La lingua italiana sotto gli spagnoli

Aproposito di lingua italiana, devo dire che non mancano qua e là, nei libri del Comune del Secolo XV e XVI, delle lettere scritte in questa lingua. Queste lettere appartengono quasi tutte ai Guardiani dei Conventi ed ai commercianti. Ciò prova, che quasi tutti i frati ci vennero dall’Italia, e che il commercio genovese ha sempre avuto la supremazia nella nostra piazza.
Per chiudere con un po’ di amenità questi articoli, voglio far conoscere ai lettori come si scriveva la lingua italiana in Sassari nel 1414 e nel 1649.
II sassarese Gavino Marongio (Gaini de Marongio), in fine di alcuni commenti ad una raccolta di poesie di soggetto storico, da lui fatta (si trattava dunque di un letterato!) scriveva così, nel 1414:
« …Tute cheste cossi o iscritto yo secondo lo sentimento de li supra scritti soneti e canzoni de li diti poeti secomo presenti a tute cossi de le dite guerre, e aitre cossi che se feceno eciam secondo le storie e carte che videri potere chiaramente cho fato in la dita citate de Sassari… ecc. »
Questa lettera pare scritta in dialetto sassarese italianizzato; e siccome tutto è utile a questo mondo, anche gli spropositi, così questo scritto potrebbe servire per dimostrare all’Angius, che la lingua sassarese non è nata dopo la peste del 1477 e 1528 per i Corsi venuti a ripopolare la nostra città deserta, ma si parlava già nel 1414, come si parlava al tempo della repubblica, nel 1300.
Sentiamo ora un frate, (fra Dionisio de Ocieri, Guardiano dei cappuccini) che scrive ai consiglieri della Città:
« – Il Signor Giovani Francesco Garoffolo Poticario in questa illustrisima cita ce ha fatto la carità compitamene in provederci di midicine per li nostri infermi, sole la cita darli 25 lire di paga suplico alle ill. e magnif. Signorie VV. darli sodisfazioni che è finito l’ano a 15 di magio 1649 et cossi neli faccio la presente fede hogi a 15 magio 1649 il signori guarde le signorie VV. con lo aumento delli divini doni.
Ed ora al negoziante, direttore di una fonderia di Genova, che scrive ai Consiglieri di Sassari nel 22 Maggio 1649.
« Li mando col bregontino del patron Gio Agostino Favoletti il falcone di metallo fatto fare dal comand. di VV.SS. p. quale come vederano dall’alligato si è speso L. 653. 3… havero a caro che mi diano novi occasioni di servilli che sempre in tutto oservero li loro comandi con ogni prontella con che bacio a VV.SS. le mani »
E con ciò metto punto a questi articoli, dei quali si potrebbe dire con ragione, che hanno la Lingua troppo lunga!