungeva essere conveniente che le maggiori podestà risiedessero nello stesso luogo, e che quindi la Suprema Autorità politica e giudiziaria sedesse presso gl’Inquisitori del Regno.
E quindi diceva, che era molto necessaria la presenza del Governo nel Logudoro, perché questa Provincia era importante per i suoi uomini bellicosi. Per ultimo il Sassu domandava, che almeno i Dottori della Regia Udienza fossero sassaresi o logudoresi; e che si desse facoltà all’Arcivescovo e Vicario Capitolare e al Rettore del Collegio di conferire agli studiosi gli onori del baccalaureato, prolitato e dottorato nella filosofia e nella teologia. Il Sassu, insomma, inalzava Sassari al settimo cielo; figuratevi con quanta stizza per parte dei Cagliaritani!
Fatto è, che un paese cercava di togliere all’altro i Viceré, i Governatori, i Magistrati, ecc, ecc!

• 1584. I mori a Portoconte

I mori entrarono in Portoconte e vi fecero schiavi più di cento uomini, i quali stavano colà fabbricando una torre. Fra questi infelici si trovavano venti sassaresi.
Anche tre anni dopo (nel 1587) furono chiamati molti uomini armati di Sassari per assistere gli operai che costruivano una torre sullo Scoglio Peloso. Sospesi dai mori, questi furono respinti. Tornarono nel seguente anno, ma ebbero la stessa sorte.

• 1587. Saline

La Regia Finanza transigeva col Capitolo e Clero Turritano per le Saline di proprietà di quelli ecclesiastici, mercé una pensione annua di L. 75 e dieci rasieri di sale. Firmarono per l’arcivescovo Don Alfonso de Orca, il Vicario Generale Don Gavino Manu, e per il Capitolo l’arciprete Giovanni Francesco Fara, Dottore in Drets, cioè in ambe leggi. (Quest’Arciprete era il famoso nostro storico).

• 1588. Primato della Chiesa (dicembre)

L’illustre storico Giovanni Francesco Fara dirige una stupenda lettera sul primato della Chiesa Turritana a Don Alfonso de Orca, Arcivescovo di Sassari, che in quel tempo perorava a Roma i diritti e i privilegi della sua sede.

• Naufragio

Il vescovo eletto di Bosa, Girolamo Garzia, nel tragitto che faceva dalla Spagna alla Sardegna, naufragò insieme al legno nel litorale della Nurra. Un Consigliere del Comune di Sassari, in compagnia dell’arciprete Fara (il sommo storico sardo) furono tosto inviati alla Nurra per ritirare il cadavere dell’estinto Prelato. A questo Vescovo (vedi combinazione!) succedette nella sede di Bosa lo stesso Fara.

• 1589. Franchigie

Filippo II, a petizione del Sindaco di Sassari Giacomo Martinez, conferma alla città di Sassari le sue antiche franchigie di città deditizia, che erano state apertamente violate dalla prepotenza viceregia.

• 1590. Visita del viceré Moncada

Il viceré Moncada visita di nuovo Sassari. Risulta dalle Carte del Municipio, che egli era stato in questa città anche nel 1585 insieme alla Regia Udienza.

• 1591. Rigori

Il Viceré fa un editto proibendo severamente, in caso di rissa, di metter mano alla spada o al pugnale; sotto pena al trasgressore d’inchiodargli la mano in luogo pubblico, oppure di servire per un anno in una delle torri del Regno, oltre la multa di 100 ducati.
Nel Novembre di quest’anno cessava di vivere l’illustre cittadino sassarese, il padre della Storia Sarda, Giovanni Francesco Fara.
Si fonda il convento dei Cappuccini vicino alla chiesa di S. Antonio. Più tardi i Cappuccini fecero il cambio coi Servi di Maria che stavano sul monte di Valverde.

• 1592. Fame

In quest’anno a Sassari si soffrì la fame, perché mancarono le messi nel Logudoro.

• 1593. Loggia

La città fa erigere sotto il palazzo civico l’antica loggia coperta, per comodità dei mercanti.

• 1596. Convento

Si fonda il convento dei Padri Domenicani, vicino alla chiesa di San Sebastiano, situata di fronte alle attuali Carceri Nuove.

• 1598. Morte di Filippo II

Filippo II, il 13 di settembre, passò a nuova vita, lasciando il trono a suo figlio Filippo III.