Carlo III (dal 1708 al 1717)

Sassari Tedesca

 

• 1708. Nuovo Governo

Nel mese di agosto si partecipava ufficialmente ai Sassaresi il nuovo dominio austriaco.
Il barone Francesco Boyl usciva per la città di Sassari seguito da una comitiva di parenti, amici, aderenti, ecc., tutti vestiti in gran pompa, sopra cavalli riccamente bardati, salutando con fragorosi evviva il nuovo monarca Carlo III. Mentre essi facevano il giro delle principali vie della città, seguiti da una gran folla di entusiasti e di curiosi, tutte le campane suonavano a festa, e qua e là si sparavano i mortaretti. I partigiani Carlisti erano in estasi – i partigiani Filippini si mordevano le labbra per dispetto.
Il governatore di Sassari e del Logudoro, Don Vincenzo Baccalar, che aveva fatto tutto il possibile per reprimere l’entusiasmo dei partigiani di Carlo, tenne un po’ duro; ma appena seppe che le cose erano vòlte alla peggio, temendo di essere assalito e di vedersela brutta, si portò co’ suoi più fedeli a Portotorres – e di là fece vela alla volta della Spagna, per recar conforto al suo amato Monarca; e il Monarca, in premio di quella disinteressata affezione, lo creava Marchese di San Filippo.

• 1710. Filippo II

Filippo II, che non poteva darsi pace per la vittoria del suo competitore Carlo, spinto da molti suoi cortigiani, aveva determinato di tentare il riacquisto della Sardegna, dove contava ancora molti partigiani. In Sassari gli erano rimasti fedeli, fra gli altri, il Barone di Sorso, il marchese Soleminis, e Olives marchese della Planargia, i quali però avevano una fortuna modesta, e quindi non si slanciavano troppo, sapendo che c’est l’argent qui fait la guerre.
Filippo, per mezzo di soldatesche, tentò il colpo, ma gli andò a male, come a male andò ai fuorisciti sardi quando nel giugno, a Terranova, tentarono di riprendere l’Isola per riconsegnarla agli Spagnuoli. Che fare? Aspettando tempi migliori, Filippo si rassegnò al suo destino, lasciando agli Austriaci il pacifico possesso di tutta l’Isola.
Per la vittoria e progressi fatti da Carlo III nella guerra di Francia, leggo nei registri dell’Archivio Comunale, che i Consiglieri nel 12 giugno di quest’anno ordinavano cantarsi il Te Deum laudamus nella cattedrale.
E sei giorni dopo (il 18), ricevuta la notizia che a Terranova avevano catturato tutti i nemici del nostro Re, il capo giurato di Sassari, Don Carlo Alivesi, aveva ordinato di fare una dimostrassion de aligria, e domandava al Governatore il suo parere (?).
E fu deliberato dal Consiglio Comunale di esporsi in luogo pubblico il ritratto del re Carlo III con quattro torcie – di più altre candele alle finestre, e fuochi dinanzi alla casa del Consiglio; come pure altri fuochi e candele di sevo (velas de sebo) furono prescritte per tutta la città.

• 1715. Il Marchese Boyl

Il re, per preghiera dei Sassaresi, concede al nobile Don Francesco Boyl il titolo e Blasone di Marchese. – I Consoli del Municipio di Sassari, grati oltremodo ai segnalati servigi resi dal Boyl alla Patria, avevano esposto al re, fin dal 15 maggio 1714, che essendo gloria della madre la gloria dei figli, la Città di Sassari stimerebbe suo proprio onore, se venisse concesso al Boyl il suddetto titolo. Ed il re accondiscese al pio desiderio dei sassaresi; ma pare abbia avuto bisogno di pensarvi un anno!

• 1716. Feste

Nel mese di giugno si fecero feste e luminarie per la notizia pervenuta della nascita dell’Arciduca Principe delle Asturie. Mancando negli archivi comunali molti volumi, e molti altri essendo corrosi dall’umido e dal tarlo, non mi fu possibile rintracciare il programma delle feste fatte a Sassari. Perché i lettori, però, abbiano un’idea degli esercizi che usavano farsi in quel tempo, riporto da G. Pellito alcuni trattenimenti che ebbero luogo a Cagliari in quella stessa occasione pel Viceré; il quale, mentre in quei giorni proibì il lavoro sotto pene severissime, concesse al Comune di contrarre un prestito per far le spese dei detti festini. Ecco quanto fu fatto in Cagliari.
«Nella mattina del 20 giugno. Cerimonie religiose nel Duomo con intervento del Viceré e di tutte le autorità civili e militari. Nella sera due fonti aperte al pubblico nella piazzetta del regio palazzo, da una delle quali scaturiva vino nero, e dall’altra vino bianco. Nella notte luminarie, spari di cannoni ed archibugi, e gran ballo presso il Viceré.
«Il 25 Gran mascherata a piedi e a cavallo, eseguita dalla Società o Gremio dei fabbri ferrai. Portatesi le maschere nella suddetta piazzetta eseguirono alla presenza del Viceré vari giuochi ed esercizi di spada, spararono alcune girandole e molti razzi, diversi dei quali cadendo in mezzo alla calca dei curiosi accorsi, bruciarono gli abiti a molti dei medesimi, con gran divertimento di tutto il pubblico; ed indi le stesse maschere a cavallo corsero un gallo, nel quale esercizio (che consiste nello spiccare alla gran carriera e con un sol colpo di spada la testa ad un gallo vivo appeso a convenevole altezza) addimostrarono molta bravura.
«Nel 26. Mascherata del Gremio degli scarpari con diversi e variati altri giuochi di spada, eseguiti in detta piazzetta; indi il ballo nazionale eseguito dalle maschere vestite all’uso del Campidano, con suono di flauti, di pifferi e di tamburo.
«Nel 27. Mascherata del Gremio dei Carpentieri; una delle maschere eseguì con molta destrezza il giuoco della bandiera, difendendola contro 12 individui che la circondavano a spada tratta.
«Nel 30. Mascherata degli Ortolani eseguendo il giuoco de las canas volgarmente detto del Vargiarete (specie di combattimento a cavallo) ed indi ballo sardo.
«Nel  1° luglio. Mascherata dei Pescatori, ripetendo lo stesso giuoco de las canas ma con diversi esercizi.
«Nel 2. Mascherata dei Bottai, con vari giochi di scherma e divertimenti; indi la corsa al gallo.
«Nel 3. Mascherata degli Agricoltori, che eseguì il ballo volgarmente detto de la Angula intorno ad una gran corona di pasta su cui erano raffigurati, parimenti di pasta, il Re, la Regina, il Principe e moltissimi cavalieri.
«Nel 4. Mascherata a cavallo del Gremio dei Vasai. Si corse un’oca, sino a che coi loro spadini le spiccarono la testa.
«Nel 7. Mascherata a cavallo dei Conciatori, correndo l’anello con molta perizia e destrezza.
«Nell’8. Mascherata a cavallo dei Barbieri, i quali, dopo diversi giuochi e divertevoli esercizi, corsero un gatto.
«Nell’11. Mascherata dei Marinai divisa in due squadre, una cioè di soldati cristiani e l’altra di turchi, comandate dai rispettivi ufficiali, ed armate di fucili e spade. Dietro a dette squadre venivano due galere magnificamente imitate, in una delle quali sventolava il vessillo imperiale, e quello del gran turco nell’altra, ed equipaggiate entrambe dalla gente da remo come nelle vere galere – In poppa alla prima stava un ragazzo vestito da re, che dalla piazza sant’Elmo, sito donde partì la mascherata, sino a quella del R. Palazzo, non faceva altro che gettar denari al popolo, che accorse numeroso. Giunta la mascherata a quest’ultima piazza le due squadre presero posto nelle rispettive galere, ed immantinenti venne simulato un attacco fra di esse, colle armi da fuoco in prima, indi colle spade, che ebbe termine colla resa ed incendio della galera turca, già preparata con bellissimi fuochi artificiali.
«Nel 12. Ricca mascherata degli Orefici rappresentante i costumi delle diverse nazioni.
«Nel 17. Ultima mascherata a cavallo ordinata e diretta dai Beccai, la quale si distinse per la corsa e per i variati giuochi guerreschi.
«Nel 27, 28, e 29. Solennità nella Chiesa dei Genovesi, ed alla notte commedia nel Palazzo di Città, a spese però degli stessi Genovesi.
«Nel 3 agosto finalmente vi fu brillante cavalcata dei nobili, i quali corsero lancie e alcancias (palle di terra cruda che usavansi tirare in simili feste) e nella notte gran ballo nel Regio Palazzo».
Sfido io! con 48 giorni di feste (dal 16 giugno al 3 agosto 1716) si doveva ben pensare ad un prestito! Certo è, che nessun principe spagnuolo nel passato, e nessun principe sabaudo in avvenire, si ebbe al suo nascere tante dimostrazioni di gioia! – Ci voleva proprio un tedesco per farci muovere!

• 1717. Altre feste

Nel 22 di giugno, il Consiglio della nostra Città, avendo ricevuta dal Viceré la felice notizia di aver la Divina Provvidenza ed infinita misericordia concesso all’Imperatrice Regina nostra Sovrana colla sua assistenza e ausilio sovrano un buon parto, dando alla luce un’Infanta Arciduchessa, diede le opportune disposizioni per la solennità del Tedeum, ìlluminarie, feste ecc., ecc. per tre giorni. Dopo il Tedeum vi fu correr palo de cavallos con premi ai ninos e ai muchachos; e siccome era conveniente combidar il Governatore ed altri, il Consiglio deliberò di comprare bibite e biscotti.

• Di nuovo feste!

Il 30 di agosto si deliberarono dal Consiglio altre feste, per la partecipazione avuta dell’alegra noticia della vittoria riportata dall’Imperatore, avendo il Principe Eugenio coll’esercito di S.M. Cesarea sconfitto l’esercito dei Turchi nel campo di Belgrado.
Fu cantato il Tedeum con 50 candele di mezza libra e con 6 torcie.

• Soccorso (5 settembre)

Avendo avuto notizia dell’arrivo del Soccorso di truppe nella nostra città, fu deliberato dal Consiglio di dare ad ogni soldato il rinfresco, due libre di pane, due libre di carne, ed una pinta di vino. E la stessa deliberazione fu ripetuta il giorno 13 per l’arrivo di alcune cavallerie.

• Torna in scena Filippo V

L’Abate Alberoni, più che Ministro Re delle Spagne (perché anche lui menava per il naso Filippo V) in barba ai trattati ideò il bel progetto di ridonare la Sardegna al suo Signore. Che fece egli? sapendo che l’Imperatore era occupato nella guerra coi turchi, finse di correre anche lui contro gli infedeli della mezzaluna, ma invece diresse la potente flotta e il potente esercito verso la Sardegna. Il Papa, ingannato e commosso dalla pietà figliale di quel buon pastore, gli mandò in premio il cappello cardinalizio.
L’Alberoni intanto, per non perder tempo, in nome del re impose a Bacalar (che trovavasi in Genova) di recarsi in Sardegna per aiutare l’ardua impresa.

• I sassaresi sulle spine

Avendo saputo i sassaresi che sulla costa di Spagna si facevano preparativi d’armamento per riprendere la Sardegna, risposero al Viceré che erano decisi di respingere con tutte le loro forze il nemico – motivo per cui non si dubitasse della loro fedeltà.
E pare che i sassaresi volessero prendere sul serio questa guerra contro l’armada enemiga, perocché il Viceré, con lettera del 1° agosto, li lodava della loro penetrazione, avendo essi allontanato le donne e i bambini in tutta fretta (a toda prìsa) per quel tempo tanto intemperioso. Di più i Consiglieri, in data del 6 agosto, supplicavano il Governatore perché permettesse l’uso delle armi (già proibito con Pregone) ai Macellai incaricati di recarsi nei villaggi per provveder carne, in vista della prossima guerra.

• Bacalar si muove

E il Bacalar, Marchese di San Filippo, adoperava tutta la sua autorità nel Logudoro e nella Gallura perché si proclamasse il Re Cattolico Spagnuolo.
Don Domenico Vico Marchese di Soleminis – Don Pietro Amat Barone di Sorso – Il Barone d’Ossi – I lMarchese di Montenero – ed altri (tutti sostenitori delle ragioni di Filippo V) avevano deciso fermamente di arrestare in Sassari Benites, Governatore del Logudoro.
Fatto è però, che il Benites, avendo odorato il tiro, invece di farsi arrestare, pensò subito di far arrestare alcuni Filippeschi, i quali furono tradotti, senza perder tempo, nelle carceri dello Sperone in Alghero.
In Sassari, al solito, vi fu un po’ di tumulto per questo fatto. Carlisti e Filippeschi si guardavano in cagnesco. Il turbamento crebbe quando si ricevette la notizia che molte galere spagnuole erano arrivate in Portotorres, e che il Montenero, a capo di un Reggimento e di 300 cavalli, era per tentare l’espugnazione della Città.

• Un pesce fuor d’acqua

Il Governatore Benites, che in sul principio non concepì timori per questa insurrezione, e che sino allora non aveva fatto che rassicurare il Viceré di Cagliari sull’inespugnabilità del petto dei sassaresi, vedendo all’improvviso tanti armati intorno alla città, pensò: che, se la pelle è tanto cara ai governati, è assai più cara ai Governatori; e infatti decise darsela a gambe. Era però troppo tardi, perché tutte le vie gli erano chiuse.

• Sassari cede

Non vi era più scampo – i sassaresi si lasciarono prendere. Caduta Sassari venne la volta di Cagliari (occupata nel 29 settembre) poi quella di Alghero e di Castellaragonese. I rinforzi mandati dal Governo Austriaco furono troppo deboli; i 440 austriaci venuti da Napoli cadevano fra i Galluresi Filippeschi, e costretti ad arrendersi furono mandati prigionieri a Sassari. I 600 che partirono da Milano per la Sardegna furono anch’essi ben presto dispersi nel mare settentrionale, dove s’incontrarono colle navi spagnuole.
Il Viceré, quato quato, se la svignò in Corsica – la Sardegna ritornò sotto il dominio di Filippo V – e Sassari pur essa tornò a mutar casacca, ridiventando un’altra volta spagnuola. Essa, come Cristo, era caduta perla terza volta. Non le rimaneva oramai che il Calvario. – Non parlo della mirra e dell’aceto, perché la poverina ne aveva molto trangugiato – anche prima d’essere crocifissa!