Alfonso V il magnanimo (dal 1416 al 1458)

Sassari Aragonese

 

• 1416. Ascesa al trono

Alfonso V sale al trono col proposito di migliorare i destini della Sardegna; apre in Cagliari, nel 1421, il Parlamento in cui si dà forma e stabilità allo Statuto Nazionale.
Il proposito era lodevolissimo, ma le guerre che funestavano l’Italia, ne impedirono in gran parte l’attuazione.
Appena salito al trono Don Alfonso, il noto Visconte non perdè tempo, ma riprese subito le trattative della pace, la quale, secondo lui, consisteva nel ritenere a titolo di feudo la città di Sassari, fino a sborsare la somma dei 150.000 fiorini, convenuta col defunto Ferdinando.
Fallì anche quest’accordo, e perciò vi furono altri moti nell’Isola in favore del Narbona.

• 1417. Ancora del Visconte

Nell’ottobre di quest’anno si segnò finalmente la sospirata pace. Il Narbona si era contentato di un acconto di 10.000 fiorini, ritenendo però in pegno la città di Sassari sino allo sborso del saldo della terra venduta. Appena ricevuti i soldi il Visconte passò in Francia, e in aspettazione dello scioglimento del suo affare si esercitò nelle armi e fece prove di valore.

• 1420. Si torna agli Aragonesi

I Sassaresi intanto, infastiditi di questo signor Visconte, che era venuto in Sardegna per fare il commerciante, e delusi nella loro aspettazione, perocché lo avevano solamente amato perché figlio di una Principessa sarda, fecero di necessità virtù, e siccome tutti i salmi finiscono in gloria, così essi si preparavano a far ritorno agli antichi amori forzati cogli Aragonesi. Naturalmente vi furono le ondulazioni dei due partiti, i quali in ogni tempo non mancarono in Sassari; – il partito, cioè, dei realisti che volevano inchinarsi al Re d’Aragona, e questo aveva sempre a capo gl’impiegati, i nobili e tutti gli Spagnuoli che avevano piantato su casa, famiglia e fortuna in Sassari, e ci stavano bene; – e i liberi cittadini, indipendenti per carattere e per ricco censo, i quali si erano mantenuti fieri, eccitati ed aiutati dai Genovesi, i quali ricordavano loro un glorioso passato, e non sapevano dimenticare il loro dominio cessato, nel Logudoro.

• Ambasciatori al Re

In questo stesso anno il re Don Alfonso venne in Sardegna per rassodare il suo dominio. Egli approdò in Alghero, dove era aspettato da Artaldo De Luna con le sue genti.
I Sassaresi – o meglio i fautori degli Aragonesi che prevalevano – saputo ciò, mandarono al Re i loro ambasciatori per supplicarlo una seconda volta di volerli accogliere sotto la sua corona, volendo meglio dipendere da un Re che da un feudatario; anzi promisero di voler pagare essi al Visconte l’intiera somma voluta, purché la città ridiventasse aragonese.
Gli ambasciatori sassaresi che andarono in Alghero in quella circostanza furono: – Pietro de Fenu, (il quale per i suoi meriti personali era arrivato all’eminente carica di Capo Supremo del Comune di Sassari. Egli aveva prestato importanti servigi ai Sovrani di Aragona, motivo per cui era stato premiato dal re Don Martino col feudo di Monti, nel 1412 – e dal re Alfonso colla concessione delle ville di Codrongianus e di Bedas nel 1420) – Leonardo Sanna – Andrea Cardello – Gonnario Gambella- Stefano de Cherchi – e Pietro Pilo.
Alfonso accettò con gioia, ed ebbe in luogo di una grande vittoria questa spontanea dedizione. Sfido io! – non spendeva un soldo, non spargeva una stilla di sangue, e ingrossava il suo Regno!
Il Re poneva la città sotto la sua giurisdizione; con privilegio del 20 agosto le dava il titolo di città reale, e nominava Raimondo Coldes alcaide del castello.
«E così – nota l’Angius – la città di Sassari, che nell’amore della libertà era stata per circa un secolo sdegnosa della dominazione aragonese, venne dalle politiche necessità costretta a riverire quegli stranieri che aveva tanto detestati; e assoggettavasi, senz’altro patto che quello di non essere mai sottoposta ad alcun barone. – L’opinione di quei cittadini, che stimavano la soggezione ai feudatari una servitù umiliantissima, e la loro indegnazione ad essere comandati dai baroni, fu poi, nei tempi seguenti, riconosciuta in tutti i popoli sardi».

• Morte del Visconte

Sassari dunque uscì dalle mani del Visconte di Narbonne. Poche parole su costui. Egli morì in Francia, combattendo – nel 1419, secondo Manno, e nel 1424, secondo Tola e Lamarmora. Gli successe Pietro di Tinières, suo fratello uterino, il quale nel 1428 cedette definitivamente i suoi dritti sopra Arborea al solito ed invariabile Re d’Aragona, mediante lo sborso di 100.000 fiorini d’oro. Era una debolezza dei Visconti di Narbonne – ed avevano ragione: meglio i denari sicuri, che i troni lontani e vacillanti.

• Monete

A proposito del dominio del Visconte di Narbonne, debbo dire, che esistono alcune rarissime monete d’argento collo stemma d’Arborea, fatte coniare in Sardegna dallo stesso Visconte – nella zecca d’Oristano, fra il 1407 e il 1409, secondo Lamarmora – e secondo lo Spano, nella zecca di Sassari, tra il 1409 e il 1417, nel cui tempo quel Principe occupò la nostra città. Lo Spano aggiunge, che da un documento esistente nell’Archivio di Cagliari si rileva, che il Ricevitore reale di Sassari consegnò alla zecca della stessa città, per essere rifuse, una quantità di monete che erano state battute nella stessa zecca dal Visconte di Narbonne. Ed ecco forse la ragione della rarità di queste monete. Finora se ne conservano sole tre: una trovasi nella Collezione Spano – una nel Medagliere di S. M. in Torino – la terza nel Medagliere del canonico Sclavo.

• Otto invasioni e due epidemie

In un secolo preciso (dal 1323 al 1420) i poveri Sassaresi avevano dunque sofferto otto invasioni diverse, e due pesti. Il secolo cominciò coll’ambasciata di Guantino Catoni a un Don Alfonso, e terminò coll’ambasciata di Pietro De Fenu a un altro Don Alfonso. Sassari si dimenò fra due Alfonsi, e giacché vide che si doveva sempre finire cogli Aragonesi, rassegnossi al suo destino, e adottò la parrucca, il pizzo, la spada e il bavero!
L’Alfonso V del 1420 (come l’Alfonso IV del 1323) accolse la pecorella smarrita, e cominciò al solito coll’accordare nuovi privilegi.
Dal porto di Alghero Alfonso si portò in Corsica per un’impresa politica a favore di Giovanna di Napoli e del Duca d’Angiò. Lo seguirono nell’impresa molti gentiluomini sardi, che avevano desiderio di titoli e di fama. Primeggiarono fra questi i sassaresi Gonnario Gambella, Francesco Saba, Stefano Fara, Guglielmo Montagnano e Pietro De Fenu. I due ultimi si distinsero in modo particolare, ed ebbero in feudo, il primo, le ville di Codrongianus, Beda e Montes – il secondo, Ploaghe, Salvennero e Figulina.
Nel 1410 fu abolito il titolo di Giudice; gli Oristanesi avevano eletto un loro cittadino ricco e potente, Leonardo Cubello, il quale venne a patti con Aragona.
Onde, dopo un secolo di guerre, per un po’ di tempo ebbero quiete le armi – e le terre tutte dell’Isola riconoscerono un solo supremo dominio. Sparita la nazionalità, prima a Sassari, poi ad Oristano, la Sardegna prese definitivamente le vesti spagnuole.

• 1421. Parlamento

Alfonso, ritornato dall’assedio di Bonifacio, tenne in Cagliari il Parlamento, al quale intervennero tutti i dinasti del Regno coi procuratori delle città. Il Re largheggiò di privilegi; e Bernardo Centelles fu creato Barone di Monteacuto, Anglona e Mejulogu, cioè a dire quasi di un terzo del Logudoro.
Mentre teneva le Corti in Cagliari, giunse altro messo della regina Giovanna, e il Re ripartì per Napoli. Fra i sassaresi che lo seguirono eravi Leonardo Zonza (o Conca), il quale fu colmato di benefizi ed ebbe una donazione di 100 fiorini d’oro annui, perché si era distinto nella guerra napolitana, come nelle guerre di Sardegna e di Corsica.

• Appalti

Si appaltano per un anno (a cominciare dal 1 novembre 1422) e per il prezzo di lire alfonsine 1.800, a Serafino Montagnano i dritti dell’incontrada di Monteacuto; – a Matteo de Serra di Sassari i dritti dell’incontrada di Chiaramonti e d’Anglona per lire alfonsine 600. (L’Umana nota che queste terre erano dei Doria, quindi il Governo a quel tempo dovea averle sequestrate).
Si appaltano pure il dritto della Carra a favore di Gonnario Gambella – et de omni mercanzia sardischa qui si admitere in citadi de Saceri dae sas terras qui fuerunt dessu Visconte; – a Giovanni de Marongiu di Sassari i dritti dell’incontrada di Meilogu per lire alfonsine 650; – a Pietro de Fenu di Sassari i dritti della Baronia di Osilo.

• 1422. Barzolo Manno

Trovasi in quest’anno menzionato un certo Barzolo Manno, il quale, avendo sorpreso il castello del Goceano ed essendovisi afforzato, scendeva sovente da quella rupe e scorreva il dipartimento saccheggiando a manca e a dritta. Intorno a costui tutto è tenebroso, né si può sapere donde sia uscito, né perché così nemichevolmente abbia operato contro il Marchese di Oristano e Conte del Goceano, comechè le congetture lo dicano uomo principale del Logudoro, e le sue ostilità indichino la vendetta di qualche ingiuria. Il Cubello però non patì che egli per molto tempo imperversasse contro i suoi vassalli, e avendo raccolte le sue milizie le pose appiè del colle su cui sorge il castello. Premuti dalle privazioni, i seguaci del Manno, veduto il loro capo ripugnante alla capitolazione, congiurarono; e quando l’ebbero trucidato, supplicarono il Marchese di lasciarli uscire per tornarsene alle loro case.

• Titoli

Nella continuazione della storia trovasi un cittadino sassarese, Cristoforo Manno, che comperava da Raimondo Rivosecco i feudi di Capula, Siligo, Bannari e Terquiddo; e quindi subito un Bartolomeo Manno creavasi gentiluomo del Re.
Il Governo Aragonese, nel detto anno, ordinò la demolizione della rocca di Longone e la munizione di Portotorres e di Alghero, avendo Francesco Spinola, con sue incursioni, infestato la parte settentrionale della Sardegna.

• Tuffereria (ottobre)

Raimondo Satrilla, Governatore del Logudoro, concedeva l’impiego di Taffuriere, ossia l’appalto dei giuochi, la bisca, in Alghero ad Andrea di Xinnella, ed in Sassari ad Alfonso Sabata.
Ecco in che consisteva questa taffureria o ribalderìa: – (traduco dal sardo)
«La qual ribalderia s’intenda secondo quanto è contenuto nei Capitoli della detta città: – Che nessuno non usi, né possa giuocare di giorno in alcun luogo, senza la licenza del compratore della detta Ribalderia, pena ai giuocatori di soldi 5 per ogni volta, e di soldi 10 a chi tiene il giuoco. Che nessuno possa giuocare né tener giuoco di Ribalderia di notte, senza licenza del detto Compratore, pena di 10 soldi per ogni giuocatore, e di 20 soldi per chi tiene il giuoco. La metà della multa vada all’accusatore, e l’altra metà alla Corte. Il Compratore della Ribalderia, paghi ciascun mese, secondo ciò che gli spetta per rata, e sia tenuto dare all’inquartadori soldi 20, e pagare lo scrivano».
Quest’uffizio di Tuffuriere esisteva solo in Sassari e in Alghero. In Cagliari era stato abolito fin dal 1336 da Don Pedro. Le pene erano rigorose. Chi si serviva dei dadi falsi, o faceva giuochi falsi, era punito col taglio del pugno destro (lo puny dret) e colla multa di lire 25.

• 1423. Onorificenze

Il Re crea gentiluomini i sassaresi Giovanni Melone e Antonio Milia per servigi prestati nella guerra.

• 1424. Floridezza dell’Erario

Il Reggente la Reale Governazione Raimondo de Caldes, e Pietro Reedo, Procuratore Generale del Capo Logudoro, prendevano a prestito l’11 di gennaio, da Arnaldo Blanch, negoziante di Barcellona, la somma di 100 fiorini d’oro; e per maggior sicurezza gli diedero in pegno una spada appartenente al Re, che fu rinvenuta in casa dell’ex-Governatore del Logudoro. (quemdam ensem domini Regis, que reperta fuit  in domo multm honorabilis Domini Raimondi Satrilla quondam Gubernatoris dicti  Cap. Logud).
Questo prestito serviva per pagare tre mesi di stipendio che si dovevano ai soldati.
In quel tempo il nostro Governo era ricco e godeva un largo credito! Per poter ottenere in prestito la miseria di 100 fiorini era stato costretto a impegnare da un usuraio barcellonese la durlindana del suo Re! – E se il Re d’Aragona non avesse dimenticata la spada in casa del Governatore, come si sarebbero pagati i soldati? Mah!!!

• 1426. Un Viceré ignorante

Quando il governatore Centellas, nell’aprile, si recò a Sassari, si presentarono a lui due Commissari speciali inviatigli dal Sovrano, affinchè rinunziasse alla Castellania e Capitania di Bosa a favore del viceré Nicolò de Speciali.
Egli fece opposizione; e riporta il Pillito, che volendo scusare la sua resistenza rispose ai Commissari, che quando gli si presentarono le regie lettere trovavasi a Sassari, en la qual no hi havia trobat nagun hom per secretari que li esplanòs les dites letres que eran en latin.
«Scusa menzognera e maligna – nota il Pillito – perché una delle lettere del Re era in lingua catalana; dippiù il Centellas dava ad intendere a quelli stranieri essere tanta la scarsezza dei versati nella lingua latina in Sassari, da non trovarne uno che sapesse spiegargliela – e ciò ad onta dei tanti giurisperiti, notai ed altri letterati di cui abbondava anche in quei tempi la città di Sassari».
E, in fondo, il più asino era lui – dico io – perché faceva le veci del Re, e non conosceva il latino!

• 1427. Monastero di San Pietro

Il papa Martino V unisce alla mensa arcivescovile di Torres il monastero di San Pietro di Sirchi, le cui monache, a parere dell’Angius, eransi già ritirate in città colla stessa regola, oppure prendendovi quella di Santa Chiara.

• 1429. Leonardo Zonza

Leonardo Zonza  (che aveva reso chiaro il suo nome nelle guerre sostenute contro il Narbona) viene spedito dal Comune di Sassari, in qualità di suo legato, al re Alfonso, per profferirgli aiuto d’armi e di danaro. Per tal missione Sassari ebbe molti nuovi privilegi.

• 1430. Giovanni Malfica

Giovanni Malfica cittadino sassarese e uomo di senno, è inviato dal Comune di Sassari al re Alfonso, per rinnovargli le offerte di denaro ed armi.

• Sassari città principale

«In questi tempi, che il nome d’Arborea era abolito – e decaduta Oristano dalla dignità di metropoli di un Regnò nel basso stato di terra feudale – l’onore di città principale della nazione ottenevasi da Sassari, la quale per la ricchezza e potenza primeggiava, e per uomini zelanti della nazionalità aveva la rappresentanza di tutti i popoli sardi. Cagliari, comechè dominante, era allora una colonia straniera… Siffatte condizioni tra le due primarie città durarono ancora per lungo tempo, fino a tanto Cagliari riempitasi che di gente sarda, e Sassari, disertata dalla peste, ripopolavasi di stranieri».
Così l’Angius – storico cagliaritano. Io non ne rispondo!

• 1432. Disciplina ecclesiastica

Per dare un’idea della disciplina ecclesiastica in quei tempi nell’Isola, il Tola riporta nel suo Codice Diplomatico cinque frammenti di un processo sommario e la condanna di un canonico sardo pronunciata dal Vescovo dell’antica Diocesi di Sassari. Riporto il fatto solo perché è tanto rara la cronaca di questi tempi, stante la mancanza di carte e documenti. Eccovi in poche parole la storiella.
Il canonico Marcuccio di Lacon fu sorpreso con una donna da certi fratelli Porcela. Ciò saputo dal Vescovo, mandò il suo Vicario ad accertare il fatto. Il detto canonico confessò schiettamente che la donna che si recava in casa sua, cioè nel monastero, col pretesto di cogliere del prezzemolo (boddire petrosimulu) vi andava per lui e che lui, tentato dal demonio (sic) l’aveva amata due volte. Il buon canonico promise al suo Vescovo ed all’Arcivescovo turritano di trasferirsi a Roma per chiedere l’assoluzione al Papa; – invece però, pensò meglio di fuggirsene al castello di Monteleone, dove continuava a celebrare la messa, quantunque scomunicato. Il Vescovo, allora, scrisse da Sassari una lettera in data dell’8 febbraio al Rettore di Monteleone e a Valentino Spano, maggiordomo di Nicolò Doria, a cui apparteneva il castello. – Il canonico, citato a comparire, lasciò Monteleone e si presentò al suo Vescovo, il quale, lo fece imprigionare addirittura, prima in Borutta, e poi in Sassari. L’Arcivescovo di Sassari però, ed altre persone interessate, lo tolsero di carcere, colla condizione che si procurasse l’imbarco per Roma.
Il buon canonico non voleva sapere né di Papa, né di assoluzione; e, trovandosi libero, si recò a Giave, dove si trovava la bella peccatrice. Pare che il diavolo lo abbia tentato una terza, volta, perché Nicolò Doria gli intentò un nuovo processo in data 17 aprile 1433; nel quale processo è detto, che il canonico aveva destato un nuovo scandalo a Giave, dove fu acaptadu de nocte tempus in domo de sa comare, in jupone, discortesemente, et hat vogadu de pare su maridu cum sa mugere; dippiù aveva ferito qualche persona. Per il qual motivo fu privato del benefizio di cui godeva.

• 1433. Fortificazioni

Il re Alfonso approda in Sardegna, e temendo che i Toscani e i Genovesi non congiurassero contro di lui, tentando qualche colpo nell’Isola, dava a Raimondo Valdes i necessari mezzi per la riparazione della rocca di Sassari.

• 1434. Il Castello di Monteleone

In quest’anno, avendo Nicolò Doria, signore del castello genovese e Conte di Monteleone, prese le armi contro il Re d’Aragona, Sassari mostrò la sua costante fedeltà al Sovrano concorrendo a spese del pubblico con tutte le sue genti all’assedio del castello di Monteleone. (Il Manno scrisse costante fedeltà – si potrebbe però meglio dire fedeltà incostante!) – Il castello fu spianato, per il bene della pace e quiete dell’Isola, a istanza della città di Sassari; alla quale, in rimunerazione delle spese fatte in questa guerra e lungo assedio, fu concesso dal Re il territorio e giurisdizione di questo castello.
A 20 chilometri circa da Alghero è il villaggio di Villanova, situato sul monte Minerva. Poco lungi da questo monte ve ne ha un altro denominato Monteleone la cui cima è tagliata a picco, in modo che rende l’altipiano inaccessibile da tre lati, bagnati dal fiume Temo. Su questo promontorio, nel Medioevo, edificarono una fortezza ed un villaggio. Il villaggio è ancora là oggidì; – della fortezza non rimangono che alcuni avanzi, con fondamenta di antiche torri, le rovine di una cappella e di un carcere, e parecchi sotterranei e pozzi. – Questo castello fu costrutto dai Doria verso la metà del secolo XII.
Mi fermo sulla descrizione di questo castello, perché all’espugnazione di esso (senza polvere) dobbiamo l’origine di una buona metà dei nostri Nobili sassaresi. In quel tempo erano i soldati che pagavano le spese della guerra – e i Re regalavano loro feudi e titoli.
Nel 1433 Nicolò Doria fu assediato in questo castello da Giacomo di Besora che si era stabilito per molti mesi in Monte Spinello con una forza composta di sassaresi, algheresi e bosani. Nel 1436 la piazza si rendette definitivamente per mancanza di viveri.
In quest’assedio si distinsero, fra i moltissimi, i seguenti sassaresi: Gonnario Gambella, quello stesso che fu inviato in deputazione con Pietro De Fenu, il quale si distinse pure nell’assalto del castello aragonese, ricevendo in premio il feudo di alcune ville oggi distrutte. Più tardi fu dal re Alfonso creato Consigliere ed armato Cavaliere di propria mano;
Giacomo Manca; il quale, non solamente sovvenne di danaro le regie truppe, ma esponendo la sua persona a tutti i pericoli della guerra, si dimostrò per tre anni consecutivi uno dei più prodi soldati che militassero sotto i vessilli di Sassari;
i fratelli del suddetto, Giovanni ed Andrea Manca, a cui Don Alfonso diede in feudo Tissi, Cheremule e Bessude;
Serafino Montagnans, che pugnò valorosamente contro i Doria per l’acquisto del detto castello, ed ebbe in feudo le ville di Giave e Cossoine, alle quali il Re aggiunse più tardi le ville di Codrongianus, Beda e Saccargia, comprate più tardi (nel 1468) da Francesco Saba.
Il Re nominò pure Cavalieri Nicolò e Valentino Cabra, Stefano Farà, Antonio Pischedda ed altri senza numero.
Come vedesi, il re Alfonso faceva tutti Cavalieri, e regalava ad occhi chiusi tutti i villaggi della Sardegna, a titolo di feudo. Gli costavano così poco!
Nel 7 giugno 1439, Francesco Centelles, barone catalano, comprò le ville di Muros, Ossi, Usini, Ittiri ed Uri, appartenenti allora alla Baronìa di Osilo. Da ciò si desume quanto poco valevano! – Scommetto che i nostri villaggi non costavano allora più di 5 o 6 scudi l’uno!
E dire che quel famoso castello, in fin dei conti, non si prese che colla fame! – Sentiamo l’Angius:
«La rocca, essendo stata a tempo abbondantemente vettovagliata, gli assedianti dovettero annoiarsi nell’ozio, e stare disagiati nelle loro positure per il resto dell’anno, per tutti i mesi del seguente e per una parte del prossimo. La costanza dei medesimi meritò lode dal Re!».

• Tesoro

Si legge, che nel novembre di quest’anno, 1434, fu denunziato un certo Giovanni Baldonaxo, oriundo di Corsica e domiciliato in Sassari, il quale diu est trovò ed occultò una gran quantità di danaro. Il Fisco lo mise alla tortura, e Baldonaxo confessò allora di aver trovato 370 ducati d’oro purissimo. Per la qual cosa gli si confiscarono e vendettero i beni da Procuratore Reale, col voto di Pietro Ferraria, avvocato del Regio Patrimonio nel Capo del Logudoro!!

• 1435. Cavalieri senza cavallo

Il 12 gennaio, dal Luogotenente del Regio Governatore del Logudoro, furono invitati a presentarsi al Regio Palazzo di Sassari, alle ore 3, i seguenti Generosi per essere interpellati se potevano prestare servizio coi loro cavalli, secondo il disposto dello stesso privilegio di Generosità:
«Messer Pedro de Feno – Donno Gonnari Gambella – Donno Johanne de Marongio – Donno Anthoni de Marongio – Donno Bascolo Cano – Donno Johanne Cano – Donno Cambio Melone – Donno Urbano Mancha – Donno Nicolò de Carbia – Donno Francisco Melone – Donno Johanne Mancha – Donno Francisquino Saba – Donno Pedutxo de Marongio – Donno Arsochor Mura – Donno Johanne Gambella – Donno Johanne de Marongio de Pinna – Donno Nicola Viguino – Donno Stefano Fara – Donno Stefano de Ruda – Donno Gantino de Conj – Donno Massen de Capidannj – Donno Gantino Ischarpa – Donno Antoni Pisquedda – Donno Gonnari de Sogo – Donno Johanne Mancone – Donno Chirigo Manchone».
Fu trovato che tutti erano muniti di cavallo, eccettuati Guantino de Conj – Massen de Capidannj – Gontino Iscarpa – Antoni Pischedda – Gonnari de Sogo – Rayner Puligni (?) – Johanne Mancone e Chirigo Manchone; per i quali fu ordinato, che non potessero godere delle grazie e delle libertà provvenienti dal privilegio di generosità. In poche parole erano stati dichiarati ingenerosi!!
E con questa notizia i lettori hanno fatto conoscenza con molti titolati sassaresi del secolo XIV.

• 1438. Sede Arcivescovile

Il Prelato turritano lasciava in quest’anno Torres, e si trasferiva definitivamente a Sassari. Pietro Spano fu il primo Arcivescovo che prese stabile stanza in Sassari.

• 1440. Deputazione

In quest’anno i Sassaresi, studiando alla maggior dignità del loro Municipio perché paresse in poche cose minore della Capitale, e in tutte superiore alle altre, e provvedendo alla propria sicurezza, deputarono al Re Francesco Saba e Gonnario Gambella, i quali ottennero al Comune la podestà della spada sulle regioni di Nurra, Nurcara e Monteleone. Domandarono pure, e furono esauditi, che il Marchese di Oristano non potesse distendere la sua giurisdizione nel Logudoro per compra di feudi, e che i forestieri fossero esclusi dall’Arcivescovado di Torres e dai benefizi minori.
Il Cossu dice invece, che gli ambasciatori Saba e Gambella furono inviati al Re perché Nicolò Doria rinnovava le sue pretese, approfittando dell’assenza di Alfonso che era occupato in Napoli. Saba e Gambella furono nominati dal Re Cavalieri della Stola d’oro e suoi Consiglieri, e un cittadino sassarese (Giovanni De Flor) fu nominato Governatore di Sassari. Il Gambella fu pure investito del feudo di Sorso e Sennori con dritto di disporne per testamento, cingerli di mura, e fortificarli.
Anche il Tola dice, che il Re accordò al Comune di Sassari lo jus gladii nelle regioni della Nurra.

• Commercio e cavalieri

Intorno a questo tempo Sassari esercitava un gran commercio ed aveva una marina mercantile. Gli Algheresi emulavano i Sassaresi.
A proposito di commercio mi piace qui notare un fatto da pochi forse avvertito. Come risulta dai documenti esistenti nei Regi Archivi, in quei tempi i Montagnano, i Gambella, i Marongio, Guantino Pilo, Stefano Fara, e la maggior parte dei nobili di Sassari, erano commercianti e tenevano bottega di merci. E lo stipendio che era loro dovuto dalla Regia Cassa, per impieghi e cariche pubbliche, veniva ragguagliato con esenzione dei dritti della Dogana. Dio sa quanti commercianti si saranno fatti nominare Cavalieri per non pagare la gabella!!
Questo privilegio però non durò a lungo. Trovasi un ordine del Re, in data dell’8 luglio del 1502, che reprime l’abuso invalso che i Generosi e Cavalieri di Sassari godessero franchigia di Dogana.
Sempre così! – i Re di Aragona concedevano oggi i privilegi per toglierli domani. I privilegi accordati a Sassari furono numerosissimi, ma i Re li facevano passare e ripassare sotto gli occhi dei sudditi minchioni – precisamente come usasi nei teatri secondari, in cui alle comparse si fa fare il giro della scena per rappresentare un’imponente marcia trionfale!
Resta ora vedersi, se il Re, togliendo ai Generosi il benefizio della gabella, avrà loro pagato dalle Regie Casse lo stipendio annesso al titolo! – Scommetto di no!

• Il sale (7 marzo)

Il Re ordinava che non si desse molestia all’Arcivescovo di Sassari, né al suo clero, quando vendevano il sale proveniente dalle saline da loro possedute.
Questo decreto ci fa sapere, che i Sassaresi non lasciavano tranquilli i preti, quando questi ponevano in vendita il prodotto delle loro proprietà.

• 1441. I Saraceni

I Saraceni portano la desolazione in Torres, che era già decaduta perché molti abitanti emigravano per paura delle vessazioni degli infedeli.
Il papa Eugenio IV conferma con sua bolla la traslazione della Cattedra e del Capitolo turritano. L’arcivescovo Pietro Spano erige il Palazzo Arcivescovile, e innalza la Chiesa di San Nicolò all’onore di Chiesa Arcivescovile.

• 1442. Titoli e feudi

I più distinti sassaresi corsero a Napoli dov’era il Re, e si fecero onore nella guerra. Il Re concesse, al solito, titoli e feudi a profusione. Ebbero onori Cristoforo Manno e suoi fratelli Elia e Bartolomeo, Guantino Pilo, Giacomo Manca, Pietro Cariga, Tomaso Marongiu, Giovanni Milia, ecc., ecc.

• 1444. Gelosie

I Municipi dell’Isola, gelosi del florido commercio di Sassari, ottengono dal Re la proibizione ai Sassaresi di introdurre merci in Alghero e Bosa, dove si comunicava direttamente coi forestieri.
Con privilegio del 20 giugno, spedito da Don Alfonso, da Capua, il Magistrato dei Consiglieri della città di Sassari godeva della giurisdizione civile e criminale, e in virtù del medesimo del titolo di Barone della Nurra. Così il Cossu.

• Altri privilegi (25 giugno)

Don Alfonso conferma in Napoli i capitoli di grazie accordate alla città di Sassari nel 26 gennaio dello stesso anno (1444); e ciò a petizione di Angelo Cano, Rainerio Puliga e Angelo Marongiu, i quali si asserirono ambasciatori e sindaci di Sassari. Intanto però Francesco Saba e Gonnario Gambella, si presentarono al Re, e dissero: che i suddetti non erano che buoni ed onesti cittadini, che i veri sindaci e ambasciatori della città erano loro, e quindi che il Re rinnovasse le concessioni, perché non potessero ritenersi false. Il Re di buon grado confermò la domanda, ed ordinò si rimborsasse loro di quanto avevano dato per occorrere alle strettezze dell’erario, cioè: 2.000 ducati all’Erario, e 100 ducati a S. M.

• 1447. Nuova ambasciata

Si ordina dal Re che una parte del donativo si impiegasse ad accrescere il presidio del Castello di Sassari; (non si aggiunsero che cinque soldati!!) Forse si temeva qualche novello assalto da Nicolò Doria che aveva continuato la guerra contro gli Aragonesi. Desiderandosi la fine delle ostilità, in vista delle case predate e dei guasti che si facevano nelle campagne, i Sassaresi inviarono al re Giovanni Milia per promettergli il loro aiuto contro i Doria. (Il Cossu dice, che il Milia portava al Re 6.000 fiorini per aiutarlo nella guerra contro i Fiorentini. Povera cassa sassarese!)
«Si fe’ giuocare – dice l’Angius – quando non volevano le violenze, la frode e il tradimento, e con questi mezzi si otteneva di superare le inespugnabili torri, e di sospingere il Doria fuor di questo angolo che solo eragli rimasto di un amplissimo dominio. Non è negli storici alcuna particolarità su questa occupazione; non pertanto può tenersi vero che essa fosse effetto di una perfidia, non frutto di un assalto, come vuol farci credere il Fara».
Fatto è che il dominio dei Doria cadeva, e con esso chiudevasi ogni via all’influenza dei Genovesi. Caduto in potere degli Aragonesi il Castello genovese, gli si fece prendere il nome di Castellaragonese.
E i cittadini di Sassari, per l’importanza del servizio prestato, anche in quest’affare ebbero i soliti, immancabili, privilegi!
Non vi era dubbio! – Sassari dava nello spagnuolo!

• 1448. Cause civili e criminali

Il re Don Alfonso, col 1 gennaio, esimeva i Sassaresi dalla giurisdizione del Viceré in tutte le cause civili e criminali, e prescriveva, che la cognizione di esse dovesse appartenere al governatore del Logudoro D. Giovanni Flores.
Dietro questa ordinanza il Municipio di Sassari eleggeva a suo procuratore Giovanni Oppia, affinchè presentasse al Viceré la suddetta carta regia, e ne riferisse la risposta. Il Viceré rispose che, quantunque la detta esenzione fosse stata ottenuta dietro false informazioni, e vi fossero altri ordini in proposito, pure… si affrettava ad ubbidire agli ordini del Sovrano.
I Consiglieri di quest’anno furono Montagnano, Gambella, Solinas, Virde e Marongiu, i quali si erano congregati nella chiesa di Santa Catterina nel 15 gennaio, a suono di tromba (sono tubae) insieme al Consiglio Maggiore, per la nomina del detto Procuratore.

• 1449. Sospensione

Il viceré De Montis (il primo scelto fra i togati!) trovandosi a Sassari nel 7 Marzo, sospendeva di carica il De Flors, e lo sottoponeva a sindacato.

• 1452. Parlamento

Si riuniscono a Cagliari i tre ordini della Nazione. Fra i gentiluomini sassaresi primeggiarono Francesco Saba, Antonio Gambella e Giacomo Manca, coi nipoti Antonio e Giacomo.

• 1455. Emulazione

Il Comune di Sassari invia un’altra volta al re Giovanni Milia. Nell’emulazione che era nei Sassaresi contro Cagliari, e nell’ambizione di superare in dignità gli altri Municipi del Regno, essi erano cupidi di regi favori, e domandavano continuamente immunità, franchigie e dritti; e il Governo concedeva tutto per conciliarsi quel popolo un po’ capriccioso e indomabile. Così l’Angius.

• 1456. Parlamento a Sassari

Pietro Besala convocò gli Stamenti, e destinò la città di Sassari per il luogo delle adunanze.
Egli fe’ conoscere, in una lettera diretta al Municipio di Alghero nel 14 marzo, questo divisamento; invitava lo stesso Municipio ad inviare il suo Procuratore nella chiesa di Santa Catterina di Sassari, al 15 di aprile prossimo venturo, dov’egli sarebbesi trovato durante la celebrazione delle Corti.
Di queste Corti tacciono le nostre Cronache; ma Pillito, che dà questa notizia ricavata dagli Archivi, riferisce risultargli di positivo che nei giorni 15, 16, 17, 21, 22 aprile, e in molti giorni del successivo maggio, il Besala trovavasi in Sassari.
Anche il Cossu, nel 1782, parla di queste Corti (notandole però erroneamente verso il 1443) ma da nessuno fu creduto. Il Pillito gli rende ragione dopo 80 anni!

• 1458. Morte del Re

Il re Don Alfonso muore; e perviene la notizia a Sassari il 28 luglio.