Emiciclo Garibaldi

L’Emiciclo Garibaldi doveva essere una piazza circolare. Quando Sassari uscì dalla cerchia delle vecchia mura, aprì una breccia nella zona degli orti dell’Arcivescovo, là dove era la Porta Nuova. Quasi contemporaneamente, nel 1873, si progettò la costruzione dei Giardini pubblici e, soprattutto, quello che doveva essere il primo piano regolatore di sviluppo della città nuova. La direttrice di questo sviluppo doveva essere la seguente: una via di circonvallazione (l’attuale corso Regina Margherita di Savoia) costeggiando la facciata posteriore dell’Università e superando la Torre Tonda, che sarebbe poi sfociata in una piazza circolare. Strada facendo però, il progetto della piazza circolare rimase a metà, e così nacque l’Emiciclo. Una curiosità: intorno agli anni Trenta fu proposto di trasferire al posto dell’aiuola dell’Emiciclo la fontana di Rosello, che sarebbe stata alimentata dalla vena d’acqua esistente in quella zona, denominata anticamente Pozzo di Rena o Pozzo d’Arena. La proposta però venne lasciata cadere senza neanche prenderla in considerazione. Là dove si voleva la fontana di Rosello sorge oggi il busto di Giuseppe Mazzini (non si sa perché proprio in una piazza intestata a Garibaldi) che originariamente si trovava nel piazzale della Stazione e che, progettato nel 1872 a iniziativa del partito repubblicano, venne inaugurato il 24 marzo 1889. Fu scolpito dal romano Filippo Giulianotti. Quando poi si progetto l’esedra (il belvedere che oggi non c’è più) nel piazzale della Stazione, il busto venne ritirato tanto più che era oggetto di dileggio da parte dei pizzinni pizòni. Dopo la caduta del fascismo venne collocato nell’Emiciclo Garibaldi. Si disse allora (e fu scritto su La Nuova Sardegna) che il regime mussoliniano aveva dato il bando a Giuseppe Mazzini. In realtà il busto dello scultore Giulianotti era stato ritirato perché ritenuto brutto.