Ferdinando il Cattolico (dal 1479 al 1516)

Sassari Spagnola

 

• 1479. Ferdinando il Cattolico

Ferdinando, giovine figlio del re Giovanni II, sale al trono il 19 gennaio. La cacciata dei Mori da Granata gli valse il titolo di Cattolico datogli da Innocenzo VIII, e confermatogli da Alessandro VI. Fu il primo Sovrano che possedette per intera la Sardegna, senza guerre. Si distinse per alcuni atti tendenti al riordinamento delle cose ecclesiastiche, per l’espulsione degli Ebrei e per il Santissimo Tribunale dell’Inquisizione che introdusse nella Spagna. Si rese immortale in tutto il mondo per aver coperto di catene Cristoforo Colombo, in ricompensa di avergli regalato un nuovo mondo. Egli sposò nel 1469 la famosa Isabella, figlia di Giovanni II, re di Castiglia, e riunì in tal modo i diversi regni della Spagna sotto un solo scettro.
Ed ora, occupiamoci di Sassari.

• 1479. Solite riverenze

Appena salito al trono il nuovo Re, la città di Sassari non dimenticò al solito di fare i convenevoli d’uso, e mandò come Legato alla Corte di Ferdinando il giureconsulto Giovanni Monteros, e Giovanni Solinas, per esporre i servigi resi alla Corona dai loro concittadini, ed i generosi dispendi fatti dal Municipio per sostenere la guerra contro il Marchese di Oristano e il Visconte di San Luri. Essi domandarono in compenso la confermazione degli antichi privilegi e la concessione di nuove franchigie, e così bene perorarono la causa, che ottennero dal Sovrano quanto avevano domandato. II Monteros non dimenticò sé stesso – e fu creato in tale occasione Capitano e Podestà, a, vita, del Comune di Sassari. E pare che in seguito, per reale privilegio, fu sempre unito al posto di primo Consigliere quello di Capitano Generale della città. Diffatti – nota il Cossu nel 1783 – tuttora, nelle festività di San Gavino, il primo Consigliere esercita questo impiego, per il privilegio del 26 marzo 1480.

• 1480. Rosa Gambella

Il capitano Angelo Marongiu, assassinato nella chiesa di San Nicola, lasciò una bella e giovane vedova, Donna Rosa Gambella; la quale, per la morte del suo unico figlio Don Salvatore, era succeduta nelle ville di Mores, Ardena e Todoraqui, e in altri feudi e beni di sommo valore. Per certe pretese però, ne venne intieramente spogliata dal fisco.
In quest’anno fu a Sassari Don Ximene Perez – Viceré mandato in Sardegna da Ferdinando – uomo di carattere aspro, e intollerante.
Non si sa perché (o meglio, si sa troppo!) questo Viceré prese molto a proteggere la vedovella nella lite per i feudi; anzi, mandò a proprie spese suo fratello Giovanni alla Corte di Madrid per perorare la causa della Gambella; e riuscì infatti a far ridonare alla vedova tutti i suoi feudi ed i suoi beni.
O fosse la riconoscenza di tanto benefizio, o fosse la chiusa di un romanzetto amoroso precedentemente intrecciato, fatto è che la vedovella offrì al Viceré la sua mano, e divenne Madonna Perez. Vi ha di più: con atto del 31 maggio di questo stesso anno essa istituiva il suo secondo marito erede universale, contenta di essere diventata Vice Regina di Sardegna.
Riprenderemo in seguito questa storiella, che è assai interessante.

• 1481-82. Parlamento

Si tiene Parlamento in Cagliari sotto la presidenza del viceré Perez, il quale coll’abuso della sua autorità aveva esasperato l’animo dei rappresentanti dell’Assemblea.
Dice l’Angius che in questa sessione i nobili della città di Sassari, che rappresentavano la Nazione, ebbero tanto animo da conturbare il Viceré in quei provvedimenti che essi stimavano lesivi dei privilegi dei Municipi.

• 1482-83. Tumulti

In quest’anno turbavasi la pubblica tranquillità nelle due primarie città dell’Isola, sempre per il mal talento del Viceré contro alcuni primari cittadini di Cagliari, e per il suo odio contro i Sassaresi. Una delle violenze usate da lui era stata quella di eleggere a suo capriccio i Consiglieri dei Comuni, conculcando l’antico dritto della libera elezione dei cittadini. In Cagliari, dove gli abusi erano stati minori, non si ebbero conseguenze; in Sassari però il popolo procedette più arditamente, guidato dai fratelli Lorenzo e Giacomo Gambella, da Leonardo Trumbetta, e da quel Giovanni Solinas, compagno del Monteros nel messaggio spedito dal Comune di Sassari al re Ferdinando.
Si corse alla Casa Comunale, si scacciarono tutti i Consiglieri eletti dal Viceré, e, fatta consulta generale dagli Anziani, ne nominarono altri a loro talento.
Il Maestro Razionale mandò da Cagliari a Sassari l’usciere Pietro Amoros per sequestrare beni di uffiziali pubblici che non risposero ad ordini ricevuti ecc. Il Podestà (che era Messer Giovanni Cariga) ed il Consiglio di Sassari respinsero l’Usciere e gli ordini, allegando che fossero in opposizione ai privilegi della città.
Irritato il Viceré dal contegno dei Sassaresi, si valse della sua autorità; e, senza badare a privilegi ed a consuetudini, processò addirittura i Capi della sedizione.
Gli infelici fratelli Gambella, Trumbetta e Solinas furono tutti e quattro decapitati in Piazza Castello, e la loro morte impressionò molto i Sassaresi.

• Ancora della Vedovella

Donna Rosa Gambella, che era passata a seconde nozze col viceré Perez, morì nel 1482; e il marito, sconsolato, con sentenza del 3 luglio 1483, ne coglieva la pingue eredità. Fin qui la cosa sarebbe semplicissima, ma vi ha ora la parte misteriosa e drammatica. La bella vedova non morì di morte naturale, ma bensì per mandato o per mano del suo nuovo marito, il viceré Perez. Il Vico dice che si sospettò l’avessero ammazzata; il Gazzano aggiunge che fu fatta uccidere per certi sospetti; il Cossu però dice addirittura che la Gambella fu fatta trucidare dal suo nuovo marito, come il Pillito pure conferma.
Da un atto in data 9 febbraio 1503, per il quale il Regio Procuratore concedeva in enfiteusi al segretario Michele Gili (il famoso antiquario) il salto di Curques situato nei confini di Sassari, risulta che il capitano Don Angelo Marongio, Podestà e Luogotenente del Ximene Perez nella stessa città, fu assassinato da Baingio Puliga, cui apparteneva quel salto.
Certo è, che i parenti dell’assassinata mossero querela al Re contro il Perez; e siccome questo li perseguitava, furono costretti a impugnare la spada per loro difesa. Oltre il carico dell’usoricidio si era pur fatto carico al Viceré dei torbidi accaduti per l’abuso di autorità in quel funzionario.
Informato il Re del disordine cagionato dalle imprudenze del suo Luogotenente, e veduta la generale indignazione per il supplizio fatto subire a quattro cittadini sassaresi, richiamò nel 1484 il Perez in Spagna a dar ragione del suo operato, nominando al suo posto Guglielmo Peralta. Il Perez partì, si abboccò con Ferdinando, e riuscì immune.
Domandò allora al Sovrano di essere restituito in uffizio – e il Sovrano benignamente lo rimandò in Sardegna nel 1485. Il Perez, pieno di rabbia, si vendicò, abusando nuovamente del suo potere; e condannò molti sassaresi e cagliaritani di crimenlese. Il Vico dice, che fu un insigne giurisconsulto sassarese, il dottor Andrea del Sasso, che colla sua influenza e con lettere patrocinò la buona causa del Ximenes.
Fin qui è la storia. Non vi pare però di presentire in tutti questi fatti un tremendo mistero, o meglio, più d’un orribile delitto? In questo tenebroso inviluppo di fatti politici quanti privati interessi e private vendette! L’assassinio del capitano Marongiu, la lite della vedovella e la protezione del Viceré – il matrimonio e la morte violenta della moglie – i tumulti di Sassari e la decapitazione dei Gambella, parenti di Rosa – insomma in tutto ciò celasi un mistero non penetrato dall’occhio vigile della storia e della tradizione!

• 1490 (?). Parlamento

Il viceré Ignigo Lopez de Mendoça, volendo probabilmente fare cosa grata ai Sassaresi, convocava a Parlamento in Sassari gli Stamentari. Ma i Consoli di Cagliari protestarono contro la novità – ed il re Ferdinando, favorendo questi, ordinava al Viceré che ristabilisse il luogo dell’Assemblea in Cagliari, com’era costumanza sino allora. Così l’Angius.
In quest’anno si fonda il monastero di Sant’Elisabetta.

• 1492. Cacciata degli Ebrei

Il viceré dottore in ambe leggi, Giovanni Dusay (che fu il secondo Viceré scelto fra i togati) cacciò dall’Isola, per ordine del Re, tutti gli israeliti che vi avevano stanza sin dal tempo in cui ve li aveva confinati Tiberio. Così il Vico, il Manno ed altri: – «In Sassari è incerto se vi abbiano dimorato Ebrei, sebbene per la vicinanza ad Alghero, in cui avevano la loro Sinagoga, più popolata forse di quella di Cagliari, vi abbiamo esercitato il commercio». Così lo Spano. Il Tola pure, in una lettera allo Spano (1840), scrive, che non esiste documento alcuno che attesti 1’esistenza di Ebrei in Sassari, e che è anche incerta la tradizione che avessero la Sinagoga nell’Oratorio di Santa Croce (Oggi Seminario Tridentino).

• Inquisizione

Si stabilisce in quest’anno il Santissimo Tribunale dell’Inquisizione, muro inexpugnable (dice il Vico) conservador de la Fé Catolica. La Sede principale era in Sassari. Bel regalo!!

• 1493. Il Viceré a Sassari

Il Dusay si reca a Sassari col suo segretario Michele Gili, ed a petizione del Municipio riduce la quota dei donativi pel maritaggio e nuova milizia, autorizzando il Comune a far le spese necessarie per la restaurazione del porto di Torres.
Da quest’anno fino al 1500 i feudi si moltiplicarono a dismisura; i baroni e i conti fioccavano come le cavallette.

• 1494. Cattedrale

Si chiamano architetti italiani per ampliare e ricostrurre, quasi dalle fondamenta, la Chiesa Cattedrale di Sassari.

• 1500. Bagni

Si aprono a Sassari i bagni pubblici, che durarono sino al 1580.

• 1501. Sinodo (marzo)

Apresi in Sassari un Sinodo diocesano presieduto dall’arcivescovo Francesco Pellicer, coll’intervento di tutti i Canonici e Beneficiati turritani e di molti Canonici di altre Diocesi. Il Sinodo, del 5 maggio successivo, stabilisce delle pene contro i Canonici e i Parroci non intervenuti agli anniversari delle rispettive loro chiese, ed emana alcuni provvedimenti contro coloro che non pagassero decimas decimarum al Commissario della Santa Crociata. Si proibiva inoltre agli ecclesiastici di andare armati di giorno o di notte. L’abuso continuò, poiché nel 1531 si trova rinnovata la proibizione.
A quanto pare, i ladri erano numerosi e non rispettavano né preti, né frati.

• 1504. Artiglierie

Il porto di Portotorres è considerato come Portofranco, secondo gli antichi privilegi. La torre di Torres è munita di artiglierie. L’ingegnere Antonio Ponzio riforma pure il Castello di Sassari per uso delle artiglierie.
Si ordina di riunire in un Libro particolare gli atti di ciascun Consolato.

• 1505. Convento

Si fonda (o si riforma secondo l’Angius) il Monastero di Santa Chiara; le cui monache, alcuni dicono, non siano altre che quelle dell’Antico Monastero di San Pietro che rientrarono in Sassari sotto questa regola.

• 1509. Parlamento

Ferdinando Giron de Rebolledo, per la seconda volta Governatore del Regno, stimando buone le ragioni dei Sassaresi perché il Parlamento fosse talvolta celebrato nella loro città, indica Sassari come il luogo della Congrega. I Cagliaritani (o meglio gli aragonesi di Cagliari, come nota l’Angius) per la loro dignità sorgono un’altra volta a contraddire quella determinazione; affacciano privilegi, dritti e consuetudini; delegano un Sindaco perché il Re non permetta ciò. E il Re ordina la Congrega a Cagliari, con umiliazione del Rebolledo e con risentimento dei Sassaresi. Il Pellito afferma, che sin dal luglio di quest’anno continuò nella città di Sassari il Parlamento Generale que per Micer Dusai quondam… fuè convocado; e ne dà alcuni brani in due distinti documenti.

• 1511. Privilegio curioso

I Consiglieri di Sassari conseguivano la facoltà di portare per tutto il Regno le divise del loro ufficio, comunemente dette Gamarras o Chias, e l’altra di poter andare per il Capo di Sassari colle mazze alzate. Così il Vico. Il Cossu registra questo privilegio nel 1501.

• 1512. Il Gran Capitano

Gonsalvo Ferrante, detto per antonomasia il Gran Capitano, arriva in Sardegna colla moglie e famiglia. Ecco la breve descrizione che si dà dell’’arrivo in Sassari di questo Capitano, in una nota manoscritta apposta ad un antico e prezioso Codice Dantesco, che il Tola crede appartenesse al poeta sassarese Girolamo Araolla. La nota è in lingua sarda, ed io la riporto tradotta:
«Venerdì, giorno 8 di agosto del 1512, è arrivata a Sassari, alle ore 4 del mattino, la moglie dell’illustrissimo Don Consalvo Ferrante, Capitano di S.M. il Re di Spagna, la quale viene da Genova, è sbarcata a Terranova, ed è qui venuta per terra. È stata due giorni a Ploaghe, e Don Girolamo Castelvì fece molte feste a lei e al suo seguito; e la detta Contessa porta con sé due figlie le quali sono molto belle – e più porta seco in compagnia cinquanta persone. La detta Contessa alloggiò in casa di Messer Giovanni Manca.
«Sabato, 15 Agosto, si è recata a messa a Santa Maria di Betlem, insieme alle sue figlie, le quali erano ben vestite di broccato di seta, e le accompagnava il signor Governatore coi Consiglieri e tutti i principali di Sassari. Al dopo pranzo la detta signora si recò alla casa di Messer Biure per vedere la corsa dei cavalli del mezzagosto. Al 2 di ottobre partì da Sassari per Alghero, e la domenica notte, 5, salpò dal porto con quattro vele, due navi e due charavellas…».
Il poeta Araolla (se veramente è l’autore di questa nota!) doveva essere innamorato delle due figlie del Gran Capitano di cui qui non si parla!
In questo stesso anno si restaurava l’antica Casa del Consiglio di Sassari; – e il viceré Geronimo Rebolledo visitava la nostra città.

• 1515. Moralità

Il Sovrano ordina che si prendano i conti delle rendite delle città di Cagliari e di Sassari; e sapete perché? – perché S.M. fu informata che da parecchi anni i Consiglieri si ripartivano fra loro i danari. Ciò si legge nei Regi Archivi di Cagliari. Altro che Inquisizione! – altro che privilegio di poter andare colle mazze alzate!

• 1516. Muore Ferdinando il Cattolico.

Ferdinando il Cattolico, a cui si deve la santa istituzione della cattolicissima Inquisizione, passava a miglior vita nel 27 di febbraio.